Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Scritto da Ivan Venturi il 14/02/2011 in fare videogiochi con 19 Commenti


Mi ricollego a un’altra tematica introdotta da Paolo di MolleIndustria nella sua videocartolina, ovvero il fatto che molti programmatori tostissimi se ne sono fuggiti dalle tostissime software house (americane, insomma quelle ‘grosse’) nelle quali lavoravano: EA, Blizzard, UBI ecc.

Un paio d’anni fa, qualcuno lo ricorderà, specialmente se leggeva GameDev o altre riviste videoludiche americane, la protesta degli sviluppatori di videogiochi, quasi un moto sindacale per difendere i diritti degli sviluppatori di videogiochi dipendenti delle software house, a una maggiore qualità di vita e del lavoro.

In America nelle SW, secondo quanto si può evincere da quello e da altri fatti, è la norma lavorare 12 ore al giorno, cioè la classica modalità ‘martirio’, che personalmente ho ben conosciuto durante gli anni di Simulmondo e di Colors. Nei primi anni ’90 io lavoravo SEMPRE: 14-16 ore al giorno, dormivo poco, lavoravo tutti i giorni, non staccavo mai. Non vi dico il livello di ansia e di stress che avevo addosso. Era una costante. Ecco: quell’ansia costante, quella paura (non timore, proprio paura) di non farcela, non vanno bene. Sono insane. Se lavorate per qualcuno che vi vuole convincere che invece è quello il ‘mood’ giusto, non credetegli. Sarà il ‘mood’ giusto per lui che usa il vostro lavoro, non certo per voi.

Io adesso, pur pensando praticamente in background in continuazione al mio lavoro (che è anche la mia passione), lavoro 8-9 ore al giorno, riesco a arrivare a casa a un’ora decente, riuscendo a godermi la mia famiglia, in particolare i figli che ora sono piccoli e basta perdersi un attimo che te li trovi già diversi. Riesco a stare con mia moglie, senza la compagnia della quale praticamente andrei alla deriva. Riesco a cenare in totale serenità, e la sera (ho abituato i bimbi ad andare a letto presto) a rilassarmi. Alla mattina mi piace alzarmi presto (anche perchè ci sono asili e scuole materne che aspettano) e avere il tempo di venire al lavoro con calma (quando è bel tempo in bici, oppure a piedi, a volte ci metto quasi un’ora!) e di farmi il caffè nel mio bar preferito sotto Palazzo Re Enzo. E arrivo a Koala che non vedo l’ora di cominciare a lavorare. Per me andare e tornare dal lavoro è un viaggio, non un semplice spostamento. Un’attività RALLENTANTE, che cerco di godermi a fondo.

Ecco, questo post è per dire questo: lavorare in quel modo può andar bene, ma solo per un po’. Poi basta, non ne vale la pena. Fare videogiochi è bellissimo, ma se questo vuol dire spaccarsi la salute, abbandonare relax e sonno, crearsi problemi psichici, allora non ne vale la pena!

Invece, creandosi il proprio ritmo, la propria giusta modalità, in modo da renderla perfettamente sostenibile per se stessi, è tutt’altra cosa: per quanto mi riguarda il lavoro più bello del mondo.

Gli anni ’80 e ’90 sono passati. Il mondo è cambiato.  Se la normalità vuol dire lavorare 12 ore al giorno 7 giorni la settimana, c’è qualcosa che non va. Cercate un altro lavoro da fare. Oppure fate videogiochi ma facendo in modo che questo assomigli a un lavoro normale.

QUI e ORA sta nascenda l’industria italiana dei videogiochi, che per forza di cose non potrà mai fare i numeri che vengono fatti da altri paesi (che hanno anche altri mercati). Però potrà essere un’industria più umana e basata su una qualità della vita, del lavoro, delle relazioni.

La vita è breve: facciamo videogiochi in modo da godercela ancora di più!

Saludos!

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19 Responses to IL BUON LAVORO

  1. Giovanni C. AKA Carnefrisca

    14/02/2011 - 10:18
    1

    Beato te che hai raggiunto il tuo equilibrio professionale…
    Io ancora sono tremendamente tribolato.
    Solo che a me la questione non è tanto un fatto di logoramento e stress. Più che altro di insoddisfazione, quello su cui lavoro non mi genera alcun tipo di piacere…
    Anzi, sotto certi aspetti, mi da una sorta di fastidio, specie conoscendo alcuni fini con cui viene (o è stato) adoperato il risultato del mio operato.
    Ovviamente, oltre questo, quello che mi pesa ulteriormente è praticamente quella operazione persuasiva che mi viene spesso fatta di lasciar perdere quella mia indole “creativa” (purtroppo le virgolette non sono io a metterle)…

    Quindi, io quando torno a casa, mi preparo qualcosa da mangiare e mi ributto davvero famelico sul pc a fare palline che ruotano in DirectX, ad rendere più interessante un clone di Arkanoid ;) , a scarabocchiare disegni di ogni tipo sulla mia moleskine, a registrare artigianalmente suoni dalla mia vecchia EKO, a fare pupazzetti di argilla…e non so più nemmeno io quanta altra roba…

    E questo fino alle 3 di notte, ora in cui vado a letto…
    Ovviamente, spesso durante i weekend torno a Lecce dai miei, e spesso continuo con le mie idee… destando non poca preoccupazione da parte di mio padre…

    Però, è più forte di me…Ho bisogno di sfogarmi (almeno finchè reggo io e la mia, putroppo geograficamente lontana, ragazza)

  2. Ivan Venturi

    14/02/2011 - 10:32
    2

    Questione complicata… io mi rendo conto della fortuna che ho, ma ti assicuro che mi sono sudato fino all’ultimo minuto della giornata che ora mi concedo.
    Quando ci vedremo allo Svilupparty, poi avremo modo di chiacchierare di più e de visu.
    Anzi, se ne hai voglia, sarebbe interessante chiacchierarne tutti. Perchè tu, come tanti, hai BISOGNO di fare videogiochi, e in qualche modo, come tanti, vorresti capire cosa significherebbe trasformare questa passione in lavoro.
    Hai voglia di raccontare i cavoli tuoi a tutti durante lo Svilupparty? Se preferisci di no ti capisco perfettamente…
    Se però dici di sì, penso sarebbe interessantissimo. Per molti.

    Saludos!

  3. Giovanni C. AKA Carnefrisca

    14/02/2011 - 10:39
    3

    Volentieri…
    Premetto che non preparò nessun discorso, parlerò “a braccio”…
    Quindi, nel caso, interrompimi…altrimenti parto a 1000!

    Diciamo, qualcosa tipo “Svluppatori Anonimi…”

  4. Ivan Venturi

    14/02/2011 - 10:58
    4

    Ottimo!

    Ma no, niente ‘sviluppatori anonimi’: parleremo in maniera attiva e propositiva!
    Mi raccomando, sistema al massimo l’Arkanoid, preparalo per proiettarlo (che lo facciamo vedere mentre parliamo). E se riesci, inventati un marchietto per CarneFriska e schiaffalo nel gioco.

    Tanto chiacchiereremo dai 10 minuti ai 20, poi dipende chi ci sarà in quel momento seduto lì davanti: potrebbero essere 10 o 100, oppure potremmo essere solo io e te (se magari tutti stanno facendo altro)!

    ziao!

  5. Giovanni C. AKA Carnefrisca

    14/02/2011 - 11:04
    5

    Tranquillo….
    io con me porterò almeno altre 2 persone, che mi seguono in questi miei deliri ludici :)

  6. Robert Grechi

    14/02/2011 - 23:43
    6

    Ragazzi come invidio le persone come voi che sanno fare videogiochi…. :) )
    Io vorrei tanto farli, di idee ne avrei molte ma non ho gli strumenti (le capacità) per metterle in pratica (non so programmare se non in HTML con il quale ci fai poco e nulla).
    Suono da circa 27 anni (ho iniziato a 6 anni) ma non avrei idea di come lavorare con la musica su un computer altrimenti sapete quante idee per videogiochi avrei??
    Rimarrà solo un bel sogno per me…

    @Ivan: E’ davvero bello vedere come parli del tuo lavoro (anzi la tua passione) e quanto impegno ci metti per portarlo avanti nel migliore dei modi…..:))

  7. Giovanni C. AKA Carnefrisca

    16/02/2011 - 13:35
    7

    Ciao Robert,
    ora, grazie anche alle tecnologie, fare videogame non è più l’impresa improba di una volta…
    Certo, se vuoi fare qualcosa con UDK oltre alla programmazione serve tanto altro…
    Comunque, e parlo da programmatore, spesso in un videogame conta tantissimo l’idea.
    Anzi, se l’idea è blanda e poco ispirata, anche dietro ad un comparto tecnico impressionante risulta sempre qualcosa difficile da digerire per il videogiocatore. E casi ce ne sono tanti che non sto nemmeno a menzionare.

    Quindi, appena ci vediamo a Bologna, sono davvero curioso di conoscere qualche tua idea…
    Magari può nascere qualcosa di interessante ;)

  8. Ivan Venturi

    17/02/2011 - 16:55
    8

    Confermo!
    Fermo restando che c’è comunque bisogno di spostare l’asticella delle conoscenze tecniche più in alto di quanto esse non siano con l’html (questa frase è una vera capriola sintattica), ora ci sono strumenti come Unity che consentono di fare tante cose. Pur dovendo sempre intendersi un po’ di grafica 2D, 3D, un po’ di audio ecc.
    Però, rispetto ad anni fa, ora realizzare (tecnicamente) un piccolo gioco indie è relativamente roba da ragazzi.

    saludos!

  9. Robert Grechi

    18/02/2011 - 19:12
    9

    Purtroppo credo che quest’anno per me lo Svilupparty rimarrà solo un evento da recensire….
    A malincuore, molto a malincuore ma credo non ci sia via d’uscita a meno di cambiamenti dell’ultim’ora :( ((((((

  10. Ivan Venturi

    21/02/2011 - 09:14
    10

    ARGH!!! Il Grechi mancante allo svilupparty è come dire avere l’Intellevision senza poter usare il dischetto direzionale…
    beh Robert, fa’ quello che puoi, ma la ragion di famiglia è sacra e prioritaria! Quindi tranquillo.

    Saludos!

  11. Robert Grechi

    22/02/2011 - 00:39
    11

    Grazie Ivan!!
    La vedo dura ma fino all’ultimo continuo a sperare….
    Mi dispiacerebbe davvero molto non poter partecipare anche perchè sarebbe, oltre a tutto il resto, una bella occasione per fare due chiacchere con te dopo un anno di contatti via mail!
    Altrimenti dovrò attendere fino all’anno prossimo! :(

  12. Federico Fasce

    24/02/2011 - 12:09
    12

    Sottoscrivo. Oltretutto la deprivazione di sonno, l’eccessiva fatica, le ore di lavoro ininterrotte non solo distruggono completamente la creatività, ma fanno raggiungere meno risultati di quello che uno si aspetterebbe. In altre parole, se lavori dodici ore, produci come se ne lavorassi cinque-sei. Alla fine meglio otto ore piene e al meglio :)

  13. ivan

    24/02/2011 - 13:59
    13

    Ne parlavo ora in pausa caffè con Max e Zago qui a Koala, dei tempi in cui programmavo per C64, giorno e notte. Vi erano dei momenti in cui perdevo mezze giornate, o notti intere, a cercare un bug, imputando la colpa al processore, a difetti del kernel, alla santissima trinità. Poi, dopo tanti sforzi vani, cadevo stremato e dopo una bella dormita, lo beccavo in mezz’ora.

    Io sono contrario alla modalità ‘americana’ del lavoro sempre 24hsu24h. La qualità del lavoro (e della vita che ne consegue) sono fondamentali, laddove ci si può permettere di scegliere di guadagnare magari un po’ meno ma avere il tempo sufficiente per godersi la vita.
    Credo che il ‘fare videogiochi’ italiano debba tenere conto di questo.
    Mi capita di avere a che fare con molti colleghi, del settore videogiochi e limitrofi. E vedo che alla fine siamo tutti ‘family men’. Con uno, due o addirittura tre figli a cranio.
    Certo, a vent’anni non la pensavo certo così. Ma già a 21, tutto il tempo che mi rimaneva libero da Simulmondo, lo dedicavo a spassarmela alla grande nella Bologna notturna degli anni ’90.
    W i videogiochi italiani e la primavera che presto arriverà!!!

  14. Federico Fasce

    24/02/2011 - 15:14
    14

    Adoro il tuo ottimismo :)
    Sono anche io convinto che il momento sia ottimo.

  15. Ivan Venturi

    24/02/2011 - 15:19
    15

    OTTIMERRRRRRRIMO!!!!!

    Ora si tratta solo di tradurre tutte le nostre belle visioni e ottimismi in fatti concreti… VAMOS ADELANTE!!!!

    Saludos

  16. Giovanni C. AKA Carnefrisca

    24/02/2011 - 16:54
    16

    L’importante è non restare assetati :D

  17. Ivan Venturi

    24/02/2011 - 16:56
    17

    …Useremo tutti i nostri cannoni laser per non rimanere tali!!!!!!!!

  18. Kappei Jin

    23/03/2011 - 16:45
    18

    Caro Ivan,
    quando nell’87 lanciasti Simulmondo io ero un adolescente che cercava di capire come si finisse Space Quest 1 e che ti leggeva su K.
    Sono contento di continuare a leggerti e devo dire che quelli come te mi illudono, mi danno il coraggio di provarci. Provarci, sì, perchè dopo 10 anni a sviluppare come dipendente in azienda IT ho una necessità di mettermi a codarr giochi a tempo pieno.
    E il tuo discorso sarebbe perfetto, se non fosse per un semplice piccolo dettaglio: se non si vende non si mangia. E in Italia, salvo rari casi, NON si vende.
    Forse sarebbe il caso che voi anziani iniziaste a scrivere anche qualche tutorial su fattori come rischio economico e tecniche di vendita. Spesso sono questi fattori che bloccano il grande salto di tanti appassionati frustrati dal fatto che non possono mollare il loro tremendo impiego.

    Ad ogni modo, per quelil come me resti un faro da tenere sempre in vista.
    Ti saluto con grande stima e spero di incontrarti in un futuro raduno.

    Paolo.

  19. Ivan Venturi

    24/03/2011 - 09:16
    19

    Egregisssimo et eccellenterrrrrimo Paolo! benritrovato!
    L’aspetto che tu citi è quello che più mi interessa. Se hai la voglia e la pazienza di guardarti un po’ di vecchi post di questo blog, troverai molte argomentazioni piuttosto approfondite, e molto pratiche, basate sull’esperienza. Su come (e io lo faccio da vent’anni) si può campare -e vendere- coi videogiochi.
    E’ il tema che più mi interessa e che più mi interessa far fermentare negli sviluppatori, dato che, senza vendere, non si produce neanche.
    E sul quale starò ancora per un bel po’ (a parte questi giorni di chiusura di alcuni progetti nei quali ho a malapena il tempo di espletare alcune funzioni fisiologiche alla base del buon funzionamento di noi miserrimi umani).

    Intanto piacerissimo che le strade si siano incrociate nuovamente.

    Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!