Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Allora: rieccoci a parlare della gloriosa epoca d’oro simulmondiana!

Questa volta però pochi tecnicismi, bensì la storia di una trasferta che facemmo a Roma all’inizio del 1991, se la memoria non mi inganna.

Francesco Carlà, nel pieno della sua proficua attività di giornalista, mise in piedi un’intervista ‘plenaria’ a Simulmondo durante la trasmissione Uno Mattina, al tempo diretta da una tipa che si chiamava Livia Zadiri (credo).

Una sera Francesco mi chiama nel suo ufficio e mi fa parlare con questo giornalista RAI suo amico, uno degli autori di Uno Mattina. Facciamo due chiacchiere, mi chiede un po’ di cose, gli racconto un po’ di cose, insomma verifica che ci fosse sufficiente trippa per gatti, ‘materiale umano’ sufficientemente interessante per la trasmissione televisiva. C’era.

Allora si organizzò questa bella trasferta a Roma: Francesco Carlà, io, Riccardo Cangini, Mario Bruscella. Partiamo a metà pomeriggio da Bologna, con un bell’Intercity (l’Eurostar dovevano ancora inventarlo) direzione: città eterna, Roma.
Mi portai la macchina fotografica reflex. Io a Roma c’ero stato solo una volta, quattro anni prima, per il giuramento da ufficiale di mio fratello (AUC, ufficiale di leva, uno dei peggiori e più svogliati che l’esercito abbia mai avuto) , durante il quale avevo visto poco o niente.
Avevo 20 anni all’epoca.
Questo è Francesco, concentrato nelle chiacchiere di scompartimento, che stava spiegando a qualcuno di noi che la cosa appena stata detta era una boiata.

Questo è Riccardo, in posa ieratica. In verità stava simulando una fattanza generata dalla sigaretta che aveva tra le dita (probabilmente mia, dato che lui non fumava). Elegantissimo in camicia bianca e cardigan.

Questo invece è Mario Bruscella, con addosso una delle sue 2 espressioni. La prima era ‘neutro’. La seconda invece era ‘neutro, ma sto pensando!’.
Mario, talento un po’ disorganizzato ma di fatto geniale, ogni tanto giocava a scacchi. Senza scacchiera. Memorizzando mentalmente la posizione di tutti i pezzi e facendo tranquillamente a meno del ‘lato fisico’.
Io feci le foto.
Arrivammo a Roma e ci sistemammo all’Hotel Clodio, vicino alla sede Rai. 4 stelle, una meraviglia. Ci sistemammo un minimo, poi andammo a cena tutti assieme, anche col giornalista RAI, un altro autore, e due tipe della CTO, una delle quali la figlia di Madrigali, il deus-ex-machina di CTO, al tempo distributore di Simulmondo.
Ristorante romano di qualità, chiacchiere interessanti (insomma, eravamo lì con “gente della televisione!”). Bella serata. Dopo tutti a casa anzi in albergo, dato che la mattina dopo si andava in onda alle 8:30 e quindi la sveglia era per le 6:30.
Io, Mario e Ricky, però, che ci volevamo vedere Roma, decidemmo di spassarcela un po’ in giro.
Così cominciammo a camminare in qua e in là, in una splendida Roma notturna, arrivando a piedi fino a via Conciliazione e Piazza San Pietro, poi di nuovo verso l’Hotel Clodio.
Insomma, arrivammo in albergo massacrati verso le 4 di mattina. Dormimmo un’oretta, ci sistemammo come potemmo, e poi RAI!!!
Questa foto la scattammo prima di uscire. Manifestavamo la nostra volontà di fregarci tutto ciò che era possibile nell’albergo a 4 stelle. Poi invece ci siamo fregati solo gli asciugamani, un classico.
Qui invece è durante la nostra passeggiatona notturna. Chi riesce a dire dove eravamo appoggiati vince un colosseo di peluche.
La mattina, durante la trasmissione, prima ci fu l’intervista in solitaria a Francesco, che fu professionalissimo e, parlando del medium videogioco infilò 3 o 4 volte il termine Simulmondo, poi dopo un po’ fu il nostro turno. Io, Mario e Ricky eravamo sprofondati su un divano, rispondemmo alle varie domande. Ricordo che Mario parlò del giocare a scacchi senza scacchiera, io non ricordo che dissi, Ricky idem non ricordo. Chissà se Riccardo conserva da qualche parte la videocassetta (io l’ho persa in qualche trasloco…).
Durò circa una decina di minuti, forse quindici. Ricordo che terminata la nostra intervista, ci fu il telegiornale della mattina con Badaloni (il giornalista, diventato poi presidente della Regione Lazio) che parlava in diretta a 5 metri da noi. Ricordo anche che il regista, bel pescecanone, finita l’intervista a noi, per fare il simpatico disse ‘bene, possiamo chiamare le ambulanze’. Per portare via questi pazzi, intendeva. Mi ricordo che gli feci una battutaccia brusca o gli dissi diretto che c***o dici, cioè che nell’adrenalina del momento non gliela feci passare.
Poi c’era il secondo autore che se ne saltò fuori dicendo del problema che aveva per fare un servizio in Russia, che non sapeva come portarsi dietro la coca. La sera prima ci era sembrata una persona tanto a modo… mah! Non tanto perchè sniffava, ognuno è sacrosantemente libero di fare quel cavolo che vuole. Ma perchè raccontarlo a noi… boh!
Poi tornammo a Bologna. Era un giorno di metà settimana, perchè mi ricordo che la sera stessa o quella dopo, era giovedì sera e io come al solito andai a ballare al Candilejas, al tempo centro alternativo-musicale di Bologna. E, fantasticamente, la ragazza alla quale avevo cominciato ad andare dietro in quel periodo, aveva visto l’intervista e mi coprì di complimenti, e tante altre belle cose.
Francesco era abituato a essere pubblicato, a fare articoli importanti, interviste importanti. Noi, io, Mario e Ricky, invece no. Non a quel livello. Cioè un conto è l’intervista su the Game Machine. Un altro è la RAI, dove in qualsiasi pulciosa trasmissione, comunque qualche milionata di persone ti vede. Fummo molto contenti, il nostro ego pure. La gita romana fu davvero straordinaria e ancora è nei miei migliori ricordi di Simulmondo.
E così è la storia.
Saludos!
E questo è quanto.

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Finito Italy 90 Soccer e quasi il 1988.

Ricordo vagamente il periodo successivo, il Natale e il Capodanno. Mi alzavo tardi la mattina e andavo a letto tardi la sera, uscendo spesso per chiacchiere o per andare in Vespa fino alla discoteca Extasy al sabato sera in compagnia degli amici, perennemente ascoltando Led Zeppelin, Pink Floyd, Doors, U2 e tutto il resto del mondo stupendo della musica che avevo appena iniziato a scoprire. Fortunatamente avevo la prospettiva lavorativa, altrimenti mi sarei trovato in uno strano limbo, non sentendomi e non essendo uscito da una scuola che mi avrebbe garantito un minimo di futuro professionale.

Gennaio passò rapidamente, tra varie cose da sistemare per la mia prossima sistemazione in pianta stabile dentro Simulmondo: era il primo anno che non iniziavo come studente e l’effetto era decisamente strano, bello, quasi magico. Alle spalle la grande fatica di Italy ’90 Soccer, davanti la prospettiva immediata di diventare quello che avevo sempre sognato: un programmatore di videogiochi professionista.
Avrei aperto la partita Iva e percepito un compenso mensile. Per dirla coi termini di oggi, ero assolutamente precario, ma per me era già il raggiungimento di un traguardo che pensavo sarebbe esistito sempre solamente nei sogni. Fu facile quindi adattarsi ad alcune scomodità: quando iniziai ufficialmente a lavorare ‘in interno’, il 1° febbraio 1989, il mio ufficio era pieno degli scatoloni zeppi dei packaging di Bocce e Simulgolf (stampati in un numero di copie decisamente eccessivo per dei prodotti che certo non avrebbero potuto scalare l’hit parade) e lavoravo su banchi di scuola e un tavolo di mensa, mobilio usato credo comprato da Padre Marella. Però la poltrona era comoda, e comunque l’ufficio era tutto per me. Oltre al mio C64 ne avevo un altro paio di Carlà, quindi mentre un computer compilava e sull’altro avevo il gioco in testing, potevo continuare a programmare. Quell’ufficio spoglio da una parte e incasinato dall’altra sarebbe diventato il mio regno, la mia prigione, la mia tana, per gli otto mesi successivi.


Durante il Simulmondo Party dell’autunno precedente, avevo conosciuto un certo Nicola Paggin, un tipo simpatico sulla quarantina che aveva realizzato un semplice videogioco per Amiga chiamato F1 Manager. La realizzazione era assolutamente amatoriale, ma Carlà si innamorò all’istante del concept, misto tra una forte componente manageriale e alcune fasi arcade. L’idea fu quella di usare il concept, ampliarlo dove possibile, e trasformarlo in un videogioco vendibile per C64, Amiga e PC, che cominciava a fare la sua comparsa come computer game anche se limitato dai 4 (quattro!) colori della scheda grafica CGA. Confronto all’Amiga e all’Atari ST non c’era davvero confronto, ma Francesco intuì con grande lungimiranza cosa sarebbe diventato il PC negli anni successivi.
La versione Amiga fu affidata a due ragazzi di Latina piuttosto bravi ma non troppo creativi, che già avevano realizzato Bowls per Amiga. La versione PC se non erro a un ragazzo di Torino molto in gamba, la versione ST non ricordo (forse fu affidata a qualcuno che non la portò a termine, oppure non fu proprio affidata a nessuno).
Io ebbi l’incarico di realizzare dall’A alla Z la versione per C64.
Finalmente potevo lavorare in condizioni professionali, comodamente, in un ambiente realizzato a mia immagine e somiglianza, raggiungibile a piedi da casa, per realizzare un videogioco che non vedevo l’ora di iniziare e per il quale ogni minuto mi venivano in mente mille idee. In due parole: IL MASSIMO.
Ogni mattina dentro Simulmondo c’era Carlà come direttore, il suo socio Riccardo Arioti come direttore amministrativo, Federico ‘WIZ’ Croci alla segreteria ,

(eccolo mentre sistema uno dei suoi flipper, di cui teneva sempre un magnifico esemplare in ufficio. Quei vecchi flipper meccanici …un gusto fantastico!)e il sottoscritto come programmatore interno.

Iniziai a lavorare sodo, anche perché l’idea era di pubblicare il gioco per Natale, il che significava avere il master pronto entro l’autunno. Inoltre attendevo da un momento all’altro la ‘cartolina’, ovvero il richiamo alla leva obbligatoria, che sapevo in arrivo dato che non avevo richiesto alcun rinvio per motivi universitari. La cartolina azzurra mi arrivò infatti pochi mesi più tardi: sarei dovuto partire per il militare il 27 settembre di quell’anno.
Avevo a disposizione otto mesi per realizzare un videogioco che, una volta finito, avrebbe riempito un intero floppy disk, davanti e dietro (c’era la Side 1 e la Side 2: ogni tanto il programma chiedeva di girare il floppy disk nel drive), circa 4-5 volte il lavoro realizzato per il videogioco di calcio ‘Italy ’90 Soccer’. Calcolando che stavo programmando un viaggio in interrail (biglietto ferroviario col quale si poteva girare gratuitamente per tutta Europa) per il mese di agosto, e che una quindicina se ne sarebbero andati per le beghe varie relative alla realizzazione e masterizzazione della versione su cassetta, avevo solo sei mesi di tempo. Iniziai a lavorare ininterrottamente, andando a casa solo per pranzo o cena, a volte per dormire (ma spesso dormivo in ufficio, mi ero portato un sacco a pelo), e staccando il sabato sera per andare in discoteca coi miei amici. Ma non era un grande sforzo: non desideravo altro che fare quello, che era il mio ideale professionale ma anche personale, il mio massimo divertimento. Stavo ogni giorno a contatto con gli altri, Carlà mi consigliava un sacco di dischi magnifici da ascoltare e mi teneva aggiornato delle mille cose che faceva, Wiz aveva portato un paio dei suoi magnifici flipper in ufficio (vedi foto sopra…), e spesso la sera venivano a trovarmi i miei amici (che naturalmente obbligavo a giocare all’ultima versione del videogioco per avere più testing e pareri possibili). Riuscii anche ad avere un paio di ragazze (durata massima della relazione: tre settinane). Avevo diciott’anni e in vari momenti non fu facile tenere botta e mantenere salda la forza di volontà, con lo spettro sempre presente del ‘non fare in tempo’, che non mi lasciava mai. Carlà mi spronava a non mollare mai e mi fu molto d’aiuto. Era bellissimo, ogni due tre giorni, sedersi assieme davanti al monitor e vedere l’ultima versione e discurerne i dettagli e le possibili migliorie. Carlà aveva una conoscenza smisurata dei videogiochi ed era una fonte di ispirazione molto forte, soprattutto perché in un certo senso era un ‘outsider’, veniva da un passato di giornalista musicale e aveva tante esperienze diverse, cosa molto utile per non fossilizzarsi sulla deleteria mentalità del ‘nerd programmatore di videogiochi’.
In quei sei mesi giocai pochissimo ad altri videogiochi, avendo così poco tempo. Riuscii però a fare la grafica di GP Tennis Manager, programmato dal bravissimo Stefano Balzani di Colorno, provincia di Parma. Con Stefano mi trovai sempre benissimo e negli anni successivi ci trovammo a lavorare fianco a fianco.
Una volta parlai al telefono con Ricky Cangini, che stava facendo il
militare e che comunque rimaneva strettamente in contatto con l’avventura ‘Simulmondo’. Altro futuro amico e collega.
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Intanto era nata formalmente Simulmondo Srl (che sta per Società Responsabilità Limitata, dicitura che all’inizio mi sembrava presagio di un’indole burlona), sempre a metà del 1988. Venne scelta una sede, in viale Berti Pichat 26 vicino a Porta San Donato, dentro un cortiletto interno cementato sul quale strategicamente si affacciava un forno (dove si potevano trovare pane caldo e pasticceria varia a qualsiasi ora della notte – il MASSIMO). Un distributore della benzina e una viuzza privata percorrendo la quale si poteva girare attorno all’isolta senza fare tutto il giro dei viali. Una sala molto grande, tre uffici di quattordici-sedici metri quadrati, due bagni, una terrazza enorme sull’interno. Io e Wiz (Federico Croci) facemmo le prime pulizie ‘a fondo’ nel locale appena inaugurato.
Francesco e il suo socio Riccardo Arioti, il figlio del direttore dell’azienda di videoproduzione, iniziarono l’attività della Simulmondo con il primo calcio quasi tridimensionale per Amiga, Italy 90 Soccer (era il 1988 ma già si sapeva che i prossimi mondiali di calcio sarebbero stati in Italia) e i miei giochi per C64, Bowls (la versione rinnovata e potenziata di Bocce) e Simulgolf.

Fine estate , inizio autunno 1988. Dopo la maturità e le vacanze estive, per la prima volta da solo in vacanza con gli amici (un divertimento inimmaginabile prima), mi rimisi a lavorare sodo per concludere Simulgolf e realizzare una versione 2 di Bocce (la già citata Bowls). Furono belle settimane, in cui alternavo un intenso ma piacevole e soddisfacente lavoro di rifinitura dei giochi (la cosiddetta postproduzione e cosmesi) alla mia vita di compagnia, ormai piena di nuove conoscenze extrascolastiche e extrafamiliari.
I due master furono terminati verso fine settembre, in tempo per essere duplicati e messi in commercio per Natale. Io lavoravo ancora a casa mia, senza più avere l’obbligo della sveglia mattutina e quindi con la neonata abitudine di lavorare di notte, sorbendo litri di caffè. Andavo a Simulmondo ogni tanto. Gli uffici erano ancora semivuoti, Wiz iniziava a seguire quel po’ di segreteria necessaria, Francesco i contatti commerciali e Riccardo gli aspetti amministrativi. Presto tutto sarebbe cambiato, ma la vita d’azienda mi era ancora completamente estranea.

LET’S PARTY!
E poi fu il momento del Simulmondo Party, oserei dire all’inizio dell’autunno del 1988.
Francesco, con la sua intensa attività di giornalista di videogiochi e neoimprenditore, aveva ormai una rete di contatti molto ampia con tanti sviluppatori di videogiochi. Con molti di essi già da tempo aveva progetti in corso, come li aveva con me, e quella fu la prima occasione in cui tutti i collaboratori di Simulmondo si conobbero e si resero conto di quello che stava succedendo. Io abitavo a Bologna, come Francesco, e quindi era sempre stato facile parlare e collaborare de visu. Ma la maggior parte della pittoresca fauna che prese parte al Simulmondo Party era composta da persone venute da tutte le parti d’Italia, che perlopiù avevano avuto soprattutto contatti telefonici e postali. Internet e i telefoni cellulari ancora non esistevano, e tutto era svolto in maniera decisamente epistolare. Alcuni li conoscevo tramite i racconto di Carlà, molti non li avevo mai visti nè sentiti mai nominare.
Grazie alla pasticceria vicina a Simulmondo fu organizzato un ipercalorico buffet di dolciumi di ogni tipo, focacce e pizzette, contenuti in vassoi appoggiati ai banchi di scuola che facevano parte dell’arredo minimal di Simulmondo, usati come ripiani.
La scrivania messa per il lungo nel salone, dietro di essa Carlà, Arioti ed io; davanti ad essa tutte le sedie sulle quali i partecipanti del Simulmondo Party ascoltavano incuriositi ed entusiasti le parole di Francesco, grande oratore e trascinatore, che raccontò la storia della Simulmondo fino a quel momento (storia che comprendeva in almeno una porzione ognuno dei partecipanti), mostrò le nuove scatole realizzate per i prodotti Simulmondo (in basso sulla cover il magnifico logo col ‘pianeta atomico’ realizzato bolidisticamente da Massimo Iosa Ghini, designer di fama internazionale e amico di vecchia data di Carlà), parlò della strategia di produzione che intendeva seguire e condividere. Il tutto piacevolmente interrotto da questa o quell’intervento, dal racconto di un’esperienza, dalla battuta di qualcuno.
Fu in quest’occasione che incontrai per la prima volta Riccardo Cangini (ora conosciuto per i successi della sua società Artematica e la bellezza dei suoi adventures), questo ragazzo ligure con la voce da papero (nda: non me ne volere, Ricky!) che suggeriva un gioco sullo skateboard, in quanto appassionato. Mi fu immediatamente simpatico, anche se lo conobbi meglio solo due anni dopo.
I ‘collaboratori’ erano di tutti i tipi: dal ragazzino gasato (tipo me, che avevo iniziato a indossare borchie varie e a pittarmi i jeans, indeciso tra il metallico, punk e il fricchettone. Idee molto chiare…) all’impiegato in giacca e cravatta con l’hobby della programmazione, al new dandy piemontese abilissimo programmatore PC (che ancora era assolutamente malvisto, in quanto piccolissima nicchia nel panorama videoludico. Una scheda grafica (CGA) con soli 4 colori, un look decisamente ‘serioso’), al borghese medio con lo sguardo un po’ pazzo, all’ingegnere appassionato di sport e di simulazione.
C’erano i fratelli Dardari, romagnoli, autori del primo calcio simil-3D per Amiga, un successo nelle vendite e nelle recensioni, uscito con marchio Simulmondo unitamente al marchio della società di videoproduzione di cui sopra, Italvideo.
In qualche modo, quell’occasione fu la prima volta in cui in Italia avvenne ciò che in America era avvenuto tanto tempo prima: la comunità dei programmatori di videogiochi si incontrava e diventava consapevole di se stessa. Ebbene sì, per la maggior parte eravamo programmatori: un grafico da solo non poteva realizzare un videogioco. Un programmatore invece sì.
(In verità io ero anche grafico, e tutt’ora coltivo ancora le competenze grafiche mentre ho abbandonato da un pezzo quello programmatorie)
Fu davvero entusiasmante incontrare tante persone unite da un comune interesse, piene di idee e di voglia di fare. Siamo alla fine degli anni ’80, lo yuppismo è stato superato ma “l’imprenditore” ormai è una figura sdoganata, non è più il grigio industriale, bensì è il dinamico manager. Carlà, insomma.
Francesco, personaggio di intelligenza e fascino fuori dal comune, in quell’occasione di incontro con tutti, unì l’utile al dilettevole e concretizzò ciò di cui aveva parlato. Tante collaborazioni ‘amichevoli’ da quel giorno vennero sancite da un contratto vero e proprio di esclusiva di collaborazione con Simulmondo e da un accordo a percentuale per lo sviluppo del tal videogioco per la tal’altra piattaforma. Mentre noi tutti parlavamo di quello che si stava facendo, dei trucchi usati per realizzare un certo effetto o dell’algoritmo che risolveva l’ennesima problematica, gli imprenditori facevano il loro lavoro e uno dopo l’altro ogni collaboratore, o gruppo di collaboratori quando in più persone partecipavano alla realizzazione di un progetto, andavano nell’ufficio di Francesco, in presenza anche di Riccardo Arioti, parlavano e firmavano l’accordo, con più o meno modifiche, sulla carta intestata rosa e azzurrina della Simulmondo. E poi tutti sulla terrazza a fare le foto di gruppo, puntualmente pubblicate sulla rubrica di MC-Microcomputer, che da quel momento diventò il principale canale di comunicazione della Simulmondo. Rivedendo dopo tanti anni quei contratti, le condizioni dei vari accordi (dei quali solo alcuni portarono in effetti a qualche risultato), pur nella loro semplicità e ingenuità giuridica, rivelavano un disegno completo e acuto. Carlà non scherzava, non era più soltanto un hobby.
Il Simulmondo Party mi convinse ancora più di prima che l’occasione che avevo era unica, nella vita n
on mi sarebbe mai più ricapitato nulla del genere. Francesco divenne ancora più di prima il mio punto di riferimento e il mio mentore.

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Scritto daadmin il 07/01/2009 in 1985, carlà, mc, microcomputer, playworld, simulmondo, wiz con Nessun commento


1985: Le mie prime avventure furono “L’Anfora del Dio Stellare”, totalmente testuale, e “Fuga da Kreon 3″, testuale-grafica. Interamente realizzate col linguaggio basic del commodore 64, tecnicamente via via più evolute ma ancora decisamente non professionali.
Fu con questi videogiochi pronti che incontrai la persona (grazie ad un amico di mio fratello, Stefan Roda, uno dei primi utilizzatori di Commodore 64 e nostro punto di riferimento per tutto ciò che aveva a che fare con questo nuovo mondo – vedi link in fondo alla pagina) che mi guidò per i successivi otto anni.
Francesco Carlà, allora ventiquattrenne e studente del DAMS a Bologna, già scriveva su varie riviste (con successo, tra le quali anche Rockstar e altre riviste musicali) e stava elaborando la sua tesi e un romanzo sui videogiochi, di cui era grande appassionato e conoscitore. Sognava il Simulated World, anzi Simulworld, anzi Simulmondo, cioè uno spazio virtuale dove dare forma a ogni genere di simulazione.
Conobbi Francesco proprio mentre stava iniziando a scrivere regolarmente su MC Microcomputer la rubrica “Playworld”, che trattava in maniera esaustiva e originale il mondo dei videogiochi. Francesco non era un tecnico, aveva (ha tuttora) una cultura profondissima e una propria visione molto forte, quindi riusciva a individuare davvero l’anima del videogioco. A volte prediligendo aspetti tecnici, altre volte invece valorizzando dettagli visivi, sonori o della storia.
In quel primo incontro, mi parlò dei suoi progetti, mi mostrò alcuni dimostrativi dei progetti in corso con Stefan, mi stampò il suo libro, mi regalò una quantità di cassette (cartridge, quelle che si infilavano nello slot posteriore del C64).
Tornai a casa intontito dalla visione del futuro che Carlà mi aveva offerto.
Autunno 1985: al liceo artistico era periodo di occupazioni. Spesso e volentieri quindi riuscivo a tornarmene a casa e a lavorare già per 8-10 ore di fila. Correvo, puntavo dritto verso il Simulmondo! Iniziai a dedicarmi più approfonditamente all’assembler e ad altri generi oltre gli Adventures.

Stefan Roda (vedi link sotto…), da sempre sostenitore dei miei sforzi videoludici, stava progettando di sviluppare assieme a lui un videogioco visionario, dove una palla si muoveva in un mondo simulato. Questo un paio di anni prima che uscisse Marble Madness, storico videogioco dell’Electronic Arts dove una palla si muove in un mondo fatto di geometrie digitali.
Con il suo punto di vista alternativo, filosofico-tecnologico-creativo, Francesco dimostrò subito la sua visione particolare e innovativa dei videogiochi.

Stefan mi presentò a Francesco Carlà come possibile programmatore di videogiochi, e presto diede forfait, occupatissimo in mille altri impegni.
Qualche tempo dopo, a casa di Francesco incontrai Federico ‘Wiz’ Croci, suo amico e collaboratore di Carlà e Roda, mago indiscusso dei flipper e futuro e apprezzato collezionista.
Prese forma, in maniera ancora assolutamente embrionale e approssimativa, quella che poi sarebbe stata la prima software house italiana, la Simulmondo.

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!