Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Guidato dall’odore di polvere e di vecchia carta, ho riscovato una cosa che ho aperto poco negli ultimi 25 anni.

Ecco qui un po’ di pagine scannerizzate da un quaderno di appunti del 1985. E’ parte dello storyboard (chiamiamolo così) di quello che sarebbe dovuto essere Columbus Race, cioè il videogioco di esplorazione spaziale e corse in monorotaia col quale mi ripresentai a Francesco Carlà dopo i videogiochi più amatoriale quali Tortuga Race, Ruba & Fuggi e Fuga da Kreon 3 (che grazie al portale Ready64 -mitico Rob- sono disponibili online per emulatore).

Nelle varie immagini trovate bozzetti di astronavi, i volti (divisi in ‘caratteri’ multicolor) dei personaggi selezionabili, progettazione dei vari cruscotti, visual di gameplay, appunti sul codice. Per chi fosse curioso, cliccate e vedete i vari dettagli delle pagine… appunti vari, alcuni dei quali che solo chi ha avuto esperienza 8bit potrà comprendere.

Saludos!

Scritto daadmin il 29/01/2010 in 1993, dimissioni, fine, simulmondo con Nessun commento


Rieccoci qui!

Ero rimasto alla comunicazione formale delle mie dimissioni.
Dopo averle sottoposte a Francesco, che in un primo momento la prese piuttosto male ma che poi comprese le mie motivazioni, iniziai a comunicarlo piano piano ai vari collaboratori interni e poi agli esterni, con la precedenza ovviamente ai responsabili dei vari settori. Cioè agli amici più stretti.
Più o meno cadde la mandibola a tutti. Non si riteneva possibile che io potessi abbandonare Simulmondo, essendone da sempre uno dei pilastri e il più convinto sostenitore.
Aleggiava ovviamente anche una sorta di preoccupazione. Cosa sarebbe successo se io me ne fossi andato?

In me l’idea/decisione che era nata durante quella riunione di addio con Ciro, Stefano e Cristian, aveva attecchito rapidissimamente. Quando cominci a pensare la vita in un modo diverso, migliore, e capisci che è a portata di mano, è difficile poi allontanarsi da tale idea.
Io cominciavo a pensare: finita di stress, finita di 7 giorni su 7, finita di iperlavoro, finita di responsabilità. E naturalmente: finita di essere il direttore di produzione di una società conosciuta e stimata, finita di aver la possibilità di parlare un giorno con Disney e un altro con la Bonelli, finita di una visione dall’alto del panorama. Finita con una cosa che era stata la mia passione principale per otto anni.
Però i pro della decisione superavano ampiamente i contro. L’idea di uscire da quel vortice diventava sempre più allettante. Quindi comunicai in via definitiva le mie dimissioni.
Non ne avevo parlato praticamente con nessuno. Francesco fu il primo a saperlo.
Impossibile descrivere la sensazione di sollievo pazzesca che ne seguì. Quasi uno shock. Avevo cominciato a 15 anni a lavorare a certi ritmi e certi livelli, praticamente ero cresciuto con l’ombra costante dello stress da scadenza, dell’insuccesso, del timore di non farcela. Conoscevo perfettamente quella sensazione di amaro unita a una perenne contrazione alla bocca dello stomaco, dovuta alla paura di non farcela.
Era tutto finito.
Vedevo i prodotti che si stavano chiudendo e che sarebbero andati in edicola nei mesi successivi, e in essi già alcune parti non dipendevano più da me: per motivi pratici non aveva senso che li seguissi io. Smisi di ‘soffrire’ nel vedere le ultime (scarse) produzioni edicola.

Nel frattempo, era primavera a Bologna. Bologna, che penso in quegli anni sia stata il paradiso in terra. Io e i miei amici contammo, sul finire di quella primavera, ben 13 posti in cui si poteva andare gratis, pagando poco una birra, incontrando un mucchio di gente e ascoltando musica super-all’avanguardia e super-alternativa.
Normalmente, io aprivo sempre l’ufficio e tendevo ad arrivare prima di tutti, e spesso a chiuderlo. E a esserci sempre il sabato e la domenica.
Cominciai a prendermela più con calma e a godermi i miei 23 anni.

Non fu facile tutto ciò che seguì alla comunicazione delle dimissioni. Si attivò il passaggio delle consegne per tutto ciò che era di mia competenza. L’idea era che dopo avrei continuato come collaboratore esterno, ben conoscendo tutto il sistema ed essendo in grado di produrre praticamente in autonomia i videogiochi che pubblicavamo al tempo. Produrli poi consegnarli alla struttura interna. Però le cose non andarono lisce, e la mia collaborazione si interruppe bruscamente.
Mi misi davvero in proprio a fine 1993. Ma questa è un’altra storia.

Cosa andò storto in Simulmondo? Tante cose. C’erano difetti strutturali, sia derivanti dalle decisioni strategiche prese, sia da impostazioni strutturali della produzione, di mia responsabilità. I ‘videogiochi edicola’, che costrinsero la struttura a un superlavoro e che portarono un successo immediato e per certi versi fatuo, fecero esplodere il bubbone. Bubbone che forse senza ‘videogiochi edicola’ non ci sarebbe stato. Forse è stato meglio così. O no?

Dal 1992, quindi da un anno circa prima che lasciassi la Simulmondo, Francesco aveva (giustamente) insistito per realizzare un ‘manuale’ dell’azienda, praticamente una sorta di autocertificazione ISO9000 artigianale. Compilammo una marea di documenti per definire le procedure, le responsabilità ecc. La direzione era giusta. Ma, come avviene spesso, furono i ‘dettagli’ a fregarci. La gestione del personale era quel che era, i pagamenti ai collaboratori esterni pure, gli investimenti in analisi praticamente zero. Infine vi fu la sopravvalutazione del successo di un prodotto che aveva via via sempre più scarsa qualità.

Già a inizio 1993 erano cambiate molte cose. Boka e Michele Sanguinetti erano esterni. Michele aveva tra l’altro iniziato a cimentarsi (con risultati eccellenti) nella grafica 3D. Stava partendo un altro progetto, ‘Time Runners’, per la Fabbri Editori. Il design iniziale di quella produzione è praticamente l’ultima cosa che ho fatto in Simulmondo. Però non vidi mai il primo master. Cioè, lo vidi ma non ‘dal di dentro’.

Che aria in Simulmondo, nella primavera del 1993! Pesante! Molto dura continuare a lavorare gomito a gomito (per il tempo che rimane) quando ti rendi conto che le strade ormai si sono separate.
Comunque, sono passati ben 17 (diciassette!!!! ammazza quanto sono vecchio!) anni da allora, ed è davvero assurdo e inutile polemizzare su quanto accadde.
Penso che si debba ricostruire, in linea generica, i fatti, per l’interesse e il divertimento di quelli che leggono, magari sperando di fornire un quadro generale sul cosa significasse FARE VIDEOGIOCHI a quei tempi.
Anzi: FARE VIDEGIOCHI ITALIANI.

…Continua sul prossimo post!

Saludos!

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Scritto daadmin il 25/01/2010 in 1993, fine, simulmondo con 1 Comment


Si avvicina la Reunion Simulmondo.
E’ ora di addentrarsi nella fase oscura dell’ultimo periodo di gloria di Simulmondo!
Non è un tema del quale mi fa piacere parlare. Per niente. Rievoca un periodo molto doloroso, in tutti i sensi. Anche fisici, vista la fatica assurda che ne fu parte.

Eravamo rimasti alla fine del ’92. Dylan Dog e Diabolik erano appena andati in edicola, con grande successo di vendite e grande attenzione da parte di tutti. Questo, come già scritto, generò un impulso che portò all’acquisizione di altre licenze. E così arrivò Tex. Poi i Marvel. E nacque pure Simulman.
I primi tre numeri di Diabolik e Dylan Dog li avevamo potuti realizzare per benino, dedicandoci quasi un anno (insieme ovviamente a varie altre cose). Entrati nel tritacarne dell’edicola, i tempi si fecero ben differenti.

Un pomeriggio, mi sembra prima che finisse il 1992, ci fu una riunione plenaria nell’ufficio di Francesco. Ordine del giorno: gli obiettivi di produzione di tutte le nuove serie.
Eravamo tutti lì. Il mio ruolo di direttore di produzione era quello di mettere in pratica ciò che era necessario per rispettare gli obiettivi, qualsiasi essi fossero. Non ero morbido nel trattare le persone, anzi. Io lavoravo moltissimo, a ritmi infernali, e più o meno pretendevo lo stesso dagli altri, sia per mia volontà, sia perchè quello era ciò che dovevo fare. Insomma: tra le varie cose che facevo, c’era anche quella di fare il sergente. Avevo 22 anni.

Da vari mesi l’aria non era delle migliori e andava via via peggiorando. Si era creata una consuetudine di pressione. Si tendeva a correggere gli errori altrui tramite ‘cazziatoni’. Ecco una parola che si usava spesso, spessissimo, e che si applicava frequentemente.
Io ricevevo cazziatoni, poi io facevo cazziatoni ai vari responsabili, che a loro volta facevano i cazziatoni ai collaboratori. Una catena allucinante della quale io ero l’anello numero 2.
Nella riunione di cui sopra vennero comunicati gli obiettivi, che erano la realizzazione di 38 (trentotto. Lo ripeto TRENTOTTO) master, tra PC e Amiga, tra Dylan Dog, Diabolik, Tex, Simulman, e se non erro stava pure partendo Time Runners.
Dicevamo: 38 videogiochi da realizzare. In quanto tempo? 2 mesi di reale tempo operativo. Ripeto: 2 (due) mesi. Quindi un totale di circa 60 giorni.
Non sto scherzando!

I termini della proposta di produzione furono questi: chi non era d’accordo a reggere a tutti i costi la superproduzione che ne sarebbe derivata sarebbe stato libero di andarsene.
In quella fase, io non ci pensai neanche un secondo. Quello era da fare, quello avrei fatto. Ma non tutti la pensarono allo stesso modo.

Michele Sanguinetti, lead artist, e Gialuca “Boka” Gaiba, musicista, dissero che non erano d’accordo. L’andazzo già da tempo non stava piacendo. Mighel e Boka furono i primi a spezzare la catena.
Quello che era stato dato era un aut-aut. Fu chiesto loro quindi di dare le dimissioni.
Indovinate un po’ chi le dovette richiedere, queste dimissioni? Il sottoscritto.
Questo fece scricchiolare anche le mie convinzioni. Michele era (ed è) uno dei miei migliori amici, siamo cresciuti assieme, ed è una persona davvero rara, completamente integra. Oltre ad essere un talento naturale.
Insomma: chiedere le dimissioni al tuo migliore amico ti fa rendere conto che qualcosa non va. Decisamente non va.

Michele e Boka iniziarono, con l’anno nuovo (1993) l’attività come collaboratori esterni, non più come responsabili del loro settore di produzione. Decisamente non vi fu interesse a conservare le professionalità che si erano acquisite. La considerazione qualitativa del prodotto balzò all’ultimo posto in classifica, contava solo la quantità.

Con una fatica pazzesca, facendoci tutti un mazzo quadrato (dormendo poco e lavorando praticamente sempre), riuscimmo a stare nell’obiettivo del ’30 aprile 1993′, i 38 videogiochi in due mesi operativi. Molti di essi vennero davvero brutti. Funzionanti, ma davvero brutti. Brevi, poco curati. Mostravano tutto il poco amore che era stato dedicato loro. Li ricordo come i peggiori videogiochi ai quali io abbia mai partecipato.
Noi eravamo una struttura di produzione che aveva elevato l’empirismo a principio. Se per fare 2 cose ci mettevamo 2 ore, per farne 4 ce ne mettevamo 4. Non avevamo la possibilità di fare una analisi di sistema e riorganizzare la produzione. Non ce n’era il tempo.
Comunque, raggiungemmo l’obiettivo. I 38 videogiochi erano fatti. Ma era solo l’inizio.

Ciro Bertinelli (responsabile del montaggio e grafica 3d … sicuramente sbaglio qualcosa! i neuroni sono quelli che sono…), Stefano Balzani (responsabile programmazione), Cristian Bazzanini (responsabile storyboard) vennero nel mio ufficio chiedendomi di parlare. Facemmo al volo questa riunione che dalle facce dei ragazzi non portava certo belle sorprese.
E infatti fu un colpo. Ciro, Stefano e Cristian mi dissero che avrebbero terminato la loro collaborazione e che giudicavano chiusa l’esperienza Simulmondo, specialmente visti gli ultimi mesi. Per correttezza verso l’azienda avevano deciso di fare tutto il possibile per raggiungere l’obiettivo del 30 aprile. Ma raggiunto tale obiettivo, la cosa si sarebbe dovuta chiudere.
Io rimasi di sasso e mi cadde un pezzo di mondo addosso. Soprattutto perchè erano Ciro, Stefano e Cristian.
Stefano Balzani era mio carissimo amico, ormai era da quattro anni che lavoravamo iperproficuamente assieme, fin dai tempi del C64, e la mia stima professionale era altissima.
Con Ciro Bertinelli era da meno tempo che collaboravamo. Aveva iniziato con una specie di stage, qualche anno prima, ma, essendo dotato di un’intelligenza fuori dal comune, ed essendosi inoltre specializzato nella grafica 3D, era diventato responsabile di settore, e anche con lui, come con l’altrettanto valido Cristian, eravamo diventati amici. Non conoscenti o colleghi. Amici.
Io ci rimasi quindi di sasso e, se non ricordo male, non provai più di tanto a dissuaderli, ben rendendomi conto della gravità della situazione.

La ‘nostra’ Simulmondo era finita. Quel pomeriggio, dentro di me, decisi che anche la mia vita simulmondiana avrebbe presto avuto un termine.
Per me la faccenda era più complicata. Non bastava un mese, un mese e mezzo di preavviso, per passare delle consegne complicate e che non c’era mai stato tempo di trascrivere o definire precisamente.

Se l’aria prima era tesa, dopo diventò proprio mesta.

Me ne andai da Simulmondo tre mesi dopo la riunione con Ciro, Stefano e Cristian, passando le consegne del mio ruolo a Ricky.

Quando dissi a Francesco, con largo anticipo, che intendevo andarmene, la reazione non fu delle migliori. Io ci rimasi piuttosto male, dato che alla Simulmondo avevo dato otto anni di impegno totale. Inoltre avevo un problema famigliare che mi stava rendendo difficile il non poter mai avere orari normali.
Infine, non ce la facevo davvero più. Ero esausto, fisicamente e spiritualmente.

Concludo al prossimo post!….

saludos!

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Scritto daadmin il 05/11/2009 in 1993, aziendale, cena, simulmondo, willer con Nessun commento


In coda all’intervista di WOPR a Boka, musicista ultrastrafichitarritstico di Simulmondo, c’era una foto di vari di noi (io sono quello in piedi a destra coi capelli lunghi).
Ebbene, quella foto è stata scattata (insieme ad altre, che devo avere da qualche parte – e che evidentemente anche Boka ancora conserva) la sera della cena aziendale che facemmo a fine 1993 a Simulmondo. Approfitto dell’occasione perchè era un pezzo che volevo parlarne.

Si era appena iniziata l’avventura edicola, nel senso che i primi numeri di Diabolik e Dylan Dog edicola erano stati pubblicati con grande successo, e tutti noi stavamo lavorando alacremente sui vari Tex, Simulman e tutte le altre tante, troppe uscite che ci sarebbero state da lì a poco.
Il ritmo che avevamo preso a livello di intera azienda già era più che robusto, nel senso che tutti noi lavoravamo tutti i giorni sabati e domeniche compresi, dalla mattina alla sera. Ma il peggio doveva ancora venire… ma questa è un’altra storia e la racconteremo un’altra volta.
L’atmosfera, pur se carica di stanchezza e tensione, era ancora più che buona.

Insomma: Francesco organizzò questa cena aziendale alla Trattoria Pontelungo, verso Borgo Panigale, all’estrema periferia di Bologna (dove poi, da lì a un anno, mi sarei trasferito, andando a vivere da solo). Una cenona mega, per tutti gli interni (noi) che in quel periodo erano tanti. Eravamo direi…boh! 25 o 30 persone! C’era anche Alberto (si chiamava così?), l’allampadatissimo neo-direttore marketing di Simulmondo (era meno di un anno che lavorava con Carlà), proveniente dal mondo dell’edilizia. Personaggio totalmente diverso da tutti noi, che però personalmente mi è sempre stato simpaticissimo, pur essendo uno squalo di prima categoria.

Iniziamo a mangiare. E a bere. E mangia. E bevi. E vai di bianco. E vai di rosso. Insomma una megamangiata e una mega bevuta, che prende sempre più il volo (nel senso che eravamo tutti belli ciucchi), fino al caffè e oltre. Fino agli aperitivi.
Ci portano a tavola bottiglie di grappa, whisky, amari, lemoncelli e superalcolici vari.
Ed ecco che Carlà, malefico, la butta lì. “Questa grappa, si beve alla Willer!”. Willer nel senso di Tex Willer. Cioè tutta in un sorso!
Noialtri tutti breschissimi e felici, giù con la grappa alla Willer. E una. E due. E tre. E. E….

Francesco e Alberto, poi, ci raccontarono la mattina dopo, che mentre noi ce la bevevamo tutta (in tutti i sensi), loro invece facevano finta, cioè la portavano alla bocca, facevano il gesto alzando il gomito ben bene, ma fondamentalmente tenevano la bocca chiusa.
Insomma, ci prendemmo un’ubriacatura mostruosa.
Piccolo problema: eravamo tutti con mezzi vari, chi in macchina, chi in moto, chi in vespa. Io ero in vespa.
Michele Sanguinetti stava per addormentarsi, a motore acceso, uscendo dal parcheggio della trattoria. Infilò il viale davanti a Simulmondo in controsenso e entrando nel vialetto della simulmondo rifece con la sua Polo la fiancata alla Panda di Fabio ‘Phoenix’ Belletti. Io ero arrivato indenne a Simulmondo, ma sceso dalla vespa ogni minuto che passava mi ‘saliva’ sempre più.
Tornammo in ufficio per concludere la serata.
Ciro Bertinelli riempì il lavandino coi suoi fluidi gastrici. Io e Michele, che saremmo partiti insieme ad altri nostri amici da lì a pochi giorni per il Guatemala, avemmo visioni mistiche. Eccetera eccetera.
La mattina dopo eravamo tutti a lavorare (a metà mattinata, però), e facemmo una riunione tecnica per nonsocosa. Eravamo devastati, ovviamente.
Notte da leoni, giorno da coXXXX, dice il proverbio.
Se penso a quella notte, ora che mi occupo di educazione stradale, con particolare attenzione ai rischi dell’alcol alla guida, mi vengono i capelli bianchi. Brrrrr… quanto si è cretini a 22 anni (ma anche dopo)!

Comunque non c’è che dire, ci divertimmo da matti. Ma in qualche modo quella sera di eccessi fu un presagio.
Quando tornammo dal Guatemala, era iniziato il 1994 e da lì a poco Simulmondo come la intendevamo tutti avrebbe cominciato a sfasciarsi per gli eccessi sostenuti.

Chissà come sarebbe andata se invece di quella cena tutta eccessi avessimo fatto una sobria cena aziendale natalizia. Chissà. Magari la (piccola) storia dei videogames italiani sarebbe diversa.

Saludos!

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Scritto daadmin il 05/11/2009 in amiga, boka, musica, simulmondo con Nessun commento


BOKA!!!!!!
Segnalo l’intervista su WOPR BOX (per chi non avesse letto il 16° commento all’ultimo post)
a GIANLUCA ‘BOKA’ GAIBA, mitico musicista della Simulmondo (e non solo).
http://woprbox.blogspot.com/2009/11/intervista-gianluca-gaiba.html

Un tuffo carpiato nel passato!

La produzione musicale di Boka era inestimabile: storyboard sottomano del videogioco da realizzare, perdevamo un’oretta a discuterne, sentivamo un po’ di pezzi che potevano essere un riferimento sonoro (per esempio usammo One degli U2 come riferimento sonoro per la stratosferica musica finale di Diabolik 1… che ancora sono in grado di fischiettare -male, perchè sono impedito- da quanto me la ricordo bene!) e poi Boka si metteva al lavoro nel suo studio, che era in mezzo (letteralmente) al magazzino di Simulmondo, in una stanza piuttosto buia ma perfetta allo scopo. E le cose che saltavano fuori erano, normalmente, strepitose al primo colpo.

Altro pregio di Boka era quello di portarci a conoscenza di un sacco di musica supermega… era il periodo ‘grunge’ e noi ce lo stavamo assaporando in pieno. E Boka che mi fece conoscere i Primus, i Fugazi…

A proposito, Wopr: riesci a scovare da qualche parte un link con le simulmusiche di Boka?

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MUSEO DEL FLIPPER
Mi permetto di segnalare (e sostenere con tutte le mie forze) la petizione che ha avviato Federico ‘Wiz’ Croci per l’istituzione del Museo del Flipper a Bologna. Wiz, come dice il nicknome, è un mago e conosco personalmente la vastità e qualità della sua collezione di flipper, che intende mettere a disposizione della comunità. Meglio di così…
Sembra che l’amministrazione bolognese sia piuttosto disponibile, bisogna quindi sottoscrivere, sottoscrivere, sottoscrivere la petizione, e fare avere i fogli firmati a Wiz.

Allego messaggio di Wiz:
Bologna, lunedì 2 novembre 2009 (ore 21.03)Salve a tutti!La presente per portare a conoscenza della raccolta firme chel’Associazione no-profit Tilt! ha iniziato, su suggerimento delPresidente della Commissione Cultura del Comune di Cultura.Se interessati a partecipare, trovate tutte le informazioni del casoalla pagina sottoindicata; possono comunque firmare tutti, residenti aBologna o meno, italiani o no, purche’ maggiorenni. E’ sufficientestampare uno o piu’ moduli come li trovate nella pagina in questione,ed inviarli una volta completati alla casella postale indicata nelmodulo stesso.La raccolta firme e’ partita da circa una settimana, siamo gia’intorno alle 350 firme, procediamo ancora per almeno un mese o piu’.Stiamo anche partecipando a diverse iniziative pubbliche (NottiBianche, ecc) con un flipper da far giocare gratuitamente, perraccogliere firme anche da semplici simpatizzanti o cittadini ignaridell’esistenza di tale collezione.Se siete a conoscenza di eventi nei quali potremmo essere presenti,con o senza flipper, fate sapere!Per ogni informazione, chiedete pure!http://www.tilt.it/flipper_pinball/firma_per_il_museo_del_flipper/
Grazie,–Federico Croci
tel. 3356648558mailto:3356648558wiz@tilt.it
http://www.tilt.it/

Saludos!

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!