Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Scritto daadmin il 28/12/2008 in 1984, bilal, c64, fumetti, metal hurlant, pazienza, umanoidi con Nessun commento


1984: erano arrivati l’anno del futuro immaginato da Orwell, la fine delle scuole medie e finalmente il mio quattordicesimo compleanno. Ero un piccolo ragazzino occhialuto e coi capelli incolti appiccicati alla fronte (un nerd, insomma) che finalmente poteva entrare in tutte le sale giochi del mondo!
L’altra mia passione oltre i videogiochi, cioè i fumetti, non era comunque sopita, grazie anche al fatto che avevo molti amici appassionati allo stesso modo. Uscivano in Italia nuovi tipi di fumetti, gli Umanoidi, Pilot, Metal Hurlant, Totem. Fantascienza e fantasy come non si era mai vista né scritta, che avrebbe rivoluzionato il concetto classico di fiction con la potenza trasgressiva del sex, drugs and rock’n roll. Moebius, Caza, Bilal, Corben: gli artisti del nuovo rinascimento.
Andrea Pazienza, Tamburini, Liberatore, Scozzari, Igort, cioè i rivoluzionari protagonisti della ‘scuola bolognese del fumetto’, che creò un nuovo tipo di cultura, li scoprii solo anni più tardi. In quel momento erano troppo trasgressivi per i miei gusti, troppo punk. Io in fondo ero ed aspiravo ad essere solo un semplice nerd.
Due parole sul termine nerd, che meglio di tutti descrive tanti ragazzini simili a me.
Il nerd era il classico ragazzo bruttarello, rigorosamente con gli occhialoni, spesso intelligente e tendente allo studioso (quasi secchione) con un umorismo tra l’infantile e il demenziale, e una certo disprezzo e disinteresse del (proprio) aspetto fisico. Rigorosamente timido, con una vita sociale molto ridotta. Insomma un po’ disadattato.
All’orizzonte spuntò una remota possibilità di poter avere finalmente un computer tutto mio. Un’azienda bolognese promosse una serie di borse di studio per quelli che avessere superato con ‘ottimo’ l’esame finale. Una borsa di studio che avrebbe consentito alle limitatissime finanze della mia famiglia di sostenere l’acquisto del computer. Me lo feci promettere solennemente da mia madre: se vinco la borsa di studio si compra il computer.
Passai l’esame con ottimo insieme ad altri, e un bel giorno vidi nella cassetta della posta la fatidica busta arancione inviata dalla scuola, che già conoscevo dato che mio fratello la riceveva regolarmente (le sue erano però destinate a ben altre necessità), chiamai immediatamente mia madre al lavoro per ricordarle la promessa.
Dopo qualche mese, finalmente io e mio fratello avevamo il nostro Commodore 64. Da lì a poco sarebbero cominciati a uscire i primi computer a 16 bit, come l’Amiga della Commodore o l’Atari ST, ma non importava. Quello era il computer che desideravamo.

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!