Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Scritto daadmin il 27/11/2009 in 1541, c64, datasette, expert, floppy disk con Nessun commento


Rieccoci qui sui vecchi tempi!
Parliamo un po’ di hardware… senza entrare troppo in tecnicismi (perlomeno nel post… nei commenti, invece, liberi tutti!).

Quando iniziai a programmare la mia prima avventura su Commodore 64, “l’anfora del Dio Stellare” (ma il titolo lo decisi solo verso la fine), usavo l’hardware di base. Quindi:
- commodore 64
- televisione
- datasette, cioè il registratore a cassette della Commodore, che mi obbligò a diventare un esperto della regolazione dell’azimuth… (ma ti pare che uno che ha appena iniziato il liceo deve sbattersi così tanto? Col cacciavitino infilato nel buchino del registratorino, con mezzo giro in più o in meno ci si rendeva la vita sessantaquattriana un paradiso oppure un inferno)

Insomma: hardware di base. Salvavo una volta o due al giorno, e ci impiegavo 15-20 minuti. Sempre di più, man mano che il programma si allungava. E poi a volte succedeva qualche imprevisto: saltava la luce, si staccava una spina… la cassetta sulla quale salvavo e risalvavo, cancellando la precedente versione (che genio) si logorava… (tragedia! mi è successo una volta! Un’altra volta invece andò via la luce mentre stavo salvando. Persi qualcosa come dieci giorni di lavoro, ebbi la mia prima depressione da danno tecnologico!).

Imparai poi a usare i due lati della cassetta, un salvataggio da una parte, poi un salvataggio dall’altra, e a cambiarla abbastanza spesso.
Ma rimaneva l’attesa enorme!

Arrivò il turbo tape, che salvava e caricava a un decimo della velocità. Lo usai per un po’, ma poi mi resi conto che tutta quella velocità rendeva molto meno sicuro il salvataggio. Bastava molto meno logorio (o sfiga, in generale) perchè l’ultima versione del programma se ne andasse e non tornasse mai più.

Poi riuscii a comprare il DRIVE 1541, con quei bei flopponi disconi che facevano quel suono sboing sboig quando li comprimevi (non era una cosa bella, lo so). Un sacco di spazio, un sacco di velocità!
Il poter vedere il proprio programma che aumentava le proprie dimensioni in BLOCCHI!!!!
Davvero supermagico. Anche perchè cominciai ad avere accesso alle collection di giochi degli amici di mio fratello. Finita la dipendenza dall’elemosina piratesca altrui! Finita di chiedere a mio fratello ‘Quand’è che Stefan ci fa un’altra cassetta?’ (Stefan poi ce ne faceva, per fortuna. Anche perchè altrimenti sarei andato a dormire sotto casa sua in attesa…).
Per esempio, una volta tale Moreno ci presto la sua scatola di floppy disck e mi copiai qualche centinaio di giochi. Una meraviglia! Spendere i pomeriggi a giocare a nuovi videogiochi, vecchi e nuovi, mai brutti (altrimenti Moreno li avrebbe cancellati), a volte assurdi (chi si ricorda Stroker? geniale… una mortadella di peluche a chi indovina per primo!), selezionando quelli da copiarmi, passando una mezz’ora, un’ora a giocarne qualcuno particolarmente pazzesco. Davvero una sensazione magnifica. Penso che se dieci ragazze nude mi avessero ballato davanti, non mi sarei mosso. E’ una balla. Mi sarei LANCIATO. Ma non c’erano, quindi stavo deliziosamente come ipnotizzato da tutto quel bendidio tecnologico che avevo sotto mano. Quei pomeriggi scoprii, tanto per intenderci, SPACE TAXY, i primi giochi di Crowther… ah, nostalgia!
Insomma, il floppy disk fu un salto iperspaziale in avanti!

Le fasi di evoluzione successive furono sempre più ‘hacker’ e sempre più lontane dalla disponibilità del sessantaquattrista medio.

A un certo punto arrivò lo Speedos, quindi un collegamento parallelo tra il drive 1541 e il C64. Insomma, il caricamento e salvataggio da floppy, che ormai vedevo come lentissimo (avevo ormai rimosso i tempi di caricamento delle cassette…), diventò speedosissimo!
Se 3 fantastik! (perdonatemi il francesismo)

[ma che toni da deficiente che sto tenendo in questo post... dico io, ma mi ricordo oppure no che l'anno prossimo faccio quarant'anni?]

Dopo lo Speedos, poi vennero le cartucce con i ‘monitor’ per il linguaggio macchina. Ne usai un paio (sempre grazie alla longa manus di Stefan, che non potrò mai finire di ringraziare), finchè giunsi alla EXPERT. La svolta. Una nuova vita.
In qualsiasi momento, con qualsiasi situazione, anche col peggior crash in corso, TA-TA-TA’, si poteva ‘frizzare’ la situazione (congelarla) e vedere bella bella tutta la memoria, anche quella fantasma. Una figata! E poi, muovendo la levettina, tutto tornava esattamente come prima. Sempre che in stato di ‘freeze’ non si fossero effettuate modifiche.
Da quel momento, posso dire che iniziai a programmare in maniera davvero professionale.

Poi, cominciai ad accumulare C64 sulla mia scrivania. Con uno scrivevo il codice, con uno compilavo le parti in basic (blitz basic), con uno o due collaudavo. Il resto è storia.
Saludos!

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Come già detto, da piccolissimo volevo fare l’inventore. Da piccolo invece decisi di fare il fumettista. Da meno piccolo, siamo quindi sui 10 anni, capii sempre più concretamente che volevo fare videogiochi. Già ero appassionato di tecnologia, fantascienza e tutto ciò che poteva essere futuristico. In qualche modo però, la scintilla videoludica mi fornì le prime ‘scatole vuote’ che sentii il bisogno di riempire.
Alcune delle prime scatola vuota furono ‘ma come funziona un computer?’, ‘com’è fatto un computer?’, ‘come funzionano le regole di un videogioco?’. E poi, man mano che raccoglievo informazioni, mi guardavo in giro, leggevo riviste, entravo sempre più in dettaglio ‘Come si fa un videogioco?’, ‘Come si programma?’, ‘Come si fa la grafica… i suoni… eccetera’. A quel punto, le scatole da riempire erano tantissime, praticamente una scatola che si diramava in altre tre scatole, e via all’infinito, come un frattale.

Quando avevo 9-10 anni, i primissimi rudimenti base (ma proprio base) me li diede mio fratello, più grande di me di tre anni e mezzo e come me (ma da prima di me) appassionato di tecnologia e fantascienza eccetera. Io ero sempre tra i piedi quando venivano a casa nostra i suoi amici dell’istituto tecnico (io ero alle medie), e inevitabilmente sentivo e captavo e assorbivo tutto quello che loro dicevano e facevano.
Quando tale Paolo arrivò a casa nostra con uno ZX81 (4K di memoria), nonostante mio fratello e i suoi amici mi tenessero alla larga, riuscii a intravedere un po’ di cose.
Sempre negli stessi anni, vidi in dettaglio il funzionamento di una calcolatrice programmabile Sharp che, dopo aver inserito una novatina di operazioni (tramite la complessa tastiera), permetteva di giocare a una specie di Lunar Lander, tutto numerico. Sul display a diodi luminosi veniva visualizzata la distanza del modulo da terra, decrescente. Bisognava digitare la forza del getto, e veniva calcolata di conseguenza la relativa decelerazione, o addirittura spinta verso l’alto, cercando di atterrare il più morbidamente possibile.
Solo numeri su un display!

Attendevo ogni mese l’uscita (sempre in ritardo) della rivista videogiochi (ormai 1983). Leggevo con grandissima attenzione tutte le (molte) riviste di programmazione e computer che passavano
per casa. Riga per riga, leggevo tutti i listati per cercare di capire come funzionassero le varie istruzioni. Familiarizzai molto con il basic, pur non avendo il computer, ma acquisii anche un infarinatura di cosa fossero tante cose, per esempio il concetto di stack e roba così.

Nel 1982 il carissimo Stefan Roda ci prestò per una settimana il Commodore 64. Giocai moltissimo, ma passai tanto tempo anche a scrivere le primissime righe di codice della mia vita.
Anche qualche mio amico cominciava ad avere il computer (sempre Commodore). Tutte le occasioni erano per me buone per farmi delle scorpacciate di videogiochi o programmazione.

Nello stesso tempo, spendevo tutti i miei soldini (pochi) in sala giochi. Almeno un paio di pomeriggi alla settimana era là che mi distaccavo dal mondo terreno.

Il primo contatto con gli adventure fu su un VIC20, a casa dello zio di un mio amico. Giocammo al Conte, The Count, di Scott Adams. Fantastico gioco. Ricordo ancora ogni momento di quel magnifico pomeriggio, che ha influito moltissimo sulla mia vita videoludica successiva. Da quel momento, infatti, nei miei progetti ci furono solo adventure!

Ma il computer tanto agognato non arrivava mai, purtroppo. Quindi mi preparavo, sognavo, studiavo e leggevo quanto potevo, ma senza mai poter applicare ciò che (forse) stavo imparando.

Nell’estate del 1982 (o 1983? boh) a mio fratello prestarono uno sharp MZ700 (ci doveva realizzare un gestionale per un negozio). Io nel tempo che il computer rimaneva libero, scrissi il mio primo, semplicissimo, adventure. Un sogno!

Poi riuscii a vincere la borsa di studio all’esame di terza media, e quindi qualche mese dopo avero il Commodore 64. Da quel momento iniziai a programmare cose più strutturate, seguendo da principio tutto ciò che suggeriva lo striminzitissimo manuale allegato al computer.
Poi copiai tanti listati, che promettevano di generare cose che speravo di imparare.
Mio fratello, pazientissimo, era poi sempre disponibile a spiegarmi ciò che non capivo o che era spiegato malissimo sul manuale o che non era spiegato affatto.
Idem Stefan Roda, al tempo hacker coi fiocchi, era sempre pronto a fornirmi esaustive spiegazioni.

Nel giro di un annetto e mezzo, iniziai a fare anche le prime prove in linguaggio macchina, usando un ‘monitor’, cioè un programma che si caricava e che permetteva di lavorare in assembly. Ma senza ‘assembraltore’, cioè senza label o altre facilitazioni di sorta. Esadecimale puro, solo le istruzioni corrispondenti ai singoli valori esadecimali.

Mi spinsi sempre più oltre con la programmazione. Misi le mani su un hardware un po’ più avanzato, che mi permetteva di lavorare in modalità ‘fantasma’, praticamente senza dover perdere tutto il lavoro, a causa di un crash del computer, ogni volta che in linguaggio macchina commettevo un errore.

Infine, finalmente, trovai il COMMODORE 64 REFERENCE MANUAL, cioè un libraccio quasi amatoriale, rilegato alla meno peggio, dove però si trovava TUTTO sul Commodore 64. TUTTO ma proprio tutto.
A quel punto, ero in grado di lavorare a livello pienamente professionale.

Insomma, ai nostri tempi era così. Niente internet, poche fonti da spulciare in dettaglio. Pochi strumenti dai quali spremere sangue Ora si perde quasi più tempo a selezionare le tantissime possibilità, risorse, strumenti, che a usarli tutti.
Ci sono mille utilities, programmi, modalità, eccetera. LA visuale d’insieme è estremamente più ampia, multitasking. Oserei dire deconcentrata.
Mi rendo conto come affronto una novità tecnologica ora e come l’affrontavo venticinque anni fa.
Usavo praticamente un cervello differente. Devo dire che mi appagava moltissimo di più.
Ma si sa, noi ‘vecchi’ tendiamo alla nostalgia.

Saludos!

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Allora: rieccoci a parlare della gloriosa epoca d’oro simulmondiana!

Questa volta però pochi tecnicismi, bensì la storia di una trasferta che facemmo a Roma all’inizio del 1991, se la memoria non mi inganna.

Francesco Carlà, nel pieno della sua proficua attività di giornalista, mise in piedi un’intervista ‘plenaria’ a Simulmondo durante la trasmissione Uno Mattina, al tempo diretta da una tipa che si chiamava Livia Zadiri (credo).

Una sera Francesco mi chiama nel suo ufficio e mi fa parlare con questo giornalista RAI suo amico, uno degli autori di Uno Mattina. Facciamo due chiacchiere, mi chiede un po’ di cose, gli racconto un po’ di cose, insomma verifica che ci fosse sufficiente trippa per gatti, ‘materiale umano’ sufficientemente interessante per la trasmissione televisiva. C’era.

Allora si organizzò questa bella trasferta a Roma: Francesco Carlà, io, Riccardo Cangini, Mario Bruscella. Partiamo a metà pomeriggio da Bologna, con un bell’Intercity (l’Eurostar dovevano ancora inventarlo) direzione: città eterna, Roma.
Mi portai la macchina fotografica reflex. Io a Roma c’ero stato solo una volta, quattro anni prima, per il giuramento da ufficiale di mio fratello (AUC, ufficiale di leva, uno dei peggiori e più svogliati che l’esercito abbia mai avuto) , durante il quale avevo visto poco o niente.
Avevo 20 anni all’epoca.
Questo è Francesco, concentrato nelle chiacchiere di scompartimento, che stava spiegando a qualcuno di noi che la cosa appena stata detta era una boiata.

Questo è Riccardo, in posa ieratica. In verità stava simulando una fattanza generata dalla sigaretta che aveva tra le dita (probabilmente mia, dato che lui non fumava). Elegantissimo in camicia bianca e cardigan.

Questo invece è Mario Bruscella, con addosso una delle sue 2 espressioni. La prima era ‘neutro’. La seconda invece era ‘neutro, ma sto pensando!’.
Mario, talento un po’ disorganizzato ma di fatto geniale, ogni tanto giocava a scacchi. Senza scacchiera. Memorizzando mentalmente la posizione di tutti i pezzi e facendo tranquillamente a meno del ‘lato fisico’.
Io feci le foto.
Arrivammo a Roma e ci sistemammo all’Hotel Clodio, vicino alla sede Rai. 4 stelle, una meraviglia. Ci sistemammo un minimo, poi andammo a cena tutti assieme, anche col giornalista RAI, un altro autore, e due tipe della CTO, una delle quali la figlia di Madrigali, il deus-ex-machina di CTO, al tempo distributore di Simulmondo.
Ristorante romano di qualità, chiacchiere interessanti (insomma, eravamo lì con “gente della televisione!”). Bella serata. Dopo tutti a casa anzi in albergo, dato che la mattina dopo si andava in onda alle 8:30 e quindi la sveglia era per le 6:30.
Io, Mario e Ricky, però, che ci volevamo vedere Roma, decidemmo di spassarcela un po’ in giro.
Così cominciammo a camminare in qua e in là, in una splendida Roma notturna, arrivando a piedi fino a via Conciliazione e Piazza San Pietro, poi di nuovo verso l’Hotel Clodio.
Insomma, arrivammo in albergo massacrati verso le 4 di mattina. Dormimmo un’oretta, ci sistemammo come potemmo, e poi RAI!!!
Questa foto la scattammo prima di uscire. Manifestavamo la nostra volontà di fregarci tutto ciò che era possibile nell’albergo a 4 stelle. Poi invece ci siamo fregati solo gli asciugamani, un classico.
Qui invece è durante la nostra passeggiatona notturna. Chi riesce a dire dove eravamo appoggiati vince un colosseo di peluche.
La mattina, durante la trasmissione, prima ci fu l’intervista in solitaria a Francesco, che fu professionalissimo e, parlando del medium videogioco infilò 3 o 4 volte il termine Simulmondo, poi dopo un po’ fu il nostro turno. Io, Mario e Ricky eravamo sprofondati su un divano, rispondemmo alle varie domande. Ricordo che Mario parlò del giocare a scacchi senza scacchiera, io non ricordo che dissi, Ricky idem non ricordo. Chissà se Riccardo conserva da qualche parte la videocassetta (io l’ho persa in qualche trasloco…).
Durò circa una decina di minuti, forse quindici. Ricordo che terminata la nostra intervista, ci fu il telegiornale della mattina con Badaloni (il giornalista, diventato poi presidente della Regione Lazio) che parlava in diretta a 5 metri da noi. Ricordo anche che il regista, bel pescecanone, finita l’intervista a noi, per fare il simpatico disse ‘bene, possiamo chiamare le ambulanze’. Per portare via questi pazzi, intendeva. Mi ricordo che gli feci una battutaccia brusca o gli dissi diretto che c***o dici, cioè che nell’adrenalina del momento non gliela feci passare.
Poi c’era il secondo autore che se ne saltò fuori dicendo del problema che aveva per fare un servizio in Russia, che non sapeva come portarsi dietro la coca. La sera prima ci era sembrata una persona tanto a modo… mah! Non tanto perchè sniffava, ognuno è sacrosantemente libero di fare quel cavolo che vuole. Ma perchè raccontarlo a noi… boh!
Poi tornammo a Bologna. Era un giorno di metà settimana, perchè mi ricordo che la sera stessa o quella dopo, era giovedì sera e io come al solito andai a ballare al Candilejas, al tempo centro alternativo-musicale di Bologna. E, fantasticamente, la ragazza alla quale avevo cominciato ad andare dietro in quel periodo, aveva visto l’intervista e mi coprì di complimenti, e tante altre belle cose.
Francesco era abituato a essere pubblicato, a fare articoli importanti, interviste importanti. Noi, io, Mario e Ricky, invece no. Non a quel livello. Cioè un conto è l’intervista su the Game Machine. Un altro è la RAI, dove in qualsiasi pulciosa trasmissione, comunque qualche milionata di persone ti vede. Fummo molto contenti, il nostro ego pure. La gita romana fu davvero straordinaria e ancora è nei miei migliori ricordi di Simulmondo.
E così è la storia.
Saludos!
E questo è quanto.

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Ciao a tutti!

Finalmente posso dare l’annuncio ufficiale e fornire i link a un po’ di materiali scaricabili (in coda alla mail)!

Allora… eccoci qui!

Nei prossimi giorni sarà nelle librerie (in quelle che l’avranno richiesto al distributore…) il mio libro ‘Facciamo un videogioco!‘, dedicato ai ragazzi dai 9 anni in su.
192 pagine, illustrato magnificamente dal grande Francesco Mattioli (fumettista di fama, che ha pubblicato con Mondadori, Giunti, Black Velvet) e presentato dal magister in persona… Valerio Evangelisti, che non finirò mai di ringraziare. Non solo per le stupende parole che ha speso in merito al libro, ma anche perchè è leggendo i suoi libri di Eymerich che mi è tornata una voglia insopprimibile e inarrestabile di fare avventure grafiche.

E’ la storia di Roberto, un ragazzino di 11 anni che inizia le medie, trasferendosi con la famiglia in città e provenendo da un paesino di montagna, dove impiegava tutto il suo tempo a volare con la fantasia disegnando mostri e astronavi, leggendo libri e fumetti di fantasy e fantascienza a più non posso.
Ma quando arriva in città conosce i videogiochi… sia attraverso i vari videogiochi giocati dai suoi amici, sia perchè l’insegnante di educazione tecnica decide, come attività, di far realizzare alla classe un videogioco. Adventure!
Gli adventures hanno un ruolo fondamentale, dato che permettono di dare veramente corpo alla propria immaginazione, e hanno una struttura tale che ne rende abbastanza semplice la realizzazione.
Allegato al libro c’è un semplice ma efficacissimo software, l’Inventastorie, che consente di realizzare semplici adventures. Ce n’è una compresa sul cd-rom, totalmente realizzata utilizzando l’Inventastorie e molte immagini tratte dai visuals del progetto Eymerich… insomma un piccolo adventure che si chiama ‘Il mistero della Rocca Oscura’. Decisamente semplice, ma assolutamente fattibile anche da un/a ragazzo/a delle scuole medie.

Non posso negare che, per scrivere la storia, io abbia ripescato a piene mani dalla mia esperienza personale. Ricordo come fosse ieri, anzi un minuto fa, la necessità irresistibile di creare mondi da me inventati; il colpo pazzesco che ebbi quando ‘conobbi’ i videogiochi. E tanto altro…
Spero che il libro possa far capire a tanti ragazzi quanto sia più divertente FARE piuttosto che USARE e basta.

Comunque…

L’11 dicembre 2009, alle ore 18:30, presenteremo il libro presso l’Archivio Videoludico di Bologna, v. Azzogardino numero nonmeloricordo.
Chi è nei paraggi cerchi di fare un salto!
Sarà una bella occasione… e presenteremo in anteprima anche una pre-pre-preview del gioco di Eymerich!

Il libro sarà in vendita a euro 24,90 (con il cd-rom… lo so che non è poco, ma era importantissimo allegare lo strumento per farli DAVVERO poi, i videogiochi!), oltre che in libreria, anche sul sito della casa editrice
http://www.gradozeroedizioni.com/

ma anche sull’Adventures Shop dei ns amici di Adventure’s Planet.
http://www.adventuresplanet.it/
http://www.adventuregameshop.com/

Allego un po’ di links!
estratto dei capitoli 1, 7 e 9
www.koalagames.eu/exchange/Facciamo_un_videogioco_estratto_lungo.pdf

comunicato stampa
www.koalagames.eu/exchange/Comunicato_facciamo_un_videogioco.pdf

il depliantuzzo
www.koalagames.eu/exchange/Volantino_facciamo_un_videogioco.pdf

la cover hi-res
www.koalagames.eu/exchange/Cover_FacciamoUnVideogioco.jpg

Saludos!

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Scritto daadmin il 05/11/2009 in 1993, aziendale, cena, simulmondo, willer con Nessun commento


In coda all’intervista di WOPR a Boka, musicista ultrastrafichitarritstico di Simulmondo, c’era una foto di vari di noi (io sono quello in piedi a destra coi capelli lunghi).
Ebbene, quella foto è stata scattata (insieme ad altre, che devo avere da qualche parte – e che evidentemente anche Boka ancora conserva) la sera della cena aziendale che facemmo a fine 1993 a Simulmondo. Approfitto dell’occasione perchè era un pezzo che volevo parlarne.

Si era appena iniziata l’avventura edicola, nel senso che i primi numeri di Diabolik e Dylan Dog edicola erano stati pubblicati con grande successo, e tutti noi stavamo lavorando alacremente sui vari Tex, Simulman e tutte le altre tante, troppe uscite che ci sarebbero state da lì a poco.
Il ritmo che avevamo preso a livello di intera azienda già era più che robusto, nel senso che tutti noi lavoravamo tutti i giorni sabati e domeniche compresi, dalla mattina alla sera. Ma il peggio doveva ancora venire… ma questa è un’altra storia e la racconteremo un’altra volta.
L’atmosfera, pur se carica di stanchezza e tensione, era ancora più che buona.

Insomma: Francesco organizzò questa cena aziendale alla Trattoria Pontelungo, verso Borgo Panigale, all’estrema periferia di Bologna (dove poi, da lì a un anno, mi sarei trasferito, andando a vivere da solo). Una cenona mega, per tutti gli interni (noi) che in quel periodo erano tanti. Eravamo direi…boh! 25 o 30 persone! C’era anche Alberto (si chiamava così?), l’allampadatissimo neo-direttore marketing di Simulmondo (era meno di un anno che lavorava con Carlà), proveniente dal mondo dell’edilizia. Personaggio totalmente diverso da tutti noi, che però personalmente mi è sempre stato simpaticissimo, pur essendo uno squalo di prima categoria.

Iniziamo a mangiare. E a bere. E mangia. E bevi. E vai di bianco. E vai di rosso. Insomma una megamangiata e una mega bevuta, che prende sempre più il volo (nel senso che eravamo tutti belli ciucchi), fino al caffè e oltre. Fino agli aperitivi.
Ci portano a tavola bottiglie di grappa, whisky, amari, lemoncelli e superalcolici vari.
Ed ecco che Carlà, malefico, la butta lì. “Questa grappa, si beve alla Willer!”. Willer nel senso di Tex Willer. Cioè tutta in un sorso!
Noialtri tutti breschissimi e felici, giù con la grappa alla Willer. E una. E due. E tre. E. E….

Francesco e Alberto, poi, ci raccontarono la mattina dopo, che mentre noi ce la bevevamo tutta (in tutti i sensi), loro invece facevano finta, cioè la portavano alla bocca, facevano il gesto alzando il gomito ben bene, ma fondamentalmente tenevano la bocca chiusa.
Insomma, ci prendemmo un’ubriacatura mostruosa.
Piccolo problema: eravamo tutti con mezzi vari, chi in macchina, chi in moto, chi in vespa. Io ero in vespa.
Michele Sanguinetti stava per addormentarsi, a motore acceso, uscendo dal parcheggio della trattoria. Infilò il viale davanti a Simulmondo in controsenso e entrando nel vialetto della simulmondo rifece con la sua Polo la fiancata alla Panda di Fabio ‘Phoenix’ Belletti. Io ero arrivato indenne a Simulmondo, ma sceso dalla vespa ogni minuto che passava mi ‘saliva’ sempre più.
Tornammo in ufficio per concludere la serata.
Ciro Bertinelli riempì il lavandino coi suoi fluidi gastrici. Io e Michele, che saremmo partiti insieme ad altri nostri amici da lì a pochi giorni per il Guatemala, avemmo visioni mistiche. Eccetera eccetera.
La mattina dopo eravamo tutti a lavorare (a metà mattinata, però), e facemmo una riunione tecnica per nonsocosa. Eravamo devastati, ovviamente.
Notte da leoni, giorno da coXXXX, dice il proverbio.
Se penso a quella notte, ora che mi occupo di educazione stradale, con particolare attenzione ai rischi dell’alcol alla guida, mi vengono i capelli bianchi. Brrrrr… quanto si è cretini a 22 anni (ma anche dopo)!

Comunque non c’è che dire, ci divertimmo da matti. Ma in qualche modo quella sera di eccessi fu un presagio.
Quando tornammo dal Guatemala, era iniziato il 1994 e da lì a poco Simulmondo come la intendevamo tutti avrebbe cominciato a sfasciarsi per gli eccessi sostenuti.

Chissà come sarebbe andata se invece di quella cena tutta eccessi avessimo fatto una sobria cena aziendale natalizia. Chissà. Magari la (piccola) storia dei videogames italiani sarebbe diversa.

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!