Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Anni ’80. Si diffondono anche le consolle, strumento casalingo per videogiocare sul proprio televisore senza dover inserire a ogni partita il gettone o le 200 lire. Atari 2600, Mattel Intellivision, Colecovision e altre: su di esse, con un costo medio piuttosto alto (50000 lire), si poteva giocare senza limiti a questo o quel videogioco. Che difficilmente era bello come quelli delle sale giochi. Però era di utilizzabilità illimitata e questo cominciò a modificare anche il concept dei giochi, dato che non era più importante che la partita durasse il meno possibile e che la difficoltà fosse esponenziale con l’aumentare del livello di gioco. Nacque quindi il senso dell’esplorazione.

Sempre verso i primi anni ’80, grazie a mio fratello Mirko, appassionato e studioso del lato ‘tecnico’ dei videogiochi (dopo tanti anni si sarebbe laureato con una tesi dedicata proprio alle interfacce dei videogiochi e al loro contributo alla crescita dell’utilizzabilità degli strumenti informatici), ebbi la fortuna di aver da subito un’infarinatura del funzionamento dei computer. Quando poi mio fratello (più grande di oltre tre anni, quindi più o meno avanti di un ciclo scolastico rispetto a me, che frequentavo le medie) arrivava a casa con i suoi amici (tra i quali Stefan Roda, vedi nei link qui sotto…) con il computer del tale che l’aveva prestato per una settimana al tal’altro, vidi cosa significava programmare, cioè aver la possibilità di creare i mondi immaginari così tanto agognati. Era solo uno ZX81, ma allo stesso modo casa nostra cominciò a riempirsi delle prime riviste di informatica, piene di listati da ricopiare a video con tanta pazienza per ottenere una slot machine, uno Space Invaders embrionale con le lettere al posto degli alieni, o un labirinto composto da linee dove uno ‘zero’ doveva trovare l’uscita.
Pochissima memoria a disposizione, meno di quella che adesso occupa l’immagine di un’icona del sistema operativo. Ma pur sempre uno spazio virtuale dove poter costruire con i propri mattoni digitali.

Era finalmente cominciata anche da noi (dato che in America e Inghilterra era già iniziata da oltre un lustro) l’era degli Home Computer. Sinclair ZX80, ZX81, Commodore PET, Texas Instruments, VIC 20 e poi gli storici Commodore 64 e Sinclair Spectrum, e altri destinati a durare il tempo di una stagione commerciale. L’Apple II, che in America era ormai diffusissimo, qui da noi non ebbe lo stesso successo, forse anche per il costo più elevato, e si presentò da subito come homecomputer per utilizzi particolari, grafica, musica o wordprocessing. Una macchina certamente ricca di caratteristiche e intuizioni che avrebbero fatto la storia, come il sistema operativo concepito a finestra, idea poi ripresa nel mondo pc da Microsoft con Windows.

Il computer ormai non era più solo una cosa che si trovava alla NASA o nei bunker del Pentagono. Era nelle case di tutti, o meglio, di tutti quelli che potevano permetterselo. Infatti ci si trovava magari di pomeriggio a casa di quell’amico (beato!) il cui padre aveva comprato il Commodore 64 e un paio di (audio)cassette piene di videogiochi amatoriali, o dallo zio di quell’altro che ci lasciava armeggiare un pomeriggio intero alla tastiera del VIC20. Per esempio si tentava di risolvere l’avventura testuale ‘The Count’ di Scott Addams, completamente in inglese. Quindi, armati di vocabolario oltre che di logica e inventiva, io e i miei amici cercavamo di scoprire come superare gli enigmi e salvarci dal vampiro (il conte) che infestava l’antica casa. Per noi era un’esperienza senza precedenti, il gioco al quale avevamo sempre sognato di giocare.

Fu allora che cominciai a immaginare i giochi che mi sarebbe piaciuto fare. Avventure (Adventures), naturalmente. Altro che fumetti: qui si trattava di un modo completamente nuovo, con un potenziale inimmaginabile, per creare storie. E che storie!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!