Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Detto quanto sopra (post precedente), visto il desolante quadro, come fare?

Ci sono varie soluzioni possibili. Non facili, ma possibili. Ovviamente, tanto più sono facili, tanto più è ridotta la ‘grandezza’ dell’obiettivo che si può sperare di raggiungere.

PICCOLA DITTA INDIVIDUALE
Una via può essere quella di mettersi in proprio nel modo più ‘leggero’ possibile, cioè come libero professionista. Partita Iva e via, insomma.
I pro sono:
- bassissimo rischio imprenditoriale
- bassi costi amministrativi
- semplicità di gestione

I contro sono:
- bisogna pensare progetti da sviluppare prevalentemente da soli, e bisogna quindi possedere le necessarie capacità tecniche
- essendo da soli o quasi (anche come liberi professionisti si possono avere collaboratori), il monte di ore uomo che si potrà dedicare a una produzione sarà limitato. Quindi anche l’investimento in tecnologia utilizzabile eccetera. Impossibile quindi realizzare un videogioco adatto al mercato internazionale. Forse passabile per quello nazionale, ma solo se l’idea alla base è davvero geniale! Tale prodotto si dovrà confrontare sugli scaffali con una marea, migliaia di giochi, che costeranno pochissimo e saranno comunque di una qualità tecnica ben superiore.

Quest’ultimo punto porta alla seguente considerazione:
–> pensare dei videogiochi che si possano rivolgere al proprio mercato locale, mantenendo obiettivi di produzione ridotti e realistici. Per esempio (cito cose che a me, quando ero libero professionista, è capitato di fare):
- videogiochi flash per agenzie pubblicitarie (adver-games)
- videogiochi (2D, 3d-real time, per PC o meglio realizzati in Director/Shockwave) basati su un’idea originale da vendere a un editore minore, come allegato a una rivista la cui uscita in edicola è già prevista
- videogiochi/multimedia ad utilizzo della pubblica amministrazione per campagne di comunicazione di qualche tipo
- videogiochi di varia tecnologia, dimensioni e contenuti per ambiti aziendali di vario tipo (BusinnessToBusinness, per esempio per l’E-Learning; per touch screen che la tale azienda vuole mettere nei propri stand in fiera).

Cose del genere, io e i miei colleghi (Imagimotion, Ricky e Artematica ecc) ne abbiamo fatte a bizzeffe. Io lo chiamo ‘Conto terzi’

Può capitare anche di realizzare un bel gioco originale, per quanto piccolo, che susciti entusiasmo (cosa rara) in un publisher/distributore, e che questi decida di produrlo. E’ il caso di Basket Manager (il titolo mi sembra così), realizzato da un’azienda (anzi: un singolo ragazzo -peraltro studente- con alcuni collaboratori) in provincia di Bologna (Castiglione dei Pepoli) pubblicato a suo tempo (direi 2000-2001) da CiDiVerte con risultati più che soddisfacenti. Ne furono vendute quasi 5000 copie, mi disse la responsabile di Cidiverte (almeno così ricordano i miei neuroni sgangherati).
Questa può essere un’ottima via per entrare nel mercato vero e proprio dei videogiochi e consente di accedervi in modo più graduale.

In caso si scelga di essere liberi professionisti, si cerca di avere costi più bassi possibile: crearsi l’ufficio in casa, usando la partita IVA per creare utente apposite per il lavoro e per fare tutti gli acquisti, in modo da poterne scaricare i costi.

In questa situazione si deve senz’altro imparare a ‘vendersi’, a relazionarsi cone le persone e le forme mentis più diverse, e a stare molto coi piedi per terra, dovendosi confrontare perlopiù con la realtà locale. E muoversi moltissimo su internet, costruendo senz’altro un sito degno del prodotto che si offre.
E non commettere ingenuità amministrative. Per esempio scordarsi di fare l’F24 con il quale pagare l’IVA, emettere una fattura non corretta eccetera! Una minima (come minimo) conoscenza di amministrazione e ragioneria è necessaria: chi dice ‘ah, io di queste cose non ci capisco niente!” e ‘rifiuta’ di imparare, non potrà mai fare impresa, neanche piccola.
Nei videogiochi, fare i conti correttamente, come in QUALSIASI attività, è basilare!
Chi non li sa fare o li fa male, è destinato inevitabilmente a soccombere. E non è una mia opinione. E’ così.

Milestone naque praticamente a fine anni ’90 da una ditta individuale che si chiamava Graffiti, intestata ad Antonio Farina, appena uscito dalla Idea.

Nella mia carriera ho avuto, come libero professionista, ben 3 partite IVA diverse, anche se ho lavorato effettivamente come autonomo e consulente esterno di più aziende solo con una di esse. Nel periodo dal ’99 al 2002 ho lavorato come libero professionista. Lo ricordo come un periodo straordinario. Avevo dedicato uno spazio in casa mia (convivevo ormai da un po’) al lavoro, con due PC, portatile per le presentazioni, scanner, stampante, fax, linea dedicata, ADSL (appena disponibile me la feci subito). Massima comodità! Fuori pioveva? io ero in casa che mi facevo un caffè e lavoravo tutto tranquillo.
Ovviamente, venendo dall’esperienza di Simulmondo e della successiva Colors, avevo una rete di collaboratori vasta e una fitta lista di contatti, quindi mi andò piuttosto bene (erano anche gli anni della net-economy, nonchè mi occupai di un grosso e importante progetto per quasi due anni).
A un certo punto, nel 2002, ho dovuto fare un passo successivo, aprendo uno studio associato con altri due miei collaboratori, per adeguare il ‘prodotto’ che offrivo alla nuova situazione. Era esplosa la bolla della net-economy, metà dei miei vecchi clienti era saltata, e quello che era un cliente quasi secondario diventò quello principale, e su quello investimmo tempo e risorse.
Uno dei miei soci di allora è mio attuale socio in Koala Games, a dimostrazione della ulteriore gradualità del processo.

Prossimo post: FORMARE UN GRUPPO

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!