Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Mi è capitato tante, tantissime volte di partecipare alle più svariate occasioni di incontro nell’ambito del settore di sviluppo/industria dei videogiochi: conferenze, presentazioni, fiere, incontri di categoria eccetera. Tutte ottime occasioni per stabilire connessioni, incontrare persone, vedersi aprire opportunità professionali. Però non è sempre così facile. A mio avviso, per chi è ‘piccolo’ come siamo tutti noi (maggior parte degli) sviluppatori di videogiochi, e per piccolo intendo dallo sviluppatore indie ad aziende come le nostre, che hanno un fatturato di alcune centinaia di migliaia di euro, diciamo in media dai duecentomila ai cinquecentomila euro all’anno, le occasioni ‘vere’ per incontrarsi mancano.

Una fiera di informatica tipo SMAU non va bene: contesto troppo ampio, troppo ‘grosso’, troppo troppo. A me è capitato non so quante volte, ai tempi di Colors, di presentarmi con il portatile, un portfolio cartaceo (ai tempi si faceva anche così), biglietti da visita, e chiedere di incontrare il pezzo più grosso disponibile, previo appuntamento oppure presentandosi e basta. A volte ha funzionato, ma la difficoltà è che sempre da una parte c’è nient’altro che qualcuno che vorrebbe a tutti i costi vendere, dall’altra qualcuno che potrebbe comprare, forse, con il massimo della forza contrattuale.

Una situazione tipo IVDC comporta anch’essa qualche difficoltà: relatori interessanti, pubblico. Però è difficile conoscere altre persone potenzialmente interessanti per collaborare, come fornitori o come acquirenti o solo come parti di un qualcosa che si possa creare, mentre qualcun altro parla e si passa tutto il tempo seduti in una poltrona rivolti in avanti verso l’oratore corrente.

Una situazione tipo GAMECON idem è complicata: tavoli con giochi da tavolo, stand per vendita di giochi e videogiochi, stand dove giocare in rete. Difficilmente si troveranno sviluppatori o piccoli imprenditori, a meno che non si sappia precisamente chi o cosa si sta cercando.

Eccetera. Beninteso: tutto quanto sopra va benissimo e ha una funzione specifica. Che però non è quella di conoscere chi sviluppa, di creare connessioni.

Alla luce della Simulmondo Reunion di un anno fa, dove varie di queste connessioni nacquero (senza neanche averlo preventivato), penso che tra le tante cose (prima fra tutte una bella festa GEEEEEEEEK) valga la pena di riflettere sul ‘mood’ dello Svilupparty: il potenziale ‘professionale’ che può avere.

Svilupparty non sarà mai un posto dove si fanno presentazioni ufficiali, dove si fa pubblicità a prodotti, eccetera. Di queste cose ce ne sono in abbondanza. Svilupparty è semplicemente una festa, dove tutti noi, con un interesse comune, cioè lo sviluppo di videogiochi in tutte le sue forme, ci si possa incontrare. DIVERTENDOSI ALLA GRANDE, senza ‘GRANDI’ e ‘piccoli’. Senza serietà.
Essere tutti lì, come individui accomunati dalla stessa passione e la stessa tensione a costruire qualcosa su di essa, sia chi ha già un’azienda, sia chi non ce l’ha, sia chi già lavora a livello professionale, sia chi è appassionato e basta, sia chi non è appassionato ma vorrebbe appassionarsi. Senza necessità di proteggere informazioni, di aver paura di ammettere che si lavora con compensi da fame, oppure che nel 2010 alla faccia della crisi si è riusciti a fare un bel po’ di soldini, senza sbandierare la collaborazione prestigiosa con Questo o con Quello, in totale trasparenza, senza necessità di dimostrare niente a nessuno, con la modestia e l’umiltà che vengono naturali quando si pensa solamente a divertirsi. Solo una festa. In modo che Tizio, sviluppatore indie proveniente dalla città di X, possa conoscere cazzeggiando Caio, piccolissimo imprenditore della città di Y. Conoscersi dal vero, vedersi in faccia. Con la possibilità di capire se ci si sta simpatici oppure no. Senza la rete di mezzo, senza social network, senza schermi di nessun tipo.

Questo ‘mood’ è la cosa che, personalmente, è alla base di tutte le collaborazioni che ho. A me piace un sacco cazzeggiare, scherzare. Non è che mi piace e basta, è quasi una necessità. Sono fatto così. E me ne strafotto se un colletto bianco in giacca e cravatta con in tasca cento volte i soldi che ho io mi considera pazzo. Chissenefrega. La vita è troppo breve per non spassarsela più possibile in ogni occasione. Lo sa chi lavora con me. Fermo restando, ovviamente, che c’è un tempo per cazzeggiare e un tempo per essere seri. Ma questo è ovvio.

Insomma, considerando che allo Svilupparty ci saranno tante microaziende, tanti sviluppatori, tanto di tanto, credo che basti solamente avere il giusto ‘mood’ perchè qualcosa salti fuori. Qualsiasi cosa di interessante saltasse fuori, tra chiunque, sarà una soddisfazione, per me e per tutti noi che ci stiamo dando da fare per organizzarlo (poco, in realtà, dato che non c’è poi così tanto da organizzare…), come se fosse nata una ‘connessione’ professionale, un’occasione, un buon contatto, a noi.

W LO SVILUPPARTY E I VIDEOGIOCHI ITALIANI PORCOGIUDA!!!!!

Saludos!

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2 Responses to SVILUPPARTY MOOD

  1. Giovanni AKA Carnefrisca

    17/01/2011 - 10:29
    1

    Ed hai ragione, porcoBBoia!
    Ti faccio una confessione, che resti fra no :D , mi sono stancato di lavorare nel IT.
    Software tristi, senza anima e che oltretutto mi danno un peso enorme sulla coscienza…
    Visto che lavoro/ho lavorato su algoritmi che calcolano anche quanti dipendenti servono per una determinata produzione, con tutti le conseguenze che puoi conoscere.
    Onestamente, sono arrivato al punto di guadagnare anche molto meno di quello che prendo oggi. Ma almeno dedicarmi a progetti più creativi, stimolanti,divertenti…

    Vabbè…ho divagato troppo…
    Ci si vede allo svilupparty, ho già prenotato il volo per Bulàgna! ;)

  2. Ivan Venturi

    27/01/2011 - 11:05
    2

    Ciao Carnefriska, scusa il ritardo nella risposta!
    Mi rendo conto… io penso schianterei a lavorare nell’informatica pura.
    Ma se quello che descrivi è un lavoro fisso, visto il momento crisiologico, lo terrei comunque piuttosto ben stretto. Trovando il modo, però, di infilare nel tempo libero o ritagliato ‘di forza’ anche progetti bello e divertenti.
    O magari no… magari sei ricco di famiglia, o non hai spese fisse, o altro, e ti puoi permettere di non aver entrate fisse!
    Poi quando ci si vede allo svilupparty ci racconti. Se hai cose strafiche da far vedere, portati assolutamente il portatile.

    E’ un momento in cui si stanno muovendo tante cose, quindi vai a sapere!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!