Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Scritto daIvan Venturi il 28/11/2010 in evangelisti, eymerich con 5 Commenti


E’ finalmente uscito Rex Tremendae Maiestatis, l’ultimo capitolo della saga di Eymerich, di Valerio Evangelisti. ‘Finalmente’ forse non è appropriato, dato che questo è l’ultimo libro della saga… cosa che non può non spezzare cuore e ventricoli ai tanti appassionati lettori e sudditi dell’Inquisitore (tra i quali annovero il sottoscritto).

Però ‘finalmente’ ci sta, dato che Eymerich è sempre Eymerich e sinceramente non vedevo l’ora di leggermi un nuovo capitolo. Specialmente questo, che Valerio ha scritto nel periodo in cui è stato male, molto male, e dove non era sicura neppure la sopravvivenza (che fortunatamente, ringraziando tutte le divinità delle varie religioni, è stata raggiunta e garantita, grazie a una pesantissima cura chemioterapica).

Il libro è uscito il 23 novembre 2010, giorno in cui Valerio lo ha presentato alla Libreria Feltrinelli (io c’ero, ovviamente, insieme a vari altri ‘listaroli’ di Eymetich – perchè dovete sapere che da ormai dieci anni esiste una mailing list di Eymerich che è una vera e propria comunità, che tra l’altro si riunisce, sotto l’egida del Magister, cioè Evangelisti, in raduno in amene località, l’ultima delle quali San Sepolcro ).

Il libro me lo sto centellinando, lo sto leggendo con la massima lentezza possibile, contrariamente alla mia normale ipervelocità di lettura. Fortunatamente, inoltre, è quasi 500 pagine, quindi la corrente vita parallela dell’Inquisitore verrà sostenuta per un periodo abbastanza lungo.

Eymerich dopo questo libro finisce la sua vita di carta stampata. Ma non quella virtuale. Valerio è infatti grande sostenitore del nostro progetto, e praticamente ci ha investiti (è quasi un plurale maiestatis…) dell’onore e dell’onere della rinnovata paternità del personaggio. Non sarà facile, visto l’enorme spessore di contenuti storici ed esoterici sempre presenti in ogni opera di Eymerich. Ma faremo quel che potremo, con la massima dedizione. Anche perchè fare il videogioco su Nicolas Eymerich è praticamente il sogno, l’ideale di chi volesse sviluppare adventure, e non solo: interactive novel. Qualcosa di nuovo. Che un personaggio unico come il carissimo bastardissimo inquisitore può permettere. 

Tornando al libro, direi che è STTTTTTTUPPPPPPPENDDDDO, sempre che vi piaccia la storia perfettamente ricostruita, lo spessore psicologico dei personaggi originale e amplissimo, le descrizioni sobrie ma perfette, le ricostruzioni precise storicamente al minimo dettaglio, quella continua sensazione di star sempre imparando qualcosa di nuovo. Ci sono vari piani temporali, uno dei quali è del piccolo Nicolas di 8 anni e dell’inizio della sua formazione spirituale e personale da parte del domenicano Dalmau Moner. Un altro è quello fantascientifico dell’anno 3000, con protagonista la psicopatica assassina Lilith. Difficile dire quale sia più bello.

Speriamo di riuscire ad essere all’altezza con la nostra miserrrima opera. Lode eterna al Magister!

Saludos!

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Scritto daIvan Venturi il 27/11/2010 in disabilità con Nessun commento


Grandissima esperienza, fantastica, che ci ha dato una soddisfazione pazzesca: Handymatica, la manifestazione biennale per le tecnologie di ausilio alla disabilità, organizzata dall’Asphi. Non aggiungo altro perchè in rete trovate tantissime cose.

Eravamo presenti con due cose: la prima è un simulatore di disabilità, da utilizzare come strumento di formazione per gli insegnanti, realizzato insieme ad Asphi. Incredibile vedere come signore e signori, magari di settant’anni, utilizzavano il simulatore con facilità, e con esso capivano, provavano le difficoltà che un ipovedente o un sordo hanno in vari contesti.

La seconda era GUIDATUAUTO (www.guidatuauto.it . Ma provate a fare una ricerca su gugòl e troverete un po’ delle notizie uscite…).E questa è stata una favola. Il simulatore di educazione stradale di per sè è bello (ma non è certo GT5) e zeppo di tematiche importanti. Ma la novità è che è pienamente utilizzabile tramite ausili per disabili. L’abbiamo fatto giocare a diversi bambini, bambine, ragazzi e ragazze affetti da disabilità motorie anche gravi, e la risposta è stata grandiosa: sono riusciti a utilizzarlo e gli è piaciuto da matti. I genitori o gli accompagnatori faticavano a staccarli dai comandi! E la cosa bella è che grazie all’accordo che abbiamo fatto con la Regione Emilia Romagna, e anche grazie al supporto degli esperti di Asphi e dell’Ausilioteca Corte Roncati di Bologna, e anche per una buona dose di follia nostra, il videogioco viene fornito GRATIS a tutti gli utenti disabili e a chi opera con loro.

Ridendo e scherzando, abbiamo realizzato il primo videogioco 3D totalmente accessibile, a quanto sappiamo. Si sicuro il primo che tutti ad Handymatica (dove c’erano persone da tutt’Italia e oltre) abbiano mai visto e utilizzato.

Un po’ di rassegna stampa:

http://www.modena2000.it/2010/11/26/il-futuro-dellaccessibilita-a-handimatica/

http://www.sordionline.com/iNews/View.asp?ID=28692

http://www.volontariatoggi.info/2010/11/24/tecnologia-e-disabilita/

http://www.volontariatoggi.info/2010/11/24/tecnologia-e-disabilita/

Questo invece un articolo uscito sul Corriere.it sul simulatore di disabilità

http://www.corriere.it/salute/disabilita/10_novembre_17/handimatica-videogioco-disabili_9438b942-f259-11df-a59d-00144f02aabc.shtml 

C’è un mondo di videogiochi da fare… una moltitudine di persone che non aspetta altro. E non si tratta di fare videogiochi APPOSTA per i disabili. Basta prevedere alcune cose, spendendoci una frazione dell’intero costo (in tempo e soldi e progettazione)  per rendere un videogioco accessibile.

Saludos!

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Brevissimo (forse, dipende quanto mi lascia in pace l’oggetto mefitico qui di fianco chiamato telephono, tedefono o qualcosa del genere) post su un aspetto di chi si avvicina amatorialmente e sperabilmente poi professionalmente (mi sembra di parlare come Cetto LaQualunque, il personaggio politico malavitoso di Albanese…) al mondo dei videogiochi in Italia.

Fortunatamente ora esiste Unity, e questa è una svolta epocale. Però, aldilà dei piccoli videogiochi indie, spesso autentici capolavori ma rappresentanti solo una piccola parte dello sviluppo, questo non basta.

Mi spiego in soldoni: ci sono competenze che sono rare, rarissime.  In proporzione ad altri, alcuni skill vengono tralasciati. Chissà perchè. Forse perchè richiedono più talento, più tempo, più capacità tecnica.

Come mai ci sono così tanti musicisti in giro? Amo la musica, e gli effetti sonori come si deve e tutto, però purtroppo non sono il solo a pensare che per un’azienda, anche piccola o piccolissima, il problema che non si pone MAI è quello della musica e degli effetti. C’è un’inflazione di musicisti. Penso che tra tutti i curricula arrivati a noi koali e imagimotionati (ma non solo a noi: a qualsiasi altra azienda di videogiochi italiana) circa 7 su 10 siano di musicisti.

Invece, alcune professionalità, sono ben rare. Per esempio, le persone specializzate nella realizzazione di attori 3D. Cioè personaggi, umani e non, organici e non, da animare in tempo reale nei vari scenari. Protagonisti, personaggi e comparse.

Altra competenza RARERRRRIMA: animatori 3D lowpoly. Non animatori 3D per fare delle megasequenze superturboultra prerenderizzate, bensì che sappiano skinnare come si deve un personaggio, ripulire le animazioni motion capture, trasformarle in animazioni belle pulite utilizzabili nel gioco.

Volete mettere insieme un portfolio che faccia venire l’acquolina in bocca a un sacco di aziende (a noi sicuramente)? Bene: specializzatevi in

- modellazione 3D di attori

- animazione 3D di attori; conoscenza dei vari formati di animazione e di come pistolarli (termine tecnico: significa poterli modificare et ravanare in tutti i modi possibile) in tutte le forme condizioni situazioni applicazioni possibili

Per esempio, un bel giochino semplice semplice in UNITY, anche il più scemo, nel quale però si muove BENE un bel PERSONAGGIO.

E in questo caso, lavoro e bei progetti

guarda che tre belle capoccette

attenti al cane

 ce n’è a iosa… parola d’onore e d’onere!

Saludos!

Scritto daIvan Venturi il 14/11/2010 in Senza categoria con Nessun commento


 

Con piacere mi accorgo (ovviamente in ritardassimo) di questo thread, del quale mi sono letto un bel po’, direi tutti, i commenti. Se posso permettermi, dato che in fondo io sono un fan dell’indie ma non posso definirmi uno sviluppatore indie (ho un’azienda da anni), segnalerei alcune cose. Ekkole:

- Tra le forme societarie da valutare c’è lo Studio Associato, che praticamente è una partita iva condivisa da più persone. La contabilità costa pochissimo, come quella di un singolo libero professionista/ditta individuale. Si fa uno statuto e quindi si stabiliscono delle regole societarie tra i soci, tipo cosa succede se un socio si trasferisce in messico, muore o viene rapito dagli alieni. Allo studio associato possono essere naturalmente intestati dei beni, eccetera. Inoltre, lo studio associato non può fallire, a differenza di una Snc o di una Sas, dove il fallimento (in senso societario) si ripercuote pesantemente sul soggetto socio. Nello studio associato invece no. Anche l’inps da pagare è quella dei liberi professionisti, non quella per esempio dei commercianti che comunque minimo 2K all’anno li devono sborsare, sia che fatturino, sia che gli vada da schifo.

- Accordi tra persone serie solo con scritture private: secondo me è ingenuo pensare di poterlo fare. Oltre il discorso della fiducia eccetera, c’è proprio una difficoltà insormontabile di tipo tecnico-amministrativo. Senza partita iva non si possono dedurre i costi dalle tasse. Leggi: spendi dei soldi per il tuo lavoro ma lo stato ti tassa come se tu li avessi spesi in patate fritte. E chi è che paga le tasse di tutti? E in base a che calcolo tutti i soci possono determinare in che modo farlo? Inoltre, se c’è da intestare un bene, chi se lo intesta? Credetemi, fare una cosa del genere volendo generare qualcosa di economicamente rilevante, è impraticabile a livello tecnico-amministrativo. Infine: non si deve aver paura di costituire un’azienda individuale, o uno studio associato. Sono solo strumenti tecnici. Non c’è nessun romanticismo di sorta.

- Rinunciare alle commesse: facile a dirsi… è vero il discorso che se ne diventa schiavi, e che la cosa provoca un precariato continuo. Però è difficile dire di no a soldi veri, che si sa chiaramente da dove possono arrivare. Detto questo, affermo che prendere commesse per lavori “conto terzi”, che tecnologicamente ci arricchiscono di niente e che terminati i quali ci fan ritrovare poveri uguali a prima, allora sì, meglio non prenderle. Oppure: prenderle e chiedere più soldi. 999 su 1000, uno sviluppatore ha paura di chiedere troppi soldi e si fa prendere per il collo. Se la richiesta vi viene fatta da un’azienda di comunicazione, che comunque spende soldi magari in pubblicità, produzione ecc, fate tutti i vostri conti e sparategli la cifra che copra il lavoro e il vostro ricarico, che deve essere il vostro onorevole margine di guadagno, non giocate al ribasso. Le commesse hanno senso se 1) contribuiscono a sostenere i costi fissi 2) contribuiscono alle risorse per i propri investimenti. A meno che non facciate un’azienda di servizi, quindi basata sulle commesse, con quasi zero costi fissi e collaboratori che si attivano quando si attiva il progetto – Io ho fatto per anni e anni l’errore di iniziare progetti credendo che avrei trovato lungo la strada il modo di venderli. Molte volte ci sono riuscito. Ma spesso non in modo sufficientemente redditizio. Negli ultimi anni, anche grazie alla vicinanza di soci più esperti di me, ho capito che PRIMA si individua la possibilità di mercato, POI si fa ciò che serve. (urka, parlo proprio come un VEKKIO!). Detto questo, una buona dose di follia è spesso necessaria…

- Ma la cosa più importante, è che “Qual è” si scrive senza apostrofo (non “qual’è”)!!!!!!!!!!!!!!!

Saludos!

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Scritto daIvan Venturi il 14/11/2010 in Senza categoria con 1 Comment


Certamente qualcuno avrà visto il film dei fratelli Cohen, tratto dal libro di Cormac McCarthy, “Non è un paese per vecchi”, riferendosi all’America del Sud, tutta fucilate e cowboy. Non c’entra molto con tutto ciò che viene di seguito, se non per il fatto che l’America, o l’Asia, o l’America del Sud, o l’Africa, danno impressione che la forza motrice della cultura, del talento, siano i giovani.

In italia non è così, come sappiamo. Tutto il nostro sistema favorisce i vecchi. Uno esce laureato a quasi 30 anni, diventa precario perché chi ha più anni si tiene il posto saldamente sotto le chiappe ed è, qualsiasi idea politica abbia per la testa, in fondo totalmente conservatore. Ma non voglio essere troppo generalista. Però mi viene un pensiero incendiario: TUTTI A CASA!!! LARGO AI GIOVANI!!! BASTA PARRUCCONI!!!

Per i videogiochi in Italia è sempre stato così: non essendoci un degno matusa dietro una software house, qualcuno che potesse presentarsi come ‘barone’, usare i propri agganci di persona da decenni intrallazzata a destra e a manca (perché in Italia ti devi intrallazzare, non ci piove), nessuno ha mai dato credito seriamente al settore dello sviluppo. E per credito intendo proprio ‘credito’, cioè credito bancario. Tutto diverso in qualsiasi altro paese. La ricerca pure è nella stessa condizione. Eccetera eccetera. Non voglio tediarvi oltre con cose che sono ripetute a destra e a manca, ma per le quali in Italia tutto rimane polverosamente congelato. Potrei parlare dell’attuale vomitevole situazione politica, da qualsiasi parte destra o sinistra la si guardi, ma evitiamo di aggiungere polvere alla polvere.

Tutta questa verbosa premessa per rendermi conto che anch’io sto procedendo verso l’anzianità. Insomma, ho i miei ‘anta’ (quarant’anni) e faccio questo lavoro da 23 anni. Ultimamente sto seguendo più assiduamente IndieVault e attraverso di esso lo sviluppo Indie italiano, da quando la notizia dello Svilupparty (o Developparty, insomma, ci siamo capiti) si è diffusa. E mi rendo conto che lì trovo una freschezza creativa che io non ho più. So troppe cose, faccio troppe considerazioni, penso troppo al bilancio, al quadro amministrativo, all’impresa ecc., per avere quel talento creativo ‘libero’ che genera le cose davvero nuove. Cioè: non è che mi sia proprio rincoglionito, anzi, nel mio piccolo mi difendo ancora bene (ai posteri l’ardua sentenza). Credo però che sia mio, nostro dovere far sì che lo Svilupparty, nella sua piccolezza, sia DAVVERO a servizio dello sviluppo Indie. Perché se qualche novità, tecnologica o creativa, debba uscire, 7 su 10 verrà da lì.

Sempre da Indievault ho appreso di Union, l’”AppStore” (e molto di più) di Unity. Ottima cosa mi sembra. Ottima opportunità di trasformare una bella idea in business senza ammazzarsi in rischi di impresa.

Fermo restando che a un certo punto, volendo fare le cose seriamente (cioè vivere di questo lavoro) l’impresa va fatta. E lì, visto l’apparato burocraticissimo e anzianissimo e babbionissimo dell’Italia, purtroppo va speso del tempo in una serie di cose che coi videogiochi c’entrano poco o niente. Ma che sono importantissime. In fondo, chi fa scarpe stupende, se non si preoccupa di confezionarle, prezzarle, distribuirle e promuoverle, le sue scarpe stupende se le terrà tutte in magazzino.

Ecco, se qualcosa di utile posso fare, e non solo io ma anche miei colleghi che in qualche modo esperienza d’impresa video ludica l’hanno raggiunta, è fornire dritte e informazioni su quanto sopra.

A patto, naturalmente, che ci si offra da bere!

DeveloSvilupparty aspettaci!

Ps: vista l’importanza di Unity nello sviluppo Indie, sarebbe interessante credo invitare qualcuno di Unity alla nostra festa. Certamente per loro sarebbe un’occasione di promozione. Per tutti noi l’occasione di stabilire un link diretto con chi produce uno dei maggiori strumenti che usiamo.

Che dite, provo a sentirli?

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!