Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 

Scritto daadmin il 10/03/2010 in 1991, caraibi, inverno, jamaica, neve con Nessun commento


Neveeeee!!!!! Nevica di brutto! Io sono venuto a lavorare a piedi (come al solito) facendomi i miei 4-5 km di portici e marciapiedi sepolti di neve. Il primo giorno di neve è sempre bello (mettiamola così). Domani sarà tutto ghiacciato e bagnato e freddo e gelido e porcogiuda. Quindi faccio un bel post anti-freddo.
SIMULMONDO IN JAMAICA!
Approfittando del nuovo sito di Andrea Bradamanti, ex leadtester Simulmondo, http://www.brada.it/, nel quale appaiono le foto dei suoi viaggi (compreso quello di cui parlerò), racconto qualche aneddoto e mostro qualche immagine.
A fine 1991, durante la produzione di Dylan Dog gli Uccisori, decidemmo di farci un bel viaggetto. Un mese di Jamaica, da metà dicembre a metà gennaio! Le foto, scattate a più mani ma collezionate da Andrea, vengono da quella trasferta reggaeggiante caraibica.
Qui sotto, Andrea Bradamanti uscito dal bagno, a Oracabessa. Scusa Dea, ma è l’unica foto in cui ti si vede bene!
Questa invece ritrae Michele Sanguinetti a SX e me a DX, mentre stiamo realizzando, insieme a Andrea e alle altre due persone che ci hanno accompagnato, Gherardo (ns amico) e la mia ragazza dell’epoca Eleonora, un murales sulla storia del Rastafari presso il Nix Nax. Chi ci passasse (è a Oracabessa, splendido paesino nel nord vicino alla turisticissima e già allora insopportabile Ocho Rios).
Questa invece è una foto di gruppo, scattata al largo di Negril, in mezzo alla (povera) barriera corallina. Io sono quello a pelo d’acqua, Andrea è quello in basso a sx, Michele Sanguinetti è quello al centro.
Speriamo che questo inverno infinito finisca presto!
Saludos!

Bookmark and Share

Scritto daadmin il 11/02/2010 in 1991, amiga, qbert, wc con Nessun commento


Rimaniamo in tema di episodi vari simulmondiani.
Era il 1991 o giù di lì. Non avevamo direi ancora in forze sulla produzione di Dylan Dog gli Uccisori, dato che ancora non c’erano Stefano Balzani, Michele Sanguinetti fissi.
Ma potrei sbagliarmi, essendo i miei neuroni sopravvissuti ben pochi, pigri e menzogneri.
Eravamo ancora tutti, Francesco compreso, in viale Berti Pichat 26 al primo piano.

Un giorno viene a trovarci un programmatore Amiga per presentarci un gioco di sua produzione.
Il tipo era validissimo, programmatore 3D e designer evidentemente di valore. Il gioco che ci portò a far vedere era una specie di Q*bert tridimensionale, bello e colorato, dove il mondo ruotava su tutti e tre gli assi, e quindi bisognava passare, saltare, colorare le superfici, passando da un piano all’altro. Bel gameconcept, che mi sembra di non aver più rivisto.

Il tipo era un milanese abbastanza tipico (poi magari era veneto o piemontese o friulano o umbro o che ne so io… ma ho già spiegato la situazione dei miei neuroni): modello impiegato, golfino, camicia, abbastanza smilzo, un po’ pelatuccio, abbastanza sicuro di sè e delle proprie qualità (ne aveva motivo), di buon senso e ben conscio del valore della propria opera.
Venne accompagnato dalla sua ragazza. Cosa rara, a quei tempi. Non erano tanti i frequentanti del mondo degli sviluppatori che avessero una ragazza vera e propria. Diciamo che non erano molti quelli che avevano una vita sociale normale. Il nerdismo era al suo apice. Io ne ero appena uscito a suon di vestiti pittati e bracciali borchiati e musica psichedelica.
Comunque, questa tipa, era relativamente timida, nel senso che non parlò granchè. Relativamente carina, se non fosse per una acne abbastanza forte su tutto il volto che si faceva notare non poco.

L’incontro fu interessante ma alla fine non portò a niente. Per due motivi.
Il primo fu che il tipo faceva richieste un po’ troppo esose per la situazione del tempo, quindi Francesco molto onestamente gli presentò il quadro della situazione e gli disse che la cosa non era per noi interessante, secondo i parametri che aveva presentato. Anche perchè il tipo, nonostante un buon senso generalizzato, non nascondeva il fatto che era già andato o sarebbe presto andato anche alla Genias o all’Idea. A Francesco non andava di certo di doversi arruffianare chi se la menava in quel modo, seppur garbatamente.

Il secondo motivo fu che la sua ragazza andò in bagno. E scoprimmo, dopo che se ne erano andati, che ce l’aveva otturato!!! Maledizione!
Non so bene come, se usò quintali di carta igienica o se addirittura tentando di buttare giù per lo scarico un assorbente usato (scusate la delicatezza). Fatto sta che quando andai in bagno ad assolvere le mie funzioni liquidamente corporali, trovai l’acqua (di colore insolito) fino al bordo.
Non fui affatto contento, anche perchè in qualche modo partecipai (a meno che Wiz ricordi diversamente… di certi problemi pratici legati alla pulizia a fondo e agli scarichi del cesso -anzi dei cessi, ne avevamo due, di cui uno impregnato perennemente di eau de Calcutta) alla rimozione di ciò che intasava il tutto.
Insomma: questo secondo motivo non aiutò certo la positiva valutazione del tipo, e non ci fece venire voglia di richiamarlo per offrirgli un contratto (ah ah!) milionario.

La morale è questa: se andate da un editore, non fate troppo gli sboroni (come si dice a Bologna) e soprattutto non otturategli il gabinetto.

Saludos!

Bookmark and Share

Allora: rieccoci a parlare della gloriosa epoca d’oro simulmondiana!

Questa volta però pochi tecnicismi, bensì la storia di una trasferta che facemmo a Roma all’inizio del 1991, se la memoria non mi inganna.

Francesco Carlà, nel pieno della sua proficua attività di giornalista, mise in piedi un’intervista ‘plenaria’ a Simulmondo durante la trasmissione Uno Mattina, al tempo diretta da una tipa che si chiamava Livia Zadiri (credo).

Una sera Francesco mi chiama nel suo ufficio e mi fa parlare con questo giornalista RAI suo amico, uno degli autori di Uno Mattina. Facciamo due chiacchiere, mi chiede un po’ di cose, gli racconto un po’ di cose, insomma verifica che ci fosse sufficiente trippa per gatti, ‘materiale umano’ sufficientemente interessante per la trasmissione televisiva. C’era.

Allora si organizzò questa bella trasferta a Roma: Francesco Carlà, io, Riccardo Cangini, Mario Bruscella. Partiamo a metà pomeriggio da Bologna, con un bell’Intercity (l’Eurostar dovevano ancora inventarlo) direzione: città eterna, Roma.
Mi portai la macchina fotografica reflex. Io a Roma c’ero stato solo una volta, quattro anni prima, per il giuramento da ufficiale di mio fratello (AUC, ufficiale di leva, uno dei peggiori e più svogliati che l’esercito abbia mai avuto) , durante il quale avevo visto poco o niente.
Avevo 20 anni all’epoca.
Questo è Francesco, concentrato nelle chiacchiere di scompartimento, che stava spiegando a qualcuno di noi che la cosa appena stata detta era una boiata.

Questo è Riccardo, in posa ieratica. In verità stava simulando una fattanza generata dalla sigaretta che aveva tra le dita (probabilmente mia, dato che lui non fumava). Elegantissimo in camicia bianca e cardigan.

Questo invece è Mario Bruscella, con addosso una delle sue 2 espressioni. La prima era ‘neutro’. La seconda invece era ‘neutro, ma sto pensando!’.
Mario, talento un po’ disorganizzato ma di fatto geniale, ogni tanto giocava a scacchi. Senza scacchiera. Memorizzando mentalmente la posizione di tutti i pezzi e facendo tranquillamente a meno del ‘lato fisico’.
Io feci le foto.
Arrivammo a Roma e ci sistemammo all’Hotel Clodio, vicino alla sede Rai. 4 stelle, una meraviglia. Ci sistemammo un minimo, poi andammo a cena tutti assieme, anche col giornalista RAI, un altro autore, e due tipe della CTO, una delle quali la figlia di Madrigali, il deus-ex-machina di CTO, al tempo distributore di Simulmondo.
Ristorante romano di qualità, chiacchiere interessanti (insomma, eravamo lì con “gente della televisione!”). Bella serata. Dopo tutti a casa anzi in albergo, dato che la mattina dopo si andava in onda alle 8:30 e quindi la sveglia era per le 6:30.
Io, Mario e Ricky, però, che ci volevamo vedere Roma, decidemmo di spassarcela un po’ in giro.
Così cominciammo a camminare in qua e in là, in una splendida Roma notturna, arrivando a piedi fino a via Conciliazione e Piazza San Pietro, poi di nuovo verso l’Hotel Clodio.
Insomma, arrivammo in albergo massacrati verso le 4 di mattina. Dormimmo un’oretta, ci sistemammo come potemmo, e poi RAI!!!
Questa foto la scattammo prima di uscire. Manifestavamo la nostra volontà di fregarci tutto ciò che era possibile nell’albergo a 4 stelle. Poi invece ci siamo fregati solo gli asciugamani, un classico.
Qui invece è durante la nostra passeggiatona notturna. Chi riesce a dire dove eravamo appoggiati vince un colosseo di peluche.
La mattina, durante la trasmissione, prima ci fu l’intervista in solitaria a Francesco, che fu professionalissimo e, parlando del medium videogioco infilò 3 o 4 volte il termine Simulmondo, poi dopo un po’ fu il nostro turno. Io, Mario e Ricky eravamo sprofondati su un divano, rispondemmo alle varie domande. Ricordo che Mario parlò del giocare a scacchi senza scacchiera, io non ricordo che dissi, Ricky idem non ricordo. Chissà se Riccardo conserva da qualche parte la videocassetta (io l’ho persa in qualche trasloco…).
Durò circa una decina di minuti, forse quindici. Ricordo che terminata la nostra intervista, ci fu il telegiornale della mattina con Badaloni (il giornalista, diventato poi presidente della Regione Lazio) che parlava in diretta a 5 metri da noi. Ricordo anche che il regista, bel pescecanone, finita l’intervista a noi, per fare il simpatico disse ‘bene, possiamo chiamare le ambulanze’. Per portare via questi pazzi, intendeva. Mi ricordo che gli feci una battutaccia brusca o gli dissi diretto che c***o dici, cioè che nell’adrenalina del momento non gliela feci passare.
Poi c’era il secondo autore che se ne saltò fuori dicendo del problema che aveva per fare un servizio in Russia, che non sapeva come portarsi dietro la coca. La sera prima ci era sembrata una persona tanto a modo… mah! Non tanto perchè sniffava, ognuno è sacrosantemente libero di fare quel cavolo che vuole. Ma perchè raccontarlo a noi… boh!
Poi tornammo a Bologna. Era un giorno di metà settimana, perchè mi ricordo che la sera stessa o quella dopo, era giovedì sera e io come al solito andai a ballare al Candilejas, al tempo centro alternativo-musicale di Bologna. E, fantasticamente, la ragazza alla quale avevo cominciato ad andare dietro in quel periodo, aveva visto l’intervista e mi coprì di complimenti, e tante altre belle cose.
Francesco era abituato a essere pubblicato, a fare articoli importanti, interviste importanti. Noi, io, Mario e Ricky, invece no. Non a quel livello. Cioè un conto è l’intervista su the Game Machine. Un altro è la RAI, dove in qualsiasi pulciosa trasmissione, comunque qualche milionata di persone ti vede. Fummo molto contenti, il nostro ego pure. La gita romana fu davvero straordinaria e ancora è nei miei migliori ricordi di Simulmondo.
E così è la storia.
Saludos!
E questo è quanto.

Bookmark and Share

Scritto daadmin il 25/09/2009 in 1991, 1992, dylan dog, simulmondo con Nessun commento


Certamente, il momento migliore di Simulmondo è stato dall’inizio del 1991 alla fine, diciamo l’autunno del 1992.

All’inizio del 1991 già stavamo lavorando su Dylan Dog e su MilleMiglia, oltre ad altri svariati titoli. La truppa era numerosa e variegata, oltre a me che ero direttore di produzione, andava da Ricky Cangini a Michele Sanguinetti (grafici 2D-3D), ad Andrea Bradamanti (lead tester), Andrea Bonini (tester aggiuntivo), Federico “Wiz” Croci (hardware, spedizioni, gestione utenti e magazzino), Lorenzo Grandi (grafico… o forse arrivò dopo. Sì, mi sa che arrivò dopo), Gaetano Dalboni (strategia e meccaniche di gioco), Roberto Bietoli (amministrazione), Silvia Rosa (Amministrazione), Natale Fietta, Lorenzo Toni (musicista), Gianluca ‘Boka’ Gaiba (musicista ed effettista), Cristian Bazzanini (Storyboard), Stefano Balzani (programmazione amiga), i fratelli Alleva (programmazione PC, che lavoravano da Milano, ma per noi erano praticamente ‘colleghi interni’), Mirko venturi (mio fratello, sistemi informativi ed editor), Ciro Bertinelli, Fabio Belletti, e altri che certamente non ricordo. Poi c’erano i vari fornitori fissi, l’agenzia di traduzione (composta di varie belle e simpatiche ragazze. Le loro visite erano sempre un piacere), il fotografo (Bob Vatalaro, che quando telefonava per dire che aveva pronte le foto diceva “Sono Vatalaro. Ho la roba.”. Se qualcuno avesse mai ascoltato la telefonata, l’avrebbe certo preso per un mafioso…).

In seguito, ma solo all’inizio del 1993, si aggiunsero poi quattro grafici (inizialmente stageisti). Poi ci furono sempre una miriade di stageisti dello IAL, del CEFAL, collaboratori esterni da tutt’Italia… insomma davvero un sacco di gente. Tant’è che per quel periodo Simulmondo ebbe due sedi diverse, vicine ma separate.

Noi della produzione stavamo ‘sopra’, nell’appartamento dove era nata la Simulmondo. L’amministrazione, il magazzino, e Francesco, stavano invece ‘sotto’, nel pianterreno nell’edificio a fianco.

‘Sopra’, ce la spassavamo. Totalmente liberi, Francesco mi lasciava carta bianca nella direzione di produzione, ognuno sapeva bene ciò che doveva fare e ci si confrontava continuamente (approfittando spesso per cazzeggiare – non lo nego). Si iniziava con calma, verso le 9:30-10:00 di mattina, per poi tirare avanti più o meno fino alle 22:00-23:00, con le interruzioni per pranzi e caffè, che sorbivamo copiosamente nel bar in via San Donato.

Poi, alla sera, tutti assieme fuori, nella Bologna notturna che in quegli anni era davvero stupefacente, con un’infinità di posti aperti pieni di musica di gente e di cose da fare.

Insomma, una ‘balotta’ supermega. Si lavorava benissimo e la qualità della vita era altissima. Producemmo, tutti i prodotti di Dylan Dog negozio, tutti i prodotti di MilleMiglia, Big Game Fishing, I play 3D tennis in tutte le versioni, tante altre cose, e infine i primi 3 numeri di Dylan Dog e Diabolik edicola, che avemmo l’occasione di curare nei vari dettagli. Non era semplice congegnare un sistema che garantisse divertimento ma una longevità limitata, costi contenuti, serialità.
Da quando i prodotti edicola vennero pubblicati, con grandissimo successo, iniziarono rapidamente a cambiare le cose.
Era la fine del 1992. Facemmo un devastante Simulmondo Party, che tratterò in un altro post perchè merita (dovrei beccare anche un po’ di foto… se le trovo).
Poi io, Michele Sanguinetti e altri nostri amici (non di Simulmondo) partimmo per il Guatemala, un mese. In Italia, c’era lo sciopero delle sigarette, ricordo. Chi fumava una marlboro in pubblico veniva circondato da gente supplicante che ne chiedeva una, a qualsiasi prezzo.
Tornammo dal Guatemala verso metà gennaio 1993. Tra parentesi, io ero stato morso da un cane, avevo la caviglia mezza sfasciata e feci la profilassi antirabbica.
Tante cose erano cambiate. L’aria era diversa. Era decisamente finito il periodo d’oro della Simulmondo.
Saludos!
Bookmark and Share

Scritto daadmin il 18/03/2009 in 1983, 1989, 1991, espresso, foto, simulmondo con Nessun commento


Un po’ di foto d’epoca… ecco una foto di Simulmondo, marzo 1989, da un articolo che fece l’Espresso. A SX in cravatta Riccardo Arioti, socio iniziale di Simulmondo poi fondatore di Genias. A destra il mitico Wiz (con occhiali e camicia). Maglione azzurro e camicia bianca per Francesco Carlà. Si vede una mezza testa, sopra il flipper di Wiz, di Nicola Paggin, che creò il primo prototipo di meccanismo di F1 Manager.

Io sono col maglione nero al centro della foto, di fianco al monitor. Sopra di esso, i due ragazzi di Latina che programmarono F1 Manager per Amiga. Poi si vede la faccia di Davide Dardari, autore di Italy 90 soccer per Amiga. E altri che purtroppo non ricordo…

La busta del mese pubblicata sulla rivista ‘Videogiochi’ della Jackson, nel lontano 1983! La mia prima apparizione nel mondo dei videogiochi, che ancora in larga parte sognavo, avendo solamente a disposizione ogni tanto i computer prestati dai vari amici di mio fratello.

Giugno 1991. Foto apparsa su Gente. A quell’epoca ero direttore di produzione di Simulmondo.


Inizio 1993. Foto di gruppo della Simulmondo pubblicata da una rivista francese di videogiochi che ci definì ‘un bel gruppo di hippy’. Cosa che in effetti in quel periodo non si discostava molto dalla realtà, nonostante le 14-16 ore lavorative quotidiane 7 giorni su 7.
In alto a SX vedete me (capellone, periodo superfricchettone), più in basso Carlà, poi Stefano Balzani il superprogrammatore (capellone, all’epoca della sua ‘permanente’), Bob Bietoli (amministrazione).
Sotto, mentre strangola Michele Sanguinetti, c’è Gianluca ‘Boka’ Gaiba (capellone), autore delle musiche di Simulmondo e chitarrista della madonna. Sotto, Michele Sanguinetti (il più alto: 1,98 m) sumermega disegnatore. Sue le spettacolari animazioni di Diabolik e Dylan Dog. Tutti i frames disegnati a mano ‘al pixel’, senza aiuto di video o altro… talento puro. A sinistra, che si copre le pudenda col blister di TEx, Cristian Bazzanini (storyboarder), poi con la barba Fabio (non mi ricordo il cognome. Anzì sì: Belletti), programmatore, poi Ciro Bertinelli, montatore, grafico e sceneggiatore. Poi in camicia rossa garibaldina il supermega Riccardo Cangini, ora boss di Artematica azienda n. 1 in produzione adventures made in italy. A destra, infine, Natale Fietta, bravissimo programmatore PC nonchè uno dei migliori origamisti d’italia.

Bookmark and Share

Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!