Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Tra i lettori del blog c’è qualcuno che ha più o meno la mia età (nato nel 1970… quarant’anni il giugno prossimo!). Qualcuno quindi ricorderà i vecchi videogiochi arcade, proprio quelli delle sale giochi. Ricordo nei primi anni ’80 quando andavo all’Antares, a Bologna, oltrepassando la solita pattuglia di redskins (skins ‘rossi’, ultras del Bologna) appostata fuori, per andare a giocare nell’unica salagiochi che non rispettava il limite appena imposto dei 14 anni minimi di età.

Entravo, e coi miei gettoni in mano, sceglievo in cosa cimentarmi. E c’era sempre una specie di imbarazzo di fondo perchè, ebbene sì, sono sempre stato appassionato di videogiochi, ma sono sempre stato piuttosto schiappa nel videogiocare. Quindi ce n’erano molti, di videogiochi, che mi piacevano, ma che erano per me ‘troppo costosi’, cioè mi fregavano il gettone in meno di un minuto.
Per esempio DEFENDER, e il successivo STARGATE, mi sembra della Williams. Bellissimo, scroll orizzontale, grafica secca e sobria, un’azione nervosa spettacolare, lo scorrimento del video che si inverte violentemente, i nemici che si muovono imprevedibilmente schizzando in ogni parte dello schermo. 5-6 tasti da usare. Il teletrasporto! Beh, era difficilissimo per me! Ci avrò fatto nella mia vita neanche dieci partite il che, per gli standard che avevo io, era pochissimo.
STARGATE, l’evoluzione, era ancora peggi.! Cioè, più difficile! Per le schiappe come me, naturalmente.
Dico schiappa a ragion veduta. Ho perso anche un paio di partite contro giocatori umani non particolarmente validi addirittura a Italy 90 Soccer per C64. Che ho programmato io!
Ricordiamo (tributo!) anche Gyruss, il bellissimo gioco in cui l’astronave si muoveva in modo circolare attorno al video, puntando verso i vari pianeti del sistema solare, con i nemici che provenivano a frotte dal lontano (prospetticamente) centro dello schermo. I primi livelli erano sostenibili. Ma presto diventava difficilissimo.
Eppure c’erano tanti ragazzi, svegli e fighi, che giocavano per ore, che non sbagliavano una mossa!
Gyruss un po’ ricordava come meccanica (shooter prospettico) il Tempest vettoriale, sempre della Williams. Altro gioco nel quale io sono riuscito a durare sempre MOLTO poco.
Una delle poche eccezioni fu per me XEVIOUS, straordinario videogioco a scrolling verticale in cui si sorvolava un mondo pieno di disegni nazca, di carri armati quadrati, di silos sotterranei, usando i laser ma anche le bombe per distruggere gli oggetti a terra. Diventai bravo, e riuscii pure a terminare lo scenario un paio di volte, perchè c’era una macchina di Xevious nel bar sotto casa, ed era settato in modalità FACILE. All’Antares, invece era settato in modalità difficile e i caccia rotondi che apparivano all’inizio già ti sganciavano contro fior di proiettili.
Quindi riuscii a fare esperienza al bar sotto casa senza dissanguarmi troppo ed esimervi, una volta tanto, dal mio ruolo schiappologico videoludico.
Penultima citazione: MYTH per Commodore 64. Io, come già scrissi, nelle pause di lavoro alla Simulmondo nel ’90-’91 spesso quando facevo pausa lo giocavo, divertendomi un sacco. Era il giusto livello di difficoltà per me. Divertente ma sufficientemente difficile per soddisfare il mio senso di sfida.
Successe però che provai la versione su floppy disk, che era leggermente diversa, ma soprattutto tarata diversamente. Difficilissima! Capii che solo alla versione cartuccia ero riuscito a ‘vincere’!
Ultima citazione: i videogiochi per C64 di Ian Gray, realizzati nei primi anni ’80. Chi ricorda China Miner? Videogioco platform con salite, salti, scale massi che rotolano. Col joystick si muoveva un minatore cinese che doveva arrivare in cima allo schermo. E bastava calcolare male i tempi di una piccolissima frazione che il tal salto non si riusciva a fare, o non si riusciva ad evitare il tale ostacolo. E ogni volta che si crepava si ricominciava da capo! E se si finivano le vite addio al livello raggiunto! Si ricomincia da zero! Il salvataggio della situazione non era neanche previsto in sogno…
Insomma: i vecchi videogiochi erano difficili. C’era un certo disinteresse verso la frustrazione del giocatore, si pretendeva molto da lui. Anche negli adventure, a differenza delle attuali avventure grafiche in cui non si muore quasi mai, si moriva in continuazione! Vedi The Count, Woodoo Castle, The Hobbit.
Ora invece l’industria produce cose ben diverse. Facili, più adatte a essere consumate con gusto da una fascia di utenza più ampia, in un tempo ben determinato, con una longevità adeguatamente misurata. Certo, esistono una miriade di prodotti utilizzabili a certi livelli solo dagli hardcore gamers, ma sono comunque una minoranza.
La filosofia stessa del videogiocare è cambiata. Prima di tutto si è certamente ampliata, nel senso che esistono almeno 385937274 filosofie videoludiche diverse.
Ma i vecchi videogiochi erano indubbiamente più difficili. E ritengo che prima di tutto fossero una fortissima palestra per la logica e i riflessi. Ora l’utente è più ‘coccolato’, c’è più attenzione nei suoi confronti. Più riconoscimento dei suoi limiti.
Ai vecchi tempi NO.
Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!