Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Scritto daIvan Venturi il 27/12/2011 in Giochi Colors con 5 Commenti


Eccovi un’altra avventura di Colors Arti Multimediali: NEFERTITI (1997). Un’altra avventura di Mr. Snooze, questa volta nell’antico Egitto. In tempo per farvi gustare meglio il nuovo anno…

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Scritto daIvan Venturi il 08/02/2011 in colors con 3 Commenti


E’ tantissimo tempo che non racconto della precedente esperienza di Colors. Se non erro mi sono fermato al 1994 circa, al primo Colors Party.

La festa era finita, l’entusiasmo era a mille, eravamo tutti carichissimi. Io, ventiquattrenne, ero zeppo di energie e determinazione. Obiettivo: la produzione di una serie di videogiochi da edicola: Neverworld (di cui ho già parlato).

La serie di videogiochi, solo PC, si doveva comporre di una prima serie di 12 numeri, ognuno basato su un tema. Nel tempo, prese corpo anche la rivista da allegare al videogioco. O il contrario. Il tutto come un unicum multimediale, tanti pezzi appartenenti a uno stesso mondo fiction, al quale lavoravamo in tante teste, come fosse un gioco di ruolo collettivo aziendale, dove ognuno stava dietro e creava ‘spessore’ al proprio personaggio, che interagiva con tutti gli altri, su vari piani temporali eccetera. Non mi soffermo oltre, dato che mi interessa di più raccontare come dirigemmo la faccenda.

Come dicevo, l’entusiasmo di tutti era tantissimo. Le energie pure (in quel periodo io lavoravo ancora 10-12 ore la settimana, 6 ore al giorno. Il resto del tempo lo passavo nei centri sociali e locali notturni. Ero all’apice). Anche il progetto, creativamente, era bello e interessante. Ma ‘qualcosa’ non andò bene. E’ di questo ‘qualcosa’ che voglio raccontarvi. Anzi, sono varie cose. Gli errori della prima parte della vita di Colors.

Basai tutto il lavoro aziendale su quest’unica idea di progetto. E fin qui può andare. Ma non avevo fatto bene i conti. Diciamo che quasi non li avevo fatti per niente. Avevo la convinzione, derivante dalla mia precedente esperienza professionale (Simulmondo), che bastasse lavorare tanto, con entusiasmo, facendo belle cose, per riuscire nell’impresa. Non è così.

Neverworld e poi Raven erano enormi, troppo costosi. Inoltre, avevo un contatto forte con un gruppo industriale interessato seriamente a produrlo, ma loro (sbagliando, in quel momento!) prendevano per buoni tutti i numeri che io fornivo: vendite presunte in edicola, costi di sviluppo, tempi, eccetera. Numeri sui quali io avevo sì ragionato, ma in maniera assolutamente insufficiente. Tipo un centesimo, un cinquecentesimo, del tempo che ho speso a fare i conti per Eymerich e a trovare (insieme ad Alessio di Imagimotion) decenti dati di mercato.

Cosa fosse il bilancio di un’azienda non lo sapevo neanche. Cioè sapevo cos’era, la sua definizione. Ma non lo ‘sentivo’ minimamente. Non avevo idea di come si dovesse bilanciare il rischio con la certezza, gli investimenti con le spese vive. Era solo una rottura di palle di cui voleva parlare il commercialista.

Comunque eravamo un gruppo fortissimo, ipercreativo. Chiunque ci venisse a trovare, non poteva non rimanere colpito dalla forza pazzesca che Colors emanava, con tutti i suoi murales colorati, tutti i tipi tipe e tipacci che lavoravano, le cose ultra che producevamo. La grafica 3D che facevamo alla grande in un momento in cui ancora faceva impressione a molti. Lavoro ‘conto terzi’, quindi, ce ne capitava. Anche uno grosso, con De Agostini.
Facemmo però l’errore di fare confusione, di gestire male il bilancio, appunto. Quindi le risorse che ricavavamo da un lavoro se ne andavano in grossa parte per il progetto Raven-Neverworld su cui investivamo moltissimo, togliendo però linfa vitale a quello che ci era stato commissionato. Che riuscimmo a fare comunque bene, ma al costo di non soddisfare a sufficienza (leggi: pochi soldi) chi ci lavorava. E’ un meccanismo strano, quando anche tu imprenditore ti paghi una miseria, e sei convinto che tutti abbiano il tuo spirito di martirio e di impegno. Scordandoti però che sei tu l’imprenditore, sei tu che hai e devi avere il maggiore entusiasmo. Per gli altri non è affatto scontato. Tutt’altro. Oppure può anche essere così. Ma mentre per l’imprenditore è un dovere mantenere questa abnegazione verso l’impresa, per un collaboratore non è affatto così. Ci può essere tutto l’entusiasmo che si vuole, ma dopo un po’ non può non rompersi le scatole.

Fatto sta, insomma, che la prima grossa fattura che emettemmo a De Agostini la anticipammo in banca, per pagarci i conti di (parte di) tutti gli investimenti di Neverworld (senza contare tutto il lavoro che tanti ragazzi facevano per pura gloria…).
Il pagamento ritardò. Succede le prime volte che si è fornitori di una grossa azienda. Succedono normali intoppi amministrativi.

Fatto sta che una bruttissima giornata andai di là da mio fratello, dall’altra parte dell’ufficio, per fare due chiacchiere, per smaltire quel senso d’ansia fortissimo come una morsa d’acciaio che da mesi mi attanagliava il duodeno (perchè uno lo sente che non sta andando nella direzione giusta, anche se non ha gli strumenti per capirlo!). ‘Come va?’ dissi a Mirko. E lui rispose ‘Di merda’.
‘Perchè?’
‘La banca ci ha bloccato il conto corrente, perchè la fattura è scaduta e siamo andati sotto. Di brutto’
‘….’ rimasi senza parole.

Da quel momento in poi passammo tutto il tempo a cercare di raggranellare soldi da farci prestare, che iniettammo nella società. Parenti, amici, a tutti chiedemmo soldi. E facemmo un’operazione di rifinanziamento della società.

La lezione ci servì, anche se nei mesi successivi la situazione da morsa allo stomaco non cambiò. Eravamo sempre sul filo del rasoio, la gente cominciava ad essere molto scontenta, noi pure, eravamo stressatissimi. Ma la colpa era nostra. Anzi, devo dire, soprattutto mia, che in pratica ero il direttore d’orchestra, il conduttore, l’anima pulsante di tutto. Ero io che avevo convinto tutti che potevamo farcela, che l’esperienza c’era e bla bla bla. A volte è molto pericoloso essere molto convincenti.

La situazione andò avanti per un bel pezzo, più o meno fino a metà ’96. L’obiettivo era la sopravvivenza. E piano piano, a forza di scornate, capivamo gli errori che avevamo fatto e che in parte continuavamo a fare.

Nell’estate del ’96 feci un weekend in tenda nel parco dell’AcquaCheta, posto fantastico (dove tra l’altro è vietato rimanere di notte – noi lo facemmo in via del tutto illegale – tant’è che ci beccò pure la Forestale e ci appioppò una bella multona – ma ciò non ci fece desistere e fingemmo di andare via ma in verità ci accampammo in un altro posto meraviglioso). Ricordo quel cielo pieno zeppo di stelle come non l’avevo mai visto. La Via Lattea chiaramente spennellata nel cosmo. Una cosa incredibile. Quella notte in qualche modo mi rimisi a posto con me stesso, sotto quell’oceano di meraviglia divina. Preso atto della mia incapacità fino a quel momento, calai la cresta e adeguai i miei obiettivi a quelle che erano le mie capacità, ben più limitate di quanto pensassi. Non ero assolutalemte un Bill Gates o un altro di quei geniacci amarricani.

E iniziò, fortunatamente, una nuova fase.

Ma i pericoli non erano finiti. Nè gli errori, più sottili e complessi, che avrei potuto commettere.

Saludos!

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Scritto daIvan Venturi il 14/07/2010 in colors, neverworld, sylvia con 4 Commenti


Riporto quanto mi scrive GianMarco Leone, riguardo il come far funzionare i vecchi videogiochi di Colors, vedi post precedenti “Neverworld” e “In vacanza con Sylvia”.

GianMarco è, oltre che un ottimo musicista, anche un ottimo risolutore di problemi! Allego testo della sua mail

“…avevo letto un po’ di tempo fa il tuo post riguardo “In vacanza con Sylvia”, e dal momento che hai scritto che c’era da trovare un modo di farlo funzionare a causa della lettura delle tracce audio ti scrivo per dirti che l’ho fatto funzionare con l’accoppiata “Daemon Tools” e “Dosbox”, entrambi programmi gratuiti.

In pratica con Daemon Tools carichi l’immagine del disco in un drive virtuale, quindi da Dosbox lo monti con l’accorgimento di specificare -t cdrom su linea di comando (che simula l’unità cd, anziché fare un normale mount).

Ovviamente c’è poi da installare il gioco e fare il setup, avendo l’accortezza di montare il disco virtuale sulla stessa unità dosbox così come indicato nel programma di Setup.”

Grazie GianMarco!

Saludos!

Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!