Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Scritto da admin il 16/04/2010 in colors, colors party, gruppo zero, mambo con 2 Commenti


Autunno 1994. Appena prendemmo la sede in via Casteldebole, prima che ci portassero sedie, poltrone, scrivanie e altri arredi, e prima di portare tutto l’hardware (che avremmo recuperato in lungo e in largo, anche acquistandone, per allestire il maggior numero di postazioni PC possibili), decidemmo che era il caso di fare una bella inaugurazione: il Colors Party!

Due obiettivi principali: il primo, conoscersi tutti, dato che fino ad allora la maggior parte dei collaboratori di Colors non si conosceva. Alcuni sì, magari provenienti da Simulmondo. La maggior parte però aveva frequentato solamente l’ufficio in casa mia, dove per esigenze pratiche non potevo ricevere e organizzare riunioni tra più di 4-5 persone contemporaneamente. E certamente non allestire postazioni fisse oltre la mia. Insomma, molti di loro non si erano mai incontrati. E valeva la pena quindi di festeggiare l’incontro collettivo!
Il secondo obiettivo era quello di riempire le pareti, ancora candide, di murales e graffiti, a bomboletta e non. L’azienda si chiamava Colors mica per niente!
Tra i collaboratori c’erano vari personaggi dall’ottima mano, pennello e/o bomboletta. Personalmente, io usai pennelli pennellini e pennelloni per dipingere una specie di umanoide alto due metri nella stanza d’entrata. In seguito un paio di mani mutanti e qualche demone sparso.
Soprattutto però c’erano i ragazzi del Gruppo Zero, una squadra di studenti dell’accademia e del Dams che aveva in affitto un grosso spazio in piazza Santa Croce a Bologna, praticamente a 100 metri di dove sta adesso la sede R&S di Koala Games. In questo spazio i ragazzi (e le tante ragazze che li frequentavano) avevano gli alloggi (i letti montati su vari ripiani costruiti con assi di legno e tubi da ponteggio), cucina, e un enorme stanzone un tempo probabilmente adibito a magazzino, ora vuoto, grande circa 10 metri x 20. Insomma uno spazio supermega decisamente cyberpunk.
Dal momento che ci incontrammo (conobbi inizialmente uno di loro, Roman, non mi ricordo tramite chi, e gli feci conoscere il disegno a computer, usando il Deluxe Paint), lo spazio si riempì poi anche di computer e attrezzature varie. Questi ragazzi erano talento allo stato puro. In particolare uno di loro, Elvis detto ‘Mambo’, un ragazzino che disegnava da favola e che era pure un gran lavoratore.
Ogni mese o due i ragazzi organizzavano delle installazioni nello spazio Santa Croce, dove praticamente riallestivano tutto da zero, ridipingendo, costruendo scenografie, di tutto di più. Cito un paio di cose impressionanti che fecero: dipinsero tutto di bianco, e poi graffitarono con la vernice argento sulla parete una specie di motore-murales che circondava tutto lo stanzone. La luce era intermittente, si passava dal buio pesto alla luce sparata ogni mezzo secondo. Muoversi nello stanzone era allucinante, sembrava di vivere col frame-rate ridotto!
La seconda installazione era invece composta principalmente da un pavimento interamente tappezzato da copertoni distesi su un lato (sui quali camminare era piuttosto avventuroso) e l’aria zeppa di fumogeni. In mezzo a tale fumana si muoveva forsennatamente una creatura con la maschera antigas (che era Mambo).
Insomma questo era il Gruppo Zero. E Colors si compose inizialmente di svariate persone del genere.
Durante il Colors Party quindi tutti conobbero tutti, e ognuno prese un pezzo di muro per affrescarlo, con la musica a palla e birra a volontà. Durò tutta la giornata, fino alla sera. A ora di pranzo, eravamo ancora solo una ventina, mia madre preparò per tutti (portandole da casa) le lasagne. Mia madre ora ha perso qualche colpo (le tagliatelle al ragù migliori del mondo sono comunque tuttora le sue) ma al tempo era una cuoca super, capace di far impallidire qualsiasi servizio catering!
Chi si dedicava a dipingere ed affrescare ebbe tutta la giornata piena (ci si mette del tempo a riempire 4-5 metri quadrati di pittura!), con interruzioni e variazioni di sistemazione, uno faceva un pezzo dell’altro, insomma come capitava. Ma il risultato era fotonico! Chi non dipingeva invece si dedicava al puro cazzeggio, a scrivere, a conoscersi.
Il Colors Party, del quale cercherò di recuperare qualche immagine (almeno degli affreschi ai muri), durò fino a notte. Alla sera arrivò davvero tanta gente, ospiti amici e avventori vari. La voce era girata (magica Bologna a metà anni ’90) e, nonostante fossimo davvero fuori mano, la sede si riempi di persone e la festa divampò. Uno spasso.
Seppi in seguito che molti dei ragazzi e delle ragazze venuti a trovarci non avevano capito che si stesse inaugurando un’azienda. Pensavano piuttosto all’apertura di un nuovo spazio, un altro centro sociale occupato o qualcosa del genere.
E invece no! Quella era Colors! I giorni successivi (dopo esserci ripresi) portammo i computer, arrivò il mobilio ecc, e cominciammo a lavorare. Ancora prima di capire esattamente cosa volessimo fare.

Saludos!

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2 Responses to VITA DI VIDEOGIOCHI/57: Colors Party

  1. Anonymous

    16/04/2010 - 23:37
    1

    '..cominciammo a lavorare. Ancora prima di capire esattamente cosa volessimo fare.'

    Minchia,inquietante dal punto di vista imprenditoriale sapendo quanti soldi ci stavi mettendo! ;)
    Beh ,credo ne sia comunque valsa la pena!
    Ciao Ivan!
    Roberto C.

  2. Ivan Venturi

    17/04/2010 - 14:32
    2

    Col senno di poi, certamente ne è valsa la pena. Ora chissà cosa farei se non avessi fatto Colors. All'epoca avevo 24 anni, mio fratello 27, e molte delle scelte che facevamo non erano dettate dal calcolo imprenditoriale ma dall'istinto, dal cuore. Colors era per noi la risposta a tutto ciò che non era andato bene fino a quel momento, per quanto perfettibile era il nostro modo 'nuovo' di fare impresa. E considerando quanto 'pazzi' eravamo (perchè eravamo decisamente folli, come tu hai notato), Colors riuscì comunque a raggiungere traguardi più che onorevoli.
    In quel momento eravamo sufficientemente consapevoli di non essere consapevoli in maniera sufficiente (sembra un gioco di parole ma non lo è!), però decidemmo lo stesso, tutti, di lanciarci.
    Certo fu un bel dissanguamento economico (in verità appena iniziato… leggerai nei prossimi post), ma d'altronde nella vita ci sono dei momenti che o fai o non fai. Noi decidemmo di fare. Fare videogiochi, appunto!

    Un'ultima considerazione riguardo a quel periodo. Mi viene da pensare: se tutto ciò che fu allora fosse successo oggi, come sarebbero andate le cose. Diversamente. Colors nacque anche da una necessità di aggregazione, per poter lavorare tutti assieme. Internet non era ancora abbastanza 'potente' per consentire un serio lavoro di team a distanza. Per far fermentare le cose, era necessario essere fisicamente vicini, altrimenti sai che difficoltà a lavorare spedendosi i dischetti della grafica via posta!
    Ora con internet è TOTALMENTE diverso. Anche per questo il fermento culturale e tecnologico è più 'virtuale', meno 'sociale' di allora. E' la tecnologia, baby.

    Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!