Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Scritto da Ivan Venturi il 02/05/2011 in Senza categoria con 1 Comment


La scorsa settimana sono stato, come capita ormai abbastanza spesso, tre giorni a Roma per lavoro. Giornate intense e caratterizzate da incontri e riunioni importanti, ma sopratutto da una piccola serie di eventi imprevisti: le capocciate.

Parto il martedì pomeriggio. Salgo con zaino 1 (per le 4 cose che normalmente mi porto in trasferta – fortunatamente da un developer nessuno si aspetta mai giacca e cravatta) e zaino 2 (contenente il pc portatile, l’ipad2, alimentatori vari, cd, chiavette, documenti eccetera eccetera) sul treno, percorro il corridoio della carrozza fino al mio posto, e isso lo zaino 1 sulla cappelliera, sì, insomma, sul pianale dove si infilano zaini e valigette varie. Tirando su lo zaino 2, coordino male i movimenti e lo zaino 2 entra in collisione -a velocità eccessiva dovuta a un’imprevista rotazione dell’oggetto- con la mia tempia destra. Sento distintamente lo spigolo del portatile abbattersi contro la parte anteriore della mia zucca. Capocciata. L’omino seduto davanti al mio posto mi guarda con un sorriso cortese (come per dire co*****e), io lo guardo con un sorriso ebete dissimulando il leggerissimo dolore lancinante che probabilmente da lì a poco si sarebbe trasformato in bernoccolo. E vabbè, capita.

Arrivo a Roma, prendo il taxi e vado in albergo, stavolta mi capita un bel 4 stelle vicino alla fermata della metro Marconi. Dopo le formalità, entro nella stanza, apro zaino 1 per tirare fuori camicia ultraspiegazzata sperando che l’appenderla alla gruccia risolva quell’intrico di geometrie magicamente apparse su di essa, e poi vado in bagno per darmi una rinfrescata. Il bagno è piccolo ma figo, con tutti i sanitari di design e le cosette varie per la toilette al posto giusto. In particolare il lavandino è un monoblocco di marmo, con il lavabo squadrato e gli spigoli vivi. Mi chino per gettare una cose nel bidoncino,e ZANG! capocciata n. 2 contro uno dei suddetti spigoli. Stavolta la faccenda è frontale, nel senso che sbatto la fronte sulla solidissima giunzione tra le geometrie laterali della mesh del lavandino. E vabbè (anche se però, penso, 2 capocciate cominciano a essere troppe).

Cena di lavoro, tutto bene, bella mangiata vicino a Piazza del Popolo. Torno in albergo e mi infilo in branda. Mi addormento tardi e dormo male. Troppi pensieri. Forse troppe capocciate.

La mattina dopo sono da Imagimotion per vedere varie cose per i progetti di scuola digitale. 4 fermate della metro ed eccomi al punto X dove Alessio di Imagimotion mi viene a recuperare in macchina alla solita ora, dopo aver portato la piccola Sara Falsetti all’asilo.
Nell’ufficio di Imagimotion, tiro fuori il portatile, l’alimentatore, mi abbasso per infilare la spina in una presa, e SQUOCH! terza capocciata! Stavolta contro un oggetto imprevisto linkato sotto una delle scrivanie, sotto la quale si trovava la presa. Eh no, eh, tre capocciate in meno di ventiquattr’ore sono troppe. Decisamente troppe.

A ora di pranzo (per gli altri, io salto perchè non faccio in tempo) prendo il taxi e mi trovo con Thalita di Aesvi vicino alla sede di Invitalia, dove incontriamo i tizi dei finanziamenti alle neoimprese di videogiochi. Passiamo lì un’ora e mezza buona, constato che la cosa è effettivamente seria (anche se a mio avviso è necessario un supporto di tutoraggio, o come diavolo lo vogliamo chiamare, da parte di altri sviluppatori, dato che certamente Invitalia non è in grado di suggerira -e neanche è loro compito- un modello economico adatto alla giovane neo/costituenda impresa di sviluppo videogiochi). Comunque interessantissimo e ottime prospettive per il futuro della nascente -si fa per dire- industria dello sviluppo di videogiochi italiana. Usciamo, Thalita mi offre un passaggio in taxi fino alla metro, mentre lei si sta dirigendo all’aeroporto. Sto per scendere, mi giro per salutarla, mi rigiro per uscire, e STRKROPROW! Quarta capocciata contro il tettuccio del taxi (o meglio contro il bordo del tettuccio, lì dove l’elemento rotante della portiera va ad accostarsi alla chiusura della suddetta). Questa quarta capocciata è abbastanza dolorosa e si avvicina di qualche millimetro alla capocciata n. 2. Sta a vedere che ci scappa il bernoccolo in fronte.

Vado da Milonga, i miei soci romani coi quali realizzo i prodotti di scolastica digitale, riunione, installazione di demo e test. Collego l’alimentatore del mio portatile a una presa, ben attento a non scapocciare contro la scrivania sopra di essa. Ce la faccio. Poi è il momento di infilare la chiavetta USB nel PC collegato alla lavagna interattiva multimediale. Nessuna presa USB libera sul davanti. Guardo dietro. Ma mi distraggo. E infliggo una penosa collisione alla parte superiore destra della mia calotta cranica, piuttosto dolorosa perchè generata dal cozzare contro quelle travette d’acciaio che stanno sotto il piano delle scrivanie. CAPOCCIATA DELLA MADONNA. Un gemito sommesso ma intenso esce dalla mia ugola. Quinta -quinta!!!!- capocciata.
Nel frattempo viene il diluvio universale. Io sono stanco morto, mi faccio chiamare un taxi che arriva in pochi minuti, mi lancio dentro l’abitacolo per subire meno umidificazione forzata possibile dovuta all’imprevisto evento meteorologico (mi bagno di brutto nonostante abbia fatto solo 3 metri sotto la pioggia) e vado in albergo.

In albergo, sono le 17:00, ho tempo per svenire in branda, dato che la cena con l’incontro supermegaimportante è alle 21. Effettivamente, svengo in branda. Mi sveglio alle 19:45 e 32 secondi, doccia turbo, nessuna capocciata, prendo taxi e vado alla cena. Tutto benissimo. Torno in albergo poco prima di mezzanotte. Mi guardo un paio di puntate di Spartacus, le ultime della serie, mi addormento contento deliziato dai massacri e dalle vendette dell’ultima puntata, che si intitola ‘Kill’em all’. In questa puntata lo spettatore si leva emotivamente 9 sassolini dalla scarpa su 10. Un massacro!
E nessuna capocciata.

La mattina, colazione sontuosa mista tra breakfast inglese e colazione italiana (avevo molta fame: ho fatto una colazione italiana standard E una colazione all’inglese standard, con il bacon fritto, stramaialata!). Nessuna capocciata. Il sole splende su Roma, il cielo blu e terso è pieno di voglia di fare.

Torno dai miei soci romani, sbrigo varie faccende di produzione esecutiva. Tutto bene. Ah, dimenticavo. In questi tre giorni il mio naso è otturato quanto l’A14 durante l’ultimo finesettimana d’agosto, l’orecchio sinistro è tappato quanto la valvola di uno pneumatico, la mia gola è rossa quanto le pendici laviche dell’Etna. Una schifezza d’uomo, praticamente.
Però questa mattina sto un po’ meglio, sarà anche per il fatto che le cose importanti e delicate sono già superate.

A ora di pranzo prendo il taxi e vado verso la stazione Termini. Il cellulare si è scaricato la mattina poco prima di uscire dall’albergo, e nel tripudio di alimentatori e attrezzature elettroniche che mi sono portato dietro, non ho portato il caricabatteria del cellulo. Così mi prendo il giornale e mi godo mezz’ora di attesa senza possibilità di lavorare in alcun modo. Mi allieto leggendo le nefandezze e le catastrofi della nostra povera democrazia.

Prendo il treno per il ritorno, di fianco a me c’è un tizio enorme (ENORME) che anche senza volerlo invade tutto lo spazio ridottissimo sopra il bracciolo. Inoltre, sono su un FrecciArgento, dove i posti sono strapiccoli, e il mio ha il coso che simula le poltroncine degli aerei -cioè la levetta che bascula in avanti la poltrona, per ‘dormire’ meglio- scassato. Quindi devo starmene stravaccato in avanti in uno spazio ridottissimo, col ginocchio sinistro piantato contro il portacenere, povera la mia rotula e poverissime le mie cartilagini. Ma sono stracchissimo, quindi va bene così. Le 3 ore di viaggio da Roma a Bologna passano in benevola sonnolenza.

Finalmente arrivo a BO. Prendo il motorino, arrivo finalmentissimo a casa, dove la mia meravigliosa famiglia mi attende, in tempo per la cena. Ceno stanco ma felice. Dopo cena, mia moglie mette i pigiamini ai bambini, mentre io sistemo la cucina. E in questo momento, non mi ricordo neanche come, giuro, ma KAPROWKOMBOMMM!!! dò la sesta capocciata della trasferta, anche se tecnicamente la trasferta è già finita (ma la sera del ritorno è il momento più bello della trasferta, quindi per me è sempre da considerare come trasferta).

Quindi 6 dico 6 dico SEI capocciate in meno di tre giorni. Se mi passo la testa sulle dita sento ancora il bernoccolo in alto a SX (travetta d’acciaio sotto scrivania). Non mi era mai successo di dare tante craniate in così poco tempo.

Forse è un segno del destino. Lo so, sono un tipo testardo per alcuni versi. Per molte cose, per farmele digerire, ci devo sbattere la testa. Però qui mi hanno preso in parola.

Saludos!

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One Response to La trasferta delle capocciate

  1. Giovanni Colì

    02/05/2011 - 22:58
    1

    Ammazza…
    Sarà che nel frattempo ti è cresciuto il cranio?
    Trovo alquanto singolare la enorme mole di capocciate che hai inflitto alla tua povera calotta.

    P.S.: Prima o poi mi devi parlar meglio di questo “supporto” di Invitalia per le giovani (anche embrionali?) aziende.

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!