Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Scritto daLuca Papale il 12/04/2012 in arcade, indie, Interviste, svilupparty con Nessun commento


Dopo Luca Antonini di Officina Indie, Fare Videogiochi è lieta di presentarvi Domiziana Suprani di Studio Evil!

Senza ulteriori preamboli, passo subito la parola alla nostra referente…

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Scritto daIvan Venturi il 13/02/2011 in indie, indiegames, svilupparty con Nessun commento


Stanno succedendo un sacco di cose, nel piccolo (per ora) ma agitato mondo videoludico italiano!

Davvero, sono vent’anni che non vedevo un fermento del genere, e vent’anni che non vedevo anche così tante possibilità, tanti avvenimenti, che portano tutti in un’unica direzione. Quella che finalmente permetterà al panorama videoludico italiano (perchè è di VIDEOGIOCHI ITALIANI che stiamo parlando) di affermarsi, in primis all’interno dell’Italia e del panorama italiano stesso, in secundis internazionalmente.

Ci sono varie cose che noto:

- ovunque mi giro scopro piccoli team, aziende piccole (tipo la mia) e piccolissime, giochi originali, gente iperpreparata, esperienze consolidate. E vedo pochi egomaniaci, poca gente supergasata che crede di essere chissachì. Invece tanti ragazzi (e uomini) in gamba, semplici, che dicono le cose come stanno, nel bene e nel male, che non hanno difficoltà di nascondere i propri problemi nè a presentare oggettivamente le proprie qualità. Persone oneste, sia praticamente sia intellettualmente.

- costituzione di associazioni di sviluppatori concrete, effettive. Di aziende piccole ma con un bilancio serio. Di questo ci saranno presto grosse novità;

- eccezionali possibiliìtà nuove sia a livello tecnologico che distributivo;

- un sacco di buon senso in tutte le persone che incontro, un sacco di voglia di fare. Non voglio fare la figura della giovane marmotta ottimista, ma rispetto all’atmosfera acida e pippaiola che ho sempre visto nel settore videoludico (dal quale scappai tempo fa), ora è tutto totalmente diverso;

- un grandissimo fermento culturale, il videogioco che non è più una cosa solo per appassionati, ma anche per adulti non giocatori, per le scuole, per maschi e per femmine.

- strumenti di sviluppo rapidi ed economici

- un bel po’ di lavoro in giro, budget intercettabili

Mi stanno scrivendo vari gruppi indie che presenteranno allo Svilupparty le loro produzioni e le loro esperienze. Allo Svilupparty ci saranno come già detto anche molte aziende, da piccolo in giù, ci saranno un sacco di possibilità di connessione.

Credo che la cosa importante, pur facendo ognuno quello che ritiene meglio per i propri interessi, sia che facciamo tutti sistema. Appassionati, sviluppatori singoli, microaziende, aziendine, aziendotte, sviluppatrici, appassionate, bloggettari, eccetera. FARE SISTEMA. Ampliare la rete delle conoscenze, scambiare le informazioni, creare collaborazioni, migliorarsi a vicenda, consolidarsi a vicenda.

Credo che alla fine sia davvero una questione molto semplice. Si tratta di non perdere tempo in cazzate, nelle solite ah ma quello è uno sfigato eh però il vicepresidente sono io uh ma noi siamo più bravi gli altri sono dei cazzoni e così via. 

BUON SENSO nelle relazioni umane. BUON SENSO nel fare i conti e nel gestirsi professionalmente. ONESTA’ pratica e intellettuale. MODESTIA e umiltà.

Federico Fasce su Indievault ha scritto un bell’articolo che termina con ‘Ora facciamo videogiochi’. Sottoscrivo in pieno e per quanto mi riguarda aggiungo ‘E facciamo nascere un industria videoludica italiana’.

W I VIDEOGIOCHI ITALIANI!!!!

Saludos!

ps: mi permetto di linkare, per chi non l’avesse ancora visto, il video già linkato un milione di volte in primis da Indievault, della chiamata alle armi per il videogioco italiano di Paolo Pedercini di MolleIndustria. Sottoscrivo in pieno.

http://vimeo.com/19419746

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Mi è capitato tante, tantissime volte di partecipare alle più svariate occasioni di incontro nell’ambito del settore di sviluppo/industria dei videogiochi: conferenze, presentazioni, fiere, incontri di categoria eccetera. Tutte ottime occasioni per stabilire connessioni, incontrare persone, vedersi aprire opportunità professionali. Però non è sempre così facile. A mio avviso, per chi è ‘piccolo’ come siamo tutti noi (maggior parte degli) sviluppatori di videogiochi, e per piccolo intendo dallo sviluppatore indie ad aziende come le nostre, che hanno un fatturato di alcune centinaia di migliaia di euro, diciamo in media dai duecentomila ai cinquecentomila euro all’anno, le occasioni ‘vere’ per incontrarsi mancano.

Una fiera di informatica tipo SMAU non va bene: contesto troppo ampio, troppo ‘grosso’, troppo troppo. A me è capitato non so quante volte, ai tempi di Colors, di presentarmi con il portatile, un portfolio cartaceo (ai tempi si faceva anche così), biglietti da visita, e chiedere di incontrare il pezzo più grosso disponibile, previo appuntamento oppure presentandosi e basta. A volte ha funzionato, ma la difficoltà è che sempre da una parte c’è nient’altro che qualcuno che vorrebbe a tutti i costi vendere, dall’altra qualcuno che potrebbe comprare, forse, con il massimo della forza contrattuale.

Una situazione tipo IVDC comporta anch’essa qualche difficoltà: relatori interessanti, pubblico. Però è difficile conoscere altre persone potenzialmente interessanti per collaborare, come fornitori o come acquirenti o solo come parti di un qualcosa che si possa creare, mentre qualcun altro parla e si passa tutto il tempo seduti in una poltrona rivolti in avanti verso l’oratore corrente.

Una situazione tipo GAMECON idem è complicata: tavoli con giochi da tavolo, stand per vendita di giochi e videogiochi, stand dove giocare in rete. Difficilmente si troveranno sviluppatori o piccoli imprenditori, a meno che non si sappia precisamente chi o cosa si sta cercando.

Eccetera. Beninteso: tutto quanto sopra va benissimo e ha una funzione specifica. Che però non è quella di conoscere chi sviluppa, di creare connessioni.

Alla luce della Simulmondo Reunion di un anno fa, dove varie di queste connessioni nacquero (senza neanche averlo preventivato), penso che tra le tante cose (prima fra tutte una bella festa GEEEEEEEEK) valga la pena di riflettere sul ‘mood’ dello Svilupparty: il potenziale ‘professionale’ che può avere.

Svilupparty non sarà mai un posto dove si fanno presentazioni ufficiali, dove si fa pubblicità a prodotti, eccetera. Di queste cose ce ne sono in abbondanza. Svilupparty è semplicemente una festa, dove tutti noi, con un interesse comune, cioè lo sviluppo di videogiochi in tutte le sue forme, ci si possa incontrare. DIVERTENDOSI ALLA GRANDE, senza ‘GRANDI’ e ‘piccoli’. Senza serietà.
Essere tutti lì, come individui accomunati dalla stessa passione e la stessa tensione a costruire qualcosa su di essa, sia chi ha già un’azienda, sia chi non ce l’ha, sia chi già lavora a livello professionale, sia chi è appassionato e basta, sia chi non è appassionato ma vorrebbe appassionarsi. Senza necessità di proteggere informazioni, di aver paura di ammettere che si lavora con compensi da fame, oppure che nel 2010 alla faccia della crisi si è riusciti a fare un bel po’ di soldini, senza sbandierare la collaborazione prestigiosa con Questo o con Quello, in totale trasparenza, senza necessità di dimostrare niente a nessuno, con la modestia e l’umiltà che vengono naturali quando si pensa solamente a divertirsi. Solo una festa. In modo che Tizio, sviluppatore indie proveniente dalla città di X, possa conoscere cazzeggiando Caio, piccolissimo imprenditore della città di Y. Conoscersi dal vero, vedersi in faccia. Con la possibilità di capire se ci si sta simpatici oppure no. Senza la rete di mezzo, senza social network, senza schermi di nessun tipo.

Questo ‘mood’ è la cosa che, personalmente, è alla base di tutte le collaborazioni che ho. A me piace un sacco cazzeggiare, scherzare. Non è che mi piace e basta, è quasi una necessità. Sono fatto così. E me ne strafotto se un colletto bianco in giacca e cravatta con in tasca cento volte i soldi che ho io mi considera pazzo. Chissenefrega. La vita è troppo breve per non spassarsela più possibile in ogni occasione. Lo sa chi lavora con me. Fermo restando, ovviamente, che c’è un tempo per cazzeggiare e un tempo per essere seri. Ma questo è ovvio.

Insomma, considerando che allo Svilupparty ci saranno tante microaziende, tanti sviluppatori, tanto di tanto, credo che basti solamente avere il giusto ‘mood’ perchè qualcosa salti fuori. Qualsiasi cosa di interessante saltasse fuori, tra chiunque, sarà una soddisfazione, per me e per tutti noi che ci stiamo dando da fare per organizzarlo (poco, in realtà, dato che non c’è poi così tanto da organizzare…), come se fosse nata una ‘connessione’ professionale, un’occasione, un buon contatto, a noi.

W LO SVILUPPARTY E I VIDEOGIOCHI ITALIANI PORCOGIUDA!!!!!

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!