Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Scritto daIvan Venturi il 24/03/2011 in Senza categoria con 3 Commenti


(per evitare scassamentidip*** passo a una forma al passato, evitando la alla lunga contorta forma al condizionale di questa ipotetica storia professionale)

Eravamo rimasti che:
- ho fatto un piccolo, primo videogioco. Ho analizzato attentamente il tempo che ci ho impiegato. Il risultato è decente. Si vede che è una prima esperienza, ma dimostra che ce la posso fare;
- mi sono reso che ho dei pregi e dei difetti produttivi. Non sono adeguato come art director: l’aspetto grafico fa ‘scadere’ il progetto, per quanto i singoli elementi siano piacevoli. Ma manca lo ‘stile’. Mi serve un art-director. Definizione roboante: in soldoni, un grafico con un adeguato senso estetico.
- mi sono basato su un engine non realizzato da me;
- ho tirato fuori un primo prodotto, decente, in qualche mese. Tutto sommato sono soddisfatto.

Mi dò da fare tramite la comunità degli sviluppatori per cercare un collaboratore ‘art’. Entro in contatto con tante persone, non solo ‘art’, e comunque mi arricchisco di conoscenze negli ambiti più disparati.

Alla fine, trovo una certo ArTizio, che mi sta simpatico, è pure vicino alla mia città, e fa delle belle cose. Proprio quello che mi serve. Ci sentiamo, troviamo anche un’occasione per incontrarci, decidiamo assieme di rifare una parte della grafica del mio videogioco appena realizzato. Gli fornisco i sorgenti .psd, un po’ di specifiche, ne discutiamo, ArTizio mi propone qualche modifica, alcune mi vanno bene, altre mi lasciano perplesso, ne riparliamo. ArTizio fa le modifiche, io le implemento, et voilà! Il gioco è lo stesso, ma con la nuova ‘veste’ sembra bello il doppio.

Insieme ad ArtTizio decidiamo di darci un nome: XYZ-GAMES. Perdiamo un po’ di tempo, divertendoci ma anche con il dovuto granu salis, nella realizzazione di un piccolo sito dove il gioco si può scaricare gratuitamente, un po’ di info su di noi, i contatti. Ci  rendiamo conto di un errore madornale che stavamo commettendo: stavamo facendo tutto solo in italiano. Ci diamo da fare, ci perdiamo del tempo, decidiamo di spendere 100 euro e fare le cose fatte bene, e commissioniamo la traduzione dei testi del sito e del videogioco a un traduttore professionista.

Mettiamo on-line il nostro sito web, la nostra pagina facebook ITA/ENG eccetera. Chiediamo amicizie a vari sviluppatori e persone che abbiamo conosciuto. Ci organizziamo per scambi di link.

Chiacchierando on-line con vari sviluppatori, capisco che per ottenere un minimo di contatti dobbiamo taggare come si deve vari elementi del sito, caricare su youtube un po’ di video, ben taggati in ITA/ENG pure quelli, inserire le parole chiave giuste, iscriverci a un tot di portali eccetera. Le visite piano piano cominciano ad aumentare, otteniamo un minimo di visibilità.

Attualmente, il mio ufficio è in camera mia. ArTizio invece lavora durante il giorno presso un’azienda. Non ho partita Iva, nulla.

Tramite un amico di un parente di un amico di un cugino, vengo contattato da un certo Caio che ha una piccola azienda, e che vorrebbe rifare il sito. Me lo vado a vedere, e in effetti il sito è pessimo, vecchio e polveroso.

Incontro il signor Caio, lo vado a trovare (certo non lo posso invitare a casa mia…). Mi rendo conto di cosa vuole fare, ma anche che non sa bene quanto ci potrà o dovrà spendere. Durante l’incontro, gli faccio vedere il mio videogioco che ho installato sul portatile. Avevo pensato di chiedergli di scaricarlo, ma sapendo che lui è analfabeta tecnologicamente, e che la rete aziendale probabilmente avrebbe impedito di installare un eseguibile, mi sono portato il portatile col gioco già installato. Glielo faccio vedere, lui rimane mezzo folgorato. E’ un piccolo imprenditore, ma si carica di entusiasmo e decide che nel suo nuovo sito vuole un videogioco della sua azienda. L’azienda produce (che ne so!) melanzane sott’olio.

Colgo l’occasione per farmi spiegare un po’ di cose su questo mondo che mi è nuovo, le melanzane sott’olio. Scopro che le melanzane sott’olio sono un’antica tradizione, e tutti i processi di conservazione, e tutti gli aspetti legati alla vita contadina, e anche le proprietà nutritive della melanzana. Insomma, mi faccio piacere il tema. E ci riesco. Ed è una fortuna: così l’imprenditore Caio riuscirà a slanciarsi ancora di più nell’entusiasmo, mi racconterà tante cose, e io imparerò tantissime cose sulle melanzane sott’olio. Ho scoperto un mondo!

Mi organizzo per una bella riunione Skype con ArTizio, per parlare a fondo del possibile lavoro. Siamo alle prime armi, non sappiamo da che parte cominciare! Quanto chiediamo?  Uhmmm… capiamo che dobbiamo usare un po’ di metodo per giungere a qualche conclusione.

1) Da un brainstorming iniziale, facciamo varie ipotesi di lavoro, di possibili implementazioni. Le sintetizziamo ognuna in un piccolo documento, di una-due cartelle, con qualche immaginetta schematica ma affascinante fatta da ArTizio (col quale in almeno un paio di occasioni mi sono dovuto incontrare la sera, dopo che lui aveva finito di lavurèr);

2) da queste ipotesi, ragioniamo sulle problematiche tecniche, per arrivare a avere ipoteticamente una forbice di tempo che spenderemmo per realizzare ognuna di esse. Meno di un mese non ci possiamo mettere (se sviluppiamo quest’ipotesi nel modo più sobrio possibile), più di quattro mesi è impossibile (sviluppando l’ipotesi al massimo, con tutti i fronzoli possibili). Ok, ci siamo. Per ogni ipotesi abbiamo un tempo da spendere, di entrambi noi, minimo e massimo. Decidiamo di ragionare cautelativamente, ma senza esagerare, e quindi per ogni ipotesi definiamo come tempo da impiegare il 75% del parametro massimo di ogni ipotesi.

3) Sviluppiamo 3 ipotesi progettuali: una da un paio di mesi uomo, un’altra da quattro mesi uomo, un’altra ancora da tre forse quattro mesi uomo.

4) quanto ci paghiamo? E qui facciamo una definizione importantissima: il nostro costo all’ora, al giorno, alla settimana, al mese uomo. Se mi viene commissionato un lavoro da un’ora, essa varrà 35 euro. Se mi viene commissionato un lavoro da un mese, ogni singola ora costerà invece 15 euro. Economia di scala.
[NOTA: le cifre sono esempi, non prendetele per buone. Ognuno deve farsi le sue.]
Quindi un mese uomo è fatto di 160 ore, quindi 160×15 euro, quindi 2400 euro. Urka! Ma sono tantissimi soldi! Con che faccia gli chiederò tutti questi soldi per un solo mese di lavoro?

Ragionandoci, poi penso che naturalmente conterò, a buon senso solo le ore effettivamente lavorate, che non starò lì a guardare l’orologio, che dopotutto sono abbastanza bravo e ArTizio pure (il cui costo mnsile tiene conto del fatto che lavora solo alla sera). Insomma, mi macero un bel po’, ma alla fine decido di non svendere il nostro lavoro e assegno alle 3 ipotesi il costo di 5800 euro (2 mesi uomo), di 9600 euro (4 mesi uomo), di 7200-9600 euro (3-4 mesi uomo).

Chiacchiero con un amico di famiglia che fa l’avvocato: lui si fa pagare 150 euro all’ora. Sì. Io posso chiedere ALMENO 15 euro all’ora!!!

Ho le idee un po’ più chiare. Chiamo l’imprenditore CAIO e mi metto d’accordo per tornare a trovarlo e presentargli le varie ipotesi.

CONTINUA NELLA TERZA PUNTATA!

Saludos!

4)

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Scritto daIvan Venturi il 23/03/2011 in Senza categoria con 6 Commenti


Però, che trambusto riguardo al peggior gioco della storia (parole non mie)!

Peccato che chi di dovere non ha cambiato idea nè evidentemente capito nulla (non riesco a capire come faccia a interessare loro così poco il tema) del punto principale: la valenza anti-scolastica del coso realizzato.

Nonostante tutto questo, nonostante evidenti rilevazioni non solo nazionali (si sa, in Italia ci sono i magistrati comunisti e i media comunisti che travisano le informazioni) ma anche esteri, l’unica cosa che si è ottenuto è stato quello di smascherare l’operazione come una cosa fatta sfruttando il lavoro di corsisti (che, poverini, essendo un corso, si sono evidentemente anche dati da fare, e la cosa è tutto a loro merito – si trovano ora bersagliati incolpevolmente nel loro lavoro, svolto in un ambito didattico), e non come millantavano all’inizio ‘dai migliori designer italiani’.

La presidenza della filiera non è nuova a casini del genere. Ricordo tempo fa un altro articolo in cui venivano millantati dati di mercato completamente fasulli e visionari. Ora questa cosa.

Per me va benissimo, anzi ne sarei contenterrimo, che ci sia una filiera dei produttori di videogiochi, oltre ad AESVI4DEVELOPERS. Però non capisco come mai gli appartenente a questa filiera mantengano il presidente attuale e non altre persone, validissime, della filiera stessa. Esempio un bravissimo sviluppatore, che stimo moltissimo (anche se non mi manda il videogioco del dinosaurino… e mia figlia mi rompe le scatole tutti i giorni) delle parti di Benevento, con grande esperienza, grande trasparenza di intenti, grandissima serietà. Una persona della quale si capisce, a pelle, che se dice una cosa è quella. Perchè quelli della filiera non lo CAtTURANO al volo??? Un professionista del genere ci vorrebbe, altro che.

Comunque, amen. Tanto il danno è stato fatto, abbiamo collezionato l’ennesima figuraccia all’estero (ci siamo riusciti ANCHE NEI VIDEOGIOCHI!!! e poi mettono in dubbio il talento italiano…) e soprattutto, il mondo della scuola penserà ancora di più che i videogiochi sono ‘roba diseducativa’.

E a chi dice che questo non succede, rispondo di bearsi nella sua ingenuità.

non c'entra niente... ma guardate che belli gli sviluppatori italiani di videogiochi, quelli veri! Rifatevi gli occhi, dopo tanto orrore!

Saludos!

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Scritto daIvan Venturi il 22/03/2011 in Senza categoria con 11 Commenti


Allego la rapidissima risposta del dott. Lucchesi della segreteria del monistro Meloni.

Gentile Ivan, il Ministero della Gioventù non produce videogiochi, si occupa di altro. Nello specifico, relativamente al programma Gioventù Ribelle, si occupa di divulgare le gesta dei giovani protagonisti del Risorgimento italiano. E lo fa realizzando o promuovendo mostre, libri, viaggi, tour teatrali, videogiochi, etc… A proposito del videogioco, si tratta di un lavoro appena iniziato a cura dei giovani ricercatori dello IED, con il supporto essenziale di Assoknowledge. Naturalmente noi non abbiamo la competenza per giudicare la qualità tecnica del prodotto. Spetterà ad altri farlo. Va detto che finora è stato realizzato solo il demo del primo dei dodici livelli del gioco completo. Va detto inoltre che siamo comunque grati a tutti coloro i quali si stanno spendendo volontariamente e gratuitamente per dare vita a questo piccolo sogno. Solo alla fine dell’anno potremo conoscere il risultato ultimo e la sua qualità, essendo un open source, dipenderà da quanti avranno la voglia e il coraggio di contribuirvi con proprie risorse tecniche, scientifiche, economiche, culturali. Per quanto riguarda la violenza insita in Gioventù Ribelle, essendo un gioco di guerra (e il Risorgimento fu proprio una lunga e dolorosa guerra…), sarebbe stato inverosimile escluderla del tutto. Abbiamo solo chiesto di contenerla quanto possibile. Infatti non sarà possibile uccidere il pontefice dell’epoca Pio IX, ma l’animazione conclusiva porterà il protagonista a consegnargli una semplice lettera. In conclusione, la filosofia che ci ispira è solo quella di rendere suggestive e coinvolgenti le storie dei tanti ragazzi e ragazze che diedero la vita per l’Italia. Come lei mi insegna lo strumento del videogioco può essere uno strumento assai prezioso per divulgare contenuti utili alle giovani generazioni.

Un cordiale saluto.

Massimiliano Lucchesi

Segue di seguito la mia risposta alla risposta:

 

Gentilissimo Lucchesi,
 
intanto grazie della risposta così rapida, sulla quale non contavo.
 
Capisco il proprio punto di vista, ma vi assicuro che quello che traspare è tutt’altro e che vi sono aspetti importanti che sono stati del tutto trascurati.
Sì, il videogioco è uno strumento prezioso ed efficace per divulgare contenuti, ma si porta dietro -con le proprie caratteristiche intrinseche, determinate dalla tipologia del videogioco scelta-, una serie di implicazioni.
E, mi duole affermarlo, la scelta che avete fatto -o che è stata fatta da assoknowledge- è una delle poche sbagliate che si potevano fare.
 
E’ stato scelto l’unico tipo di videogioco chiaramente identificato da tutti (e mi riferisco anche a docenti, genitori) che implicitamente si basa sulla violenza e sull’istinto primordiale dell’uccisione.
Se avevate chiesto di contenere la violenza, beh, non è stato fatto. Nella scelta del tipo di videogioco.
 
Sono d’accordo che il Risorgimento è stato teatro di scontri sanguinosi, ma converrà con me che i valori che si cercano di divulgare sono altri, non quelli legati alla pura fisicità dello scontro, meccanica sulla quale il First Person Shooter si basa.
 
Quindi, pur ringraziandola infinitamente e di tutto cuore della sua rapida risposta, confermo quanto da me precedentemente detto e spero che abbiate tempo e modo di approfondire (magari anche con persone più qualificate di me – anche se dicono che io sia tra i pochissimi in Italia specializzati in videogiochi didattici, producendone da 15 anni) le diverse potenzialità, positive e negative a seconda dell’uso, del medium videogioco.
 
Cordiali saluti,
 
Ivan Venturi

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Scritto daIvan Venturi il 22/03/2011 in Senza categoria con Nessun commento


Carissimi tutti, per cercare di placare la furia e l’indignazione che mi sento dentro, ho scritto questa lettera al Ministero della Gioventù, alla segreteria del ministro Meloni ma.lucchesi@governo.it

Sicuramente rimarrà inascoltata, ma qualcosa bisogna pur fare, davvero non ce la faccio a lasciar perdere una cosa del genere, così dannosa, specialmente per chi, come me, nelle scuole ci va e ha costantemente a che fare con pubbliche amministrazioni e gente che conosce del nostro settore solo le poche cose che legge sui giornali.

  – - – - -

Gentilissimi signori,
 
vi scrivo a proposito del videogioco Gioventu Ribelle, da voi ampiamente pubblicizzato e distribuito tramite sito ministeriale.
 
Con il dovuto rispetto, devo dire che, realizzando videogiochi in Italia da 25 anni e ben conoscendone le malsfruttate possibilità, ed essendomi specializzato ormai da 15 anni in videogiochi educativi (che uso insieme alle PA e alle forze dell’ordine locali nelle scuole, costantemente), quello che il Ministero ha patrocinato è, oltre che tecnicamente imperfetto e di mediocre realizzazione (di sicuro ben distante da quello che molti sviluppatori italiani producono e sono in grado di produrre), è soprattutto profondamente sbagliato dal punto di vista pedagogico.
 
Secondo voi, quanti insegnanti saranno contenti di far usare uno sparatutto dove si deve ammazzare della gente ai propri studenti?
con tutte le tipologie possibili di videogiochi, proprio il più violento di tutti dovevate scegliere?
 
Personalmente, sono scioccato dalla scelta che ha fatto il Ministero. Di solito, l’amministrazione nazionale delle due tenta di proteggere i giovani dalla violenza dilagante nei videogiochi, talvolta pure con eccessi.
Non riesco a capire sinceramente come possiate parlare di videogioco utile in qualsiasi modo ad aspetti educativi. Non riesco altresì a capire come abbiate potuto patrocinare (spero non finanziare coi soldi pubblici) una cosa del genere.
 
State diffondendo un messaggio profondamente sbagliato a livello educativo, oltre che mal realizzato.
 
Il peggio è che lo si sta ‘vendendo’ come la miglior rappresentazione dell’industria italiana dei videogiochi. Onestamente, è la rappresentazione peggiore, e il danno maggiore, che si potesse concepire per tutti noi sviluppatori.
Personalmente, sono scandalizzato e amareggiato. Avete arrecato un danno a noi sviluppatori tutti.
 
Allego un’immagine di ciò che si può fare col videogioco in questione: si può addirittura sparare al Papa.
 
Distinti saluti,
 
 
Ivan Venturi

 

Nel videogioco promosso dal Ministero della Gioventù i ragazzi hanno la possibilità addirittura di sparare al Papa...

Nel videogioco promosso dal Ministero della Gioventù i ragazzi hanno la possibilità addirittura di sparare al Papa...

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Scritto daIvan Venturi il 21/03/2011 in Senza categoria con 12 Commenti


Gioventù ribelle, il gioco del ministero della gioventù realizzato in occasione del 150° anniversario.

Allora: non ho intenzione di maramaldeggiare tecnologicamente, cioè di rigirare il coltello nella piaga, dato che basta dare un’occhiata su Indievault per rendersi conto della situazione. Non infierirò dicendo che, pur avendo Unreal Engine, il gioco è brutto, incompleto, con i bersaglieri fermi lì pronti a essere ‘sparati’ senza che la cosa abbia effetto, privo di meccaniche decenti eccetera eccetera.

La cosa che mi disturba è la scelta fatta a monte, e che questo videogioco passi come rappresentante del videogioco italiano. Che risulterà inevitabilmente scemo.

Con tutte le campagne anti-videogiochi violenti che ho sentito fare dalla pubblica amministrazione, in particolare quella nazionale e quindi i ministeri, proprio un First Person Shooter viene realizzato.

Cioè: tra tutti i tipi di videogioco possibili immaginabili, proprio l’unico che assolutamente non può essere concepito nè come informativo nè come educativo. Mi chiedo: qual è il fine di questo videogioco?

Ragioniamo su chi può essere il target di questo videogioco, di questa operazione di comunicazione.

Gli utenti finali? no, dubito, il videogioco è troppo brutto e inadeguato per essere appetibile verso il massmarket.

Le altre amministrazioni pubbliche? No, impossibile, troppo pesante e poi è un FPS, l’unica forma di videogioco negativamente riconosciuta da tutti.

Per gli insegnanti e gli studenti? Spero di no, dato che, come già ho detto, è stata scelta la tipologia di gioco più inadeguata che si potesse scegliere. Io con gli insegnanti ci lavoro, li frequento, faccio e ricevo formazione. Nessuno mai userà un coso così per parlare di Risorgimento con i propri studenti. Nessun insegnante userà MAI un videogioco dove si spara a qualcuno! Non bisogna essere dei geni per capirlo.

Dubito (eufemismo) inoltre che gli studenti possano avere voglia di giocare un coso del genere, anni luce inferiore a qualsiasi cosa che normalmente essi possono giocare.

Non è un mio problema. Anzi, per chi l’ha fatto ci sarà stato certamente il tornaconto.

La cosa che mi fa imbestialire è che sarà questa roba qui a essere inquadrata come ‘videogioco italiano’.

Bella mossa, ministero della gioventù, proprio bella mossa. In linea con tante altre operazioni ed eventi che stanno facendo dell’Italia sempre più un paese del quale si può solo ridere.

Saludos!

ps: …Mi sorge un dubbio: forse è proprio questo il punto. Forse gioventu ribelle è un FPS ‘comico’ e io non  me ne sono reso conto!!!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!