Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Scritto da Ivan Venturi il 31/03/2012 in Senza categoria con Nessun commento


John Holmes era noto per le sue dimensioni (aziendali)

Hai voglia a dire: le dimensioni non sono importanti. Chiedilo alla tua ragazza cosa ne pensa. Un minimo di larghezza ci deve essere, per riuscire a penetrare con efficacia laddove si spera con forza di infilarsi, e procurare e procurarsi un po’ di soddifazione.

Intendo naturalmente le dimensioni aziendali…

E’ bene, per potersi infilare nella propria nicchia di mercato che si è individuata, potersi dotare degli strumenti necessari, sia a livello tecnico/creativo (trasformando il proprio piccolo gioco in qualcosa che, grazie a quelle due o tre cose in più, assume un aspetto completamente diverso, più ‘professionale’, più di valore), sia commercialmente (per poter comunicare efficacemente – e qui si tratta di tempo speso di persone possibilmente qualificate), sia amministrativamente (perchè se i conti non funzionano, i pagamenti sono gestiti male eccetera, nessuno è contento – e sui soldi è facile litigare).

La quasi totalità delle aziende italiane di videogiochi sta sotto il mezzo milione di euro di fatturato. Molte stanno sotto il centinaio di migliaia di euro. Alcune sotto la decina di migliaia di euro.

Non fraintendetemi: piccolo è bello, e va benissimo (l’importante è che i conti tornino…).

Ma dovremmo avere tutti una volontà comune, seria e strutturata, di aggregazione. Operativa, non federativa/politica. Cioè mettersi insieme per fare un prodotto assieme.

Per alcune aziende il publishing è a portata di mano (alcune, come Double Jungle, sono di fatto publisher e -mia esperienza diretta- funzionano piuttosto bene); per altre gli strumenti di comunicazione e marketing (si veda per esempio Open Lab di Firenze – superesperti marketing e delle webapp). Per altri le capacità tecniche (uno a caso: Studio Evil!).

Fare un videogioco che si posizioni seriamente a livello di mercato è un affare costoso, dove è difficile investire meno di qualche centinaio di euro (e in questo caso parliamo comunque di un piccolo videogioco), con tutta la buona volontà del mondo, e dove quindi diventa importante non sbagliare, perchè sbagliare significa saltare per aria.

Se siete sullo stesso territorio, conoscetevi. Se capite di avere chimiche in comune con altri, ragionateci. Se conoscete gente brava e seria (un’altra azienda a caso: Just Funny Games di Imola) e individuate la possibilità di una collaborazione, di inventare e produrre qualcosa assieme, proponete.

Insomma: piccolo è bello, ma averlo più grosso (il prodotto) lo rende di maggior valore sul mercato!

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!