Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Scritto da admin il 18/02/2010 in amici, gruppo, team con Nessun commento


Torno brevemente, o quasi, su uno dei temi centrali di questo blog. FARE VIDEOGIOCHI professionalmente.
Chiedo preventivamente scusa per imperfezioni che certamente ci saranno, ma mentre sto scrivendo mia figlia di 4 anni parla ininterrottamente di pupazzetti bolle blu formiche giganti vasche da bagno macchinine vampiri carnevale e quindi mi deconcentra un tantino.

Baso ciò che scrivo su vari casi conosciuti direttamente e indirettamente in questi anni. Aggiungo però che negli ultimi due anni, da quando ho ricominciato a interessarmi anche della produzione di videogiochi ‘non educativi’, ho trovato per ogni gruppo-cometa un gruppo invece dotato di molto buon senso e di praticità.

- – - – -

Supponiamo che ci siano quattro amici, o amiche, nella stessa città oppure in città diverse e collegati via rete, che si dicono ‘Facciamo un videogioco!’. Immaginiamo che questi amici, o amiche, abbiano un’età tra i venti e i trenta, un diploma o una laurea e comunque una formazione tecnica e siano appassionati di computer e piuttosto esperti.

Le possibilità di prosecuzione di questa storia sono trecentomila al cubo, quindi non sto ad approfondire. Ci sono però dei punti che spesso i ‘gruppi’ non considerano abbastanza.

Il fattore tempo: spesso i gruppi si imbarcano in progetti insostenibili, cioè che potenzialmente sono in grado di realizzare, come capacità tecniche, ma che poi richiedono un tale investimento di tempo (per esempio, dieci anni-uomo di lavoro a testa) da risultare assolutamente impensabili. Purtroppo non viene fatta una dovuta valutazione preventiva, una adeguata stima dei tempi.

La mancanza di alcune skill necessarie: se nel gruppo non c’è un programmatore degno (con adeguata mentalità tecnica) e un grafico degno (con adeguata mentalità creativa), le cose saranno mooolto difficili.

La mancanza, spesso totale, di un piano di impresa: questa è una cosa che, purtroppo, vedo nella stragrande maggioranza dei casi dei gruppi che tentano di passare ad un’attività professionale.
Personalmente, ho scelto di fare videogiochi didattici sui temi della cittadinanza per vari motivi:
- non ci sono concorrenti
- c’è NECESSITA’ di un certo tipo di prodotti (che non è stato affatto facile arrivare a concepire). Sottolineo ‘necessità‘ perchè un conto è fare una cosa che è ‘di consumo’, ‘suplerflua’. Un altro è soddisfare una necessità, qualcosa di cui la gente o la società ha bisogno.
- i clienti (le pubbliche amministrazioni) non falliscono mai, sono lente nei pagamenti ma pagano sempre
- è relativamente stato semplice raggiungere l’eccellenza. La difficoltà maggiore è stata mettere in comunicazione due forme mentis completamente differenti.
- i prodotti non durano solo una stagione (Drive – il videogioco dell’educazione stradale, lo vendiamo ormai da 6 anni, revisionandolo e aggiungendo cose ogni due o tre anni, oppure quando cambiano le normative)
- i videogiochi didattici sono assolutamente più economici da sviluppare

oltre a vari motivi di altro tipo, per esempio il fatto di fare qualcosa di utile.

(continuo più tardi o domani perchè qui Radio India non si spegne mai)

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!