Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Scritto da Ivan Venturi il 18/06/2010 in empirismo, specializzazione, talento con Nessun commento


Post da persona matura su un argomento semplice quanto essenziale per la buona evoluzione professionale di uno sviluppatore di videogiochi.

(Sviluppatore di videogiochi… quanto suona male! molto meglio GameDeveloper… molto meno anguilloso di ‘sviluppatore’. Dovremmo inventarci un altro termine per definire il nostro lavoro…)

Mi ci ha fatto riflettere mia moglie, spesso più attenta e lucida di me nel valutare le persone.

Conosciamo un ragazzo che ha appena iniziato le superiori, figlio di una mia amica. Questo ragazzo, che chiamerò Farlunzo (nome immaginario), è dotatissimo. Intelligenza decisamente superiore alla media. Disegna bene, ha da pochi mesi preso in mano la chitarra e già la strimpella dignitosamente, scrive bene, ha testa matematica, è lucido ed ha anche un buon carattere. Si dedica poco alle materie scolastiche delle quali gli interessa poco.

A parte il lato musicale, mi riconosco molto in lui, cioè vedo in lui molte cose di come ero io (anche se io, a differenza di lui, ero timidissimo e nerdissimo). C’è però una differenza sostanziale.

Farlunzo è quindi dotatissimo di talento. Anzi, possiede tanti talenti. Come tanti ragazzi della sua età ha ricevuto moltissimi stimoli. Ha un sacco di porte aperte davanti a sè. E proprio questo diventa il problema. Troppe porte aperte. Troppe scelte possibili. Diventa impossibile fare tutto ciò che si vorrebbe al livello che si pretenderebbe.

Farlunzo non sa quindi cosa fare. Questa la differenza sostanziale con me alla sua età. Io, paradossalmente posso dire per fortuna, mi trovai con ben poche possibilità, e gli stimoli che ricevetti (le ‘porte aperte’) erano principalmente quelle poche che mi ero trovato da solo, o con mio fratello, o con mio cugino, o con i miei amici. Una di queste era fare videogiochi. Questo significava per me tutto: il poter mettere a frutto il mio talento creativo, il mio estro tecnico, la mia determinazione e ambizione nel fare ‘da grande’ un lavoro che mi piaceva sul serio. Non ebbi mai alcun minimo dubbio su quale fosse la mia strada.

Farlunzo invece non sa se si sente più musicista, più scrittore, più disegnatore, più tutte le altre cose che sa fare in maniera eccellente e dove ha ottimi potenziali. E non sa quale gli piace di più.

Come fare? Eccoci al punto. Bisogna scremare il talento. Non so dire bene come, dato che ognuno è diverso e nessuna strada è uguale a un’altra. Forse bisogna organizzare un campionato a eliminatorie dei propri talenti. O forse fare un tentativo per ogni strada. O forse cercare qualcosa che ne assorba il più possibile.

FARE VIDEOGIOCHI è ormai un mestiere molto complicato. Mi piange il cuore quando sento due-tre ragazzi che potenzialmente sono in grado di fare tutto, programma grafica audio storyboard ecc, che iniziano a cimentarsi in un progetto che potenzialmente sono in grado di fare. Ma alla fine la vita è dura, il mondo è cane, e ci si riesce a occupare bene di una, due cose sole al massimo.

E’ un po’ lo stesso discorso della necessità di specializzarsi professionalmente (cosa già detta mille volte in ambito videoludico) quando ci si immette nel mondo del lavoro.

Io sostengo (e faccio), da genitore, che ai propri figli si debba far conoscere anche la noia. Cioè che devono imparare a far scaturire da dentro se stessi l’ “energia” per fare le cose, senza dipendere da qualcun altro che gliela imprima dall’esterno.

Allo stesso modo, un individuo, per esempio il succitato Farlunzo, credo che si debba scontrare da solo con la scrematura del proprio talento. Non si impara dagli errori causati da scelte altrui, ma solo da quelli che sono di nostra responsabilità.

Nella foto (foto vecchia di un paio d’anni, ormai) c’è mia figlia che dipinge. Disegna e dipinge meglio di quanto facessi io a sei-sette anni (lei ne ha quattro e mezzo). Però ha anche una fantasia incredibile, inventa delle storie fantastiche eccetera. Che farò io per aiutarla a scremare il suo talento, quando sarà grande? Beh, certamente risponderò a tutte le sue domande e le passerò tutta la conoscenza e i mezzi che mi chiederà e che potrò fornirle.

Ma oltre questo, non credo farò altro. Per il suo bene. Il proprio sentiero bisogna trovarlo da soli.

Qual è il nostro talento per fare videogiochi? Cosa sappiamo fare? Cosa ci piace davvero fare? In cosa siamo più veloci ad apprendere dai nostri errori? Come l’eremita dei tarocchi, che cammina al buio tenendo la lanterna davanti a sè e quindi vedendo solo il prossimo passo e nient’altro, bisogna scoprire il proprio percorso, e il proprio talento, un passo alla volta. Inesorabilmente. E ogni passo in avanti è anche una rinuncia a qualcosa.

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!