Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Primi anni ’80. Le edicole erano il principale canale di distribuzione dei videogiochi a basso costo, prima di diventare il principale canale di diffusione dei videogiochi piratati. Inizialmente la maggior parte delle pubblicazioni per homecomputer, formate da un opuscolo più un’audiocassetta e costose quanto un LP 33 giri in vinile, contenevano vari programmi originali (quindi sviluppati dalla casa editrice stessa, vedi System3), dal totocalcio a semplici giochi. Poco più tardi il contenuto sarebbe stato completamente basato su videogiochi piratati. Questo ha contribuito fortemente a far nascere male il mercato videoludico italiano. I videogiochi piratati erano tutti stranieri, non c’era nessuno che facesse causa per plagio o violazione del diritto d’autore a queste case editrici corsare. Nè ci sarebbe stato un giudice in grado di capire la reale consistenza del reato, dato che la legislazione in merito era inesistente.
[Quando anni più tardi con Simulmondo, nel 1988, pubblicammo Italy '90 Soccer per C64, ricordo che passarono neanche quattro mesi ed ecco che il mio gioco era già in edicola, con i credits oscurati, il titolo biecamente cambiato in 'Mondiali 90' o qualcosa del genere. E quella fu la prima volta che mi 'piratarono'].

Un’altra occasione per la nascita della pirateria era all’interno degli stessi negozi di computer/videogiochi. Spesso che vendeva il computer aveva quella passione e quelle capacità che lo portava, 9 volte su 10, a sproteggere e copiare i giochi. Un po’ per sfida, un po’ per gioco, un po’ per lucro. Sempre di più per lucro. Spesso si trovavano nei negozi dei bei foglietti fotocopiati, ordinatamente impaginati, con la lista dei videogiochi ‘piratati’ in vendita e il relativo costo. Più o meno 5000 lire per un videogioco ‘piccolo’, 10000 per uno medio, 15000 per uno dei top.
Per dare un parametro di confronto, in quegli anni un LP 33 giri costava 8-9000 lire.

Era ancora il 1982… e io il computer ancora me lo sognavo e basta!

Quando non potevo videogiocare o ‘smanettare’ col computer di qualcuno (quindi per la maggior parte del tempo), continuavo a dedicarmi ai miei fumetti (nel frattempo il mio ‘quadernone’ era composto da centinaia di pagine piene di robot e astronavi a pennarelli in cui i membri di una famiglia separata da un disastro spaziale salvavano il pianeta da svariati attacchi alieni) e a sognare il computer e i videogiochi, che prima di addormentarmi progettavo mentalmente per il momento in cui avrei avuto la possibilità di realizzarli, purtroppo solo tre anni dopo.
Vedere TRON al cinema fu uno shock, mi sarei voluto anch’io digitalizzare immediatamente e scomparire attraverso un cavo coassiale.

Bookmark and Share

Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!