Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Giovedì 5 aprile. Sappiamo che presto arriverà lui. La lezione procede normalmente, ma siamo tutti in attesa. Sguardi eccitati corrono per la sala, risatine nervose, raccomandazioni.

E poi, all’improvviso, la porta si apre: eccolo, è lui. Carlo Lucarelli, il Big Boss di Bottega Finzioni, con tanto di seguito di collaboratori. Ed è pronto per seguire la presentazione del Gioco della Legalità *.

Paura, eh?

 

Tocca a me per primo. E si dà il via allo show: la prima parte della presentazione verte sul potenziale educativo dei videogiochi in generale, quindi sugli educational e i serious (pardon: special!) games, e infine la cosa più importante: cosa si potrà fare nel Gioco della Legalità? E perché (speriamo) sarà un successo?

 

È il turno di Pietro. Dopo una panoramica sui social browser games, sulle loro caratteristiche e sui meccanismi di monetizzazione, la nostra entità malefica preferita ci illustra nuovi scenari possibili, dove la condivisione del gioco con i propri contatti Facebook non sarà solo noioso spam, ma una condivisione reale, sentita, con motivazioni più profonde della semplice ricerca di virtual goods.

 

È compito di Fabiana, dunque, illustrare come sarà possibile trasformare dei personaggi reali della scena criminale e legale in avatar, utilizzandoli come archetipi grazie ai quali popolare il mondo del Gioco della Legalità; Fabiana mostra anche dei possibili pattern d’azione all’interno del gioco, all’interno dei quali ogni scelta porta ad una serie di altri bivi decisionali.

 

Infine, Gianni racconta i retroscena di uno dei possibili scenari che verranno presentati nel Gioco della Legalità, ossia: come funziona un bando di appalto? E cosa può succedere, se qualcuno prova a vincerlo corrompendo, minacciando e delinquendo?

 

Poi Ivan dà il coup de grâce, con una panoramica degli aspetti produttivi del gioco. Dal budget previsto alla to do list, Ivan mostra un business plan complesso e stratificato, ricco di dettagli sulle possibili future evoluzioni del gioco, sugli agganci papabili con associazioni e enti, sul futuro futuribile, insomma, di questo progetto.

 

Al termine di tutto, guardo Lucarelli. Durante l’esposizione il suo volto era rimasto impassibile, ma la sua mano prendeva appunti. Non sapevamo cosa aspettarci: che reazione avrebbe avuto? Entusiasta? Tiepida? O semplicemente nulla? Dopotutto avevamo di fronte non solo un esperto conoscitore del mondo della criminalità, ma anche un patito dei videogiochi strategici: non esattamente un “bersaglio” facile…

 

Per fortuna, si è trattato della prima opzione. Lucarelli ha preso la parola, provando a fare ordine nei suoi pensieri – per sua stessa ammissione sparsi. Nell’ora successiva sono state dette molte cose, tra le quali mi preme citare qualche frase chiave di Lucarelli (non alla lettera, ma il succo è quello).

 

“La criminalità genera bruttezza, insanità. E il criminale che inquina, che riempie il territorio di ecomostri, quel territorio che non abbandona mai, si ritrova presto a non poter più mangiare i frutti della sua stessa terra, perché sa di averci seppellito delle scorie nucleari”.

 

“Perché un ragazzo si convince a diventare camorrista? Perché ha in mente l’immaginario di Scarface, e perché la prospettiva di un arresto o della morte è vaga, poco sentita. Il messaggio deve essere un altro. Il messaggio deve essere che il boss camorrista finisce i suoi giorni in un bunker sotto terra. Che poi è vero. È lì che li trovano tutti: nascosti in pochi metri quadri, nel cemento armato che loro stessi hanno costruito. Anche se magari hanno ville sparse nel mondo. Dicono che comandare è meglio che fottere… ma a che prezzo?”.

 

Casal di Principe, Caserta: nascondiglio di Antonio Iovine

 

“E perché, invece, pochi seguono la via della legalità? Perché pochi denunciano? Perché muoiono. Alla fine è questa la verità. Non possiamo ignorare questo aspetto. C’è chi muore diventando un martire, come Falcone e Borsellino, ma c’è anche chi muore per aver non aver pagato il pizzo, e dopo un servizio al TG viene dimenticato. E se nessuno vuole morire, tantomeno nessuno vuole morire per essere poi dimenticato. Ma la verità è che il commerciante che non paga il pizzo, il funzionario che non si fa corrompere, il cittadino che non si piega al crimine, tutte queste persone, sono eroi, “eroi quotidiani”, “eroi normali”. Ed è anche questo il tipo di eroe che vogliamo celebrare. Il soldato semplice”.

 

“Sì, perché in questa situazione siamo tutti soldati. Questa è una guerra”.

 

E nell’attesa di poter scendere in campo a giocare la nostra parte, ecco qualche screenshot (ovviamente provvisorio e a puro scopo illustrativo) di come si presenteranno gli ambienti di gioco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

* Titolo provvisorio

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!