Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Scritto da admin il 08/02/2010 in Uncategorized con Nessun commento


Abbandoniamo momentaneamente la mesta fase dell’inizio della fine della Simulmondo, per tornare invece al periodo d’oro, anzi, anche un po’ prima.
Ho ripescato in uno scatolone le vecchie agende e i quaderni sui quali appuntavo tutto: ho sotto gli occhi il dettaglio di ogni mia giornata simulmondiana. Beh, non tutto. Una parte. Mi è cascato l’occhio su una lista segnata nel giorno 14 marzo 1991. C’è una serie di nomi, tra i quali il mio, quello di Boka, che ancora non lavorava a Simulmondo, di Bulbo (al secolo Matteo Nonmiricordoilcognome, chiamato ‘Bulbo’ per via del bulbo -vedi capigliatura- mega che aveva in testa), del Mazzula (al secolo Davide Sandri, amico carissimo di Michele Sanguinetti), Erika, amica di Boka, Max Capelli (mio amico), il Tosco (amico di Max Capelli e mio).
Di fianco c’è una conta di ore e l’ammontare del costo orario. Era il compenso per il confezionamento delle scatole dei videogiochi Simulmondo!

Finito il master e avuti i floppy e le cassette duplicate, era una corsa per confezionare le scatole e mandarle al distributore, la CTO di Madrigali.
Era il 1991, gli anni ’80 appena finiti e l’età digitale era ben lontana. Ogni passaggio da un fornitore e l’altro era scandito da rituali ben più lenti rispetto alle consegne digitali che ci sono ora. Fax, telefonate, corrieri, pacchi, conferme d’ordine. Cose che ci sono anche ora ma che nella velocità del digitale hanno perso la loro sacralità (non che ne abbiano. Però a quei tempi a me dava quell’impressione).
Fatto il master, si faceva un bel pacco imbottito e si spediva con il corriere al duplicatore (ora si carica tutto su FTP). A volte si portava addirittura su a mano (io l’ho fatto 2 o 3 volte) a Milano, normalmente, e si passava la giornata a fare il master per la duplicazione assieme al tecnico. Ricordo quando andai dal nuovo duplicatore a Milano (dopo il guaio dell’F1 Manager per C64 duplicato con un buco magnetico al giro 28 del lato A) per fare il nuovo master. Il tecnico, mi pare si chiamasse Vincenzo, stava facendo prima che arrivassi il master per la duplicazione di cassette di canzoni per bambini. Poi toccava al nostro (e io ero lì apposta). Poi sarebbe toccato a cassette erotiche (!) tutto urli e sospiri. Un bel mix insomma. Ma sto divagando, come al solito.
Contemporaneamente, nell’azienda del fotolito, il grafico faceva la grafica del packaging, che si faceva componendo a pezzettini la pellicola che poi sarebbe servita per la stampa. Quindi se serviva un testo in un certo punto, a computer veniva stampato quel pezzettino di testo e montato (fisicamente) sulla pellicola del nero. E così per ogni pezzetto.
Dopo il fotolito era il momento dello stampatore.
Alla fine, insomma, c’erano da una parte le scatole smontate, fondi e coperchi, le cartoline di garanzia, i manuali. Dall’altra i floppy e le cassette duplicate. Serviva quindi confezionare il tutto!
Una volta che le scatole erano confezionate, si spedivano al distributore. La CTO di Zola Predosa.

Come dicevo, una volta che tutto era pronto per il confezionamento, bisognava correre. I costi di produzione erano già stati avviati e i tempi di pagamento di stampe e duplicazione (quindi il grosso dei costi dei fornitori) erano in scadenza a breve. Bisognava mandare al più presto la merce al distributore affinchè entrassero i ricavi necessari a bilanciare finanziariamente le spese sostenute.
Il confezionamento veniva svolto da Marastoni, che era questo signore corpulento, bolognese fino alla punta delle unghie, che aveva un magazzino e faceva confezionamenti nella zona industriale di Bologna, la zona Roveri, in via del Terrapieno, non lontano da via Scandellara, dove ogni estate c’era la meravigliosissimissima manifestazione Scandellara Rock, dove suonavano praticamente tutte le formazioni rock o quasi di Bologna. Durava quasi tre mesi e c’era ogni sera, e ogni sera due o tre band diverse suonavano. Bella gente, birra a costo onesto, un magnifico parco, uno spasso galattico. Ma vabbè, sto divagando di nuovo.
Marastoni aveva tre o quattro operaie che confezionavano a mano le scatole. Quando c’era da correre, bisognava dargli una mano. E così, mi capitava spesso, nei periodi di consegna, di organizzare sessioni straordinarie di confezionamento. Allorchè chiamavo amici, amici di amici, oltre che naturalmente chiamare me stesso. Un paio di volte parteciparono addirittura Francesco e sua moglie. Belle serate-nottate. Il lavoro era piuttosto monotono e decisamente facile, quindi si chiacchierava in continuazione, birrette a portata di mano, pausa caffè e paglia (che a Bologna vuol dire sigaretta) eccetera.

Beh, tornando alla lista che dicevo all’inizio, una sera eravamo un gruppo di 7 o 8 persone, pronti al confezionamento. Ci trovammo in zona Roveri verso le 21-21:30 circa, andammo al capannone. Chiuso! Le operaie non facevano la notte (come invece stavamo per fare noi) e Marastoni era chissà dove. E non c’era il telefono cellulare (non era ancora stato inventato…), e l’unico numero di telefono che avevo io era quello del magazzino dove dovevamo entrare. Come facciamo, come non facciamo, boh!
Matteo detto il Bulbo trovò la soluzione. Bulbo, che era (ed è. Se andate a pranzo all’Osteria dell’Orsa in via dell’Orsa in centro a Bologna lo beccate lì che gestisce la sala – buon posto dove fare una bella mangiata se siete dalle parti di Bulàgna) un tipo piuttosto imponente, chitarrista rock nell’anima e nei capelli (cioè nel bulbo di cui sopra) e soprattutto nato e cresciuto alla Pescarola, notò che la porta era chiusa da un lucchetto esterno.
Una nota: la Pescarola è una zona di Bologna che diciamo non rientra nei quartieri residenziali più altolocati. Diciamo inoltre che magari non è il posto migliore dove girare la sera con le tasche piene di soldi. Insomma è un quartiere un tantino periferico di Bologna, nel quale è inevitabile affrontare una certa vita di strada.
Quindi: Bulbo notò questo lucchetto, e disse ‘Uhmmm’. Guardò per terra, alla luce dell’accendino, in mezzo alla ghiaia, e trovò un pezzo di filo di ferro e una lamella di latta, quelle che rimanevano in mano quando si apriva una lattina di coca-cola.
Noi signorini eravamo perplessi, ci sembrava un’impresa impossibile. Ma figurati se riesci ad aprire il lucchetto!
Invece, infila il filo di ferro nella serratura, ben benino, sentendo i vari click click delle tacchette interne del lucchetto che si alzavano. Poi infila la lamella di latta nella serratura, di taglio, e gira. Et voilà! Ecco che si apre il lucchetto!
Insomma: Bulbo riuscì grandiosamente ad aprire la porta ed entrammo nel capannone. Accendemmo le luci e ci mettemmo a lavorare. Marastoni arrivò qualche ora dopo. Rimase un po’ allibito di trovarci già al lavoro, ovviamente. Specialmente dopo aver capito quanto affidabile fosse la sua serratura.
E la serata diventò nottata. Confezionammo 5200 pezzi, a 7500 lire all’ora.
Almeno così mi dicono i numeri di fianco alla lista sulla pagina dell’agenda.

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!