Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Costituendosi in Srl, cioè Società Responsabilità Limitata, ci si trova ad aver a che fare, ogni anno, con la chiusura del BILANCIO.
Questa ‘cosa’ è inizialmente (e non solo) una bestia difficile da comprendere. Il cosiddetto Bilancio a due partite!
Non voglio entrare nei tecnicismi, rimandando l’approfondimento tecnico alle sedi opportune, vedi studi commercialistici o ragionerie varie.
Fatto sta, che quando sento qualcuno che ha avviato una SRL e in pratica non sa cosa sia il bilancio, tremo al posto suo. Tremo perchè penso a tutti i guai che mi sono procurato in passato non avendo una consapevolezza precisa di cosa fosse.
Il bilancio è la fotografia dell’azienda, la sua radiografia. Da una parte c’è lo STATO PATRIMONIALE, cioè cosa possiede la società, cosa sta ammortizzando, o il suo indebitamento, o le sue immobilizzazioni. E’ diviso in PASSIVITA’ e ATTIVITA’. Dall’altra parte c’è il CONTO ECONOMICO, che comprende da una parte i COSTI e dall’altra i ricavi.
Lo stato patrimoniale è l’andamento finanziario. Il conto economico è quello economico.
Faccio un esempio: supponiamo di avere una casa. Nello stato patrimoniale inserirò il valore della casa nelle attività, l’indebitamento (il mutuo ancora da pagare) nelle passività. Nel conto economico, invece, inserirò i costi mensili delle utenze eccetera, e nella parte dei ricavi le entrate derivanti dall’affitto (nell’ipotesi che questa casa sia in affitto).
Ecco: se avete una SRL e non avete capito un tubo o quasi, le soluzioni sono due. O fate un corso accelerato di amministrazione, ragioneria o contabilità come volete chiamarla, oppure meditate seriamente di affidarvi a qualcuno che prenda in mano, da amministratore, la vostra attività.
Il bilancio SEMBRA un noioso schema pieno di numeri e conti. In verità è un quadro ricco di sfumature, di aspetti, che meglio rivelano lo stato di salute dell’azienda meglio di qualsiasi altra cosa.
Parlo arabo? per qualcuno sì. Vi assicuro che c’è gente che fa questo mestiere (i videogiochi) e trascura questi aspetti, occupandosi solo di ottenere magari fidi in banca, di aver di che pagare i conti per i prossimi mesi. Tutte cose positive, ma che non bastano.
Qualche anno fa, in un’occasione di incontro del mondo dei videogiochi (che non specifico), chiacchierai con una persona (che non specifico) amministratore di un’azienda di produzione videoludica. Chiacchieravamo delle rispettive attività, e lui mi sparò investimenti di un milione di euro qua, un milione di euro là, eccetera. Io quindi rimasi sorpreso quando, alla domanda ‘quanto fatturi?’ (cioè quant’è il totale delle fatture che emetti, che volume di affari generi) mi disse serafico ‘Questa è un’informazione riservata’. Ecco: questo basta per farmi capire che questa persona è un pallonaro. A parte che i bilanci sono pubblici, e quindi basta che io interroghi la camera di commercio per leggere il bilancio di qualsiasi azienda, millantare investimenti milionari e poi nascondere il proprio fatturato, è decisamente una cosa ingenua. Evidentemente manca la conoscenza di alcune basi fondamentali della conduzione dell’azienda.

Questo va evitato assolutamente. A meno che non si desideri, prima o poi, saltare per aria e/o indebitarsi fino al collo, con le banche che poi non ti mollano per i vari anni a venire.
Certo, la Società Responsabilità Limitata, in caso salti per aria, è autonoma e affonda da sola, non si tira dietro i soci. Questo però solo teoricamente. Se l’azienda ha bisogno di soldi dalle banche, le banche, se il bilancio non dimostra una buona capitalizzazione, non danno soldi. A meno che i soci non mettano una ‘firmetta’, cioè si impegnino personalmente, a garantire anche come persone fisiche, coi loro beni. Le banche sono pescicani, anzi, peggio, diciamolo chiaro. non fanno niente per niente, è nella loro natura, e devono ridurre i costi all’osso. E i rischi. In questo momento di crisi, poi, i cordoni della borsa sono ancora più stretti. E se l’Srl affonda, e i soci hanno messo le firmette, i soci affondano con essa, facendo un patatrac che li massacra finanziariamente.

Le imprese produttrici di videogiochi in Italia difettano spesso, spessissimo, da questo punto di vista. Anche per questo che il fatturato totale dell’industria dei produttori di videogiochi, tolti Milestone e Ubisoft, è veramente ridicolo confronto a qualsiasi altro settore.
Ci sono delle realtà come Artematica, che sono consolidate e più che serie. Ci sono altre, e tante ce ne sono state, che sono condotte a dir poco amatorialmente, sottocapitalizzate, col fiato corto economicamente e finanziariamente, e che non hanno reali prospettive future.

Se si fa un’azienda di videogiochi, prima bisogna pensare a fare l’azienda (il che significa raggiungere un bilancio decente) e poi a far videogiochi. Fare le cose in ordine opposto può significare il non raggiungimento dei propri obiettivi.
Tante ce ne saranno, di aziende che nasceranno e moriranno per questi motivi, e tante ce ne sono state. Una di esse fu Colors, che fondai a 24 anni e chiusi quando ne avevo 29, dopo aver raggiunto un fatturato di quasi un miliardo di allora.
Prossimamente racconterò quest’esperienza, ricca, ricchissima di videogiochi prodotti, aneddoti, avventure di ogni sorta. Per ora Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!