Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Scritto da admin il 04/09/2009 in carcassonne, eymerich, fare videogiochi con Nessun commento


Uno spasso. Oggi è una di quelle rare giornate in cui riesco a lavorare di filato a un unico progetto, riuscendo a ottenere il massimo della concentrazione, nonostante qualche telefonata per ordini e un po’ di gestione qui in ufficio.

Playlist con qualche centinaio di brani in ordine casuale, mappe bozzetti stampati e appunti vari sparsi sulla scrivania, il portatile aperto per avere un ulteriore punto di consultazione, e lo storyboard di Eymerich sul monitor del desktop. FINALMENTE!!!
Quando c’è il divertimento, si apre il rubinetto della creatività. Tiri fuori un’idea e mentre la scrive ne hai pensate altre due. Che poi vanno tradotte in termini tecnico-logici e tecnico-grafici. Ma per me, come sono sicuro è per Ricky di Artematica, vedere uno storyboard pieno di testi, disegni, schemi, tabelle, è meglio che leggere il più bel fumetto del mondo. C’è un’energia che trasuda dagli storyboard, che consente già di annusare l’odore del videogioco, che gusto lascerà sul palato, la sorpresa e il piacere che scatenerà nel giocatore.
Si parte dal segmento di storia, la si esplode negli ambienti, personaggi e scene principali. Poi, per approssimazioni successive, si arriva alla bozza di trama interattiva, quindi gli elementi negli ambienti, gli oggetti necessari ecc. Quando gli elementi sono sufficientemente definiti, si gira tutto all’ottimo Manuel, si fa una bella chiacchierata e dalla sua mente e dal confronto escono ulteriori idee, finezze varie. Poi si fa un visualaccio, lo si approva, poi un visual B/W, poi il lighting. Intanto sullo storyboard si elimina via via ogni approssimazione, arrivando a definire ogni pezzo di grafica, audio, ogni azione logica. Finchè tutti hanno la lista di ciò che tocca a loro fare…
Sembra un processo noioso e tecnico, invece, avendo tempo e concentrazione, è il massimo del divertimento, almeno per me. Perchè alla fine della definizione dello storyboard, il gioco è astrattamente già finito. Nella mia testa già me lo vedo e lo assaporo. E so che si trasformerà ulteriormente, diventerà anche meglio, quando finirà a video.
DIAVOLO! FARE VIDEOGIOCHI E’ DAVVERO IL MASSIMO!
Siano essi piccoli o grandi, la sensazione di ‘creazione’ che si ha è super, super, supersoddisfacente. Lo dice uno che si diletta in scrittura, fotografia, disegno, video, nonchè cucina sperimentale (con PESSIMI risultati, dicono).
L’immagine che vedete è il visual di uno dei primi ambienti del gioco: la sala ‘ufficio’ di Jean Vinet, il subdolo capo dell’inquisizione di Carcassonne. Autore: il nostro supermitico Manuel.

Anche fare i simulatori di guida per l’educazione stradale è uno spasso. Mentre ero al mare, mi ritagliavo delle ore (ebbene sì, mi sono portato il PC in vacanza…) per dettagliare la mappa extraurbana col nostro editor di mondi 3d Metropolis. Grande 5×5 Km, è piena di dettagli, davvero un mondo da esplorare. Strade di montagna, strette, larghe, liscie e dissestate, l’autostrada, le piazzole, la zona industriale (dove, nel recinto di un capannone, ho messo un labirinto di recinzioni… poveretto chi ci finisce dentro).

Anche fare i videogiochi educativi per la scuola è uno spasso. Però, ebbene sì, un po’ meno. Diciamo che rispetto a fare Eymerich c’è un ABISSO.

Anche fare i videogiochi commissionati dai clienti può essere divertente. Se è un quiz interattivo su una supposta, magari però non lo è più così tanto….

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!