Appunti e memorie di Ivan Venturi

Fare Videogiochi

 
 

Scritto da admin il 05/11/2009 in 1993, aziendale, cena, simulmondo, willer con Nessun commento


In coda all’intervista di WOPR a Boka, musicista ultrastrafichitarritstico di Simulmondo, c’era una foto di vari di noi (io sono quello in piedi a destra coi capelli lunghi).
Ebbene, quella foto è stata scattata (insieme ad altre, che devo avere da qualche parte – e che evidentemente anche Boka ancora conserva) la sera della cena aziendale che facemmo a fine 1993 a Simulmondo. Approfitto dell’occasione perchè era un pezzo che volevo parlarne.

Si era appena iniziata l’avventura edicola, nel senso che i primi numeri di Diabolik e Dylan Dog edicola erano stati pubblicati con grande successo, e tutti noi stavamo lavorando alacremente sui vari Tex, Simulman e tutte le altre tante, troppe uscite che ci sarebbero state da lì a poco.
Il ritmo che avevamo preso a livello di intera azienda già era più che robusto, nel senso che tutti noi lavoravamo tutti i giorni sabati e domeniche compresi, dalla mattina alla sera. Ma il peggio doveva ancora venire… ma questa è un’altra storia e la racconteremo un’altra volta.
L’atmosfera, pur se carica di stanchezza e tensione, era ancora più che buona.

Insomma: Francesco organizzò questa cena aziendale alla Trattoria Pontelungo, verso Borgo Panigale, all’estrema periferia di Bologna (dove poi, da lì a un anno, mi sarei trasferito, andando a vivere da solo). Una cenona mega, per tutti gli interni (noi) che in quel periodo erano tanti. Eravamo direi…boh! 25 o 30 persone! C’era anche Alberto (si chiamava così?), l’allampadatissimo neo-direttore marketing di Simulmondo (era meno di un anno che lavorava con Carlà), proveniente dal mondo dell’edilizia. Personaggio totalmente diverso da tutti noi, che però personalmente mi è sempre stato simpaticissimo, pur essendo uno squalo di prima categoria.

Iniziamo a mangiare. E a bere. E mangia. E bevi. E vai di bianco. E vai di rosso. Insomma una megamangiata e una mega bevuta, che prende sempre più il volo (nel senso che eravamo tutti belli ciucchi), fino al caffè e oltre. Fino agli aperitivi.
Ci portano a tavola bottiglie di grappa, whisky, amari, lemoncelli e superalcolici vari.
Ed ecco che Carlà, malefico, la butta lì. “Questa grappa, si beve alla Willer!”. Willer nel senso di Tex Willer. Cioè tutta in un sorso!
Noialtri tutti breschissimi e felici, giù con la grappa alla Willer. E una. E due. E tre. E. E….

Francesco e Alberto, poi, ci raccontarono la mattina dopo, che mentre noi ce la bevevamo tutta (in tutti i sensi), loro invece facevano finta, cioè la portavano alla bocca, facevano il gesto alzando il gomito ben bene, ma fondamentalmente tenevano la bocca chiusa.
Insomma, ci prendemmo un’ubriacatura mostruosa.
Piccolo problema: eravamo tutti con mezzi vari, chi in macchina, chi in moto, chi in vespa. Io ero in vespa.
Michele Sanguinetti stava per addormentarsi, a motore acceso, uscendo dal parcheggio della trattoria. Infilò il viale davanti a Simulmondo in controsenso e entrando nel vialetto della simulmondo rifece con la sua Polo la fiancata alla Panda di Fabio ‘Phoenix’ Belletti. Io ero arrivato indenne a Simulmondo, ma sceso dalla vespa ogni minuto che passava mi ‘saliva’ sempre più.
Tornammo in ufficio per concludere la serata.
Ciro Bertinelli riempì il lavandino coi suoi fluidi gastrici. Io e Michele, che saremmo partiti insieme ad altri nostri amici da lì a pochi giorni per il Guatemala, avemmo visioni mistiche. Eccetera eccetera.
La mattina dopo eravamo tutti a lavorare (a metà mattinata, però), e facemmo una riunione tecnica per nonsocosa. Eravamo devastati, ovviamente.
Notte da leoni, giorno da coXXXX, dice il proverbio.
Se penso a quella notte, ora che mi occupo di educazione stradale, con particolare attenzione ai rischi dell’alcol alla guida, mi vengono i capelli bianchi. Brrrrr… quanto si è cretini a 22 anni (ma anche dopo)!

Comunque non c’è che dire, ci divertimmo da matti. Ma in qualche modo quella sera di eccessi fu un presagio.
Quando tornammo dal Guatemala, era iniziato il 1994 e da lì a poco Simulmondo come la intendevamo tutti avrebbe cominciato a sfasciarsi per gli eccessi sostenuti.

Chissà come sarebbe andata se invece di quella cena tutta eccessi avessimo fatto una sobria cena aziendale natalizia. Chissà. Magari la (piccola) storia dei videogames italiani sarebbe diversa.

Saludos!

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Nel 1987 ho fatto il primo videogioco della Simulmondo, prima software house italiana. Da allora ne ho fatti altre migliaia.
Dalla fine del millennio scorso faccio videogiochi educativi ed ora anche simulatori di guida e avventure di inquisitori medievali.
Poi nel 2003 ho fondato Koala Games, ora diventatata TIconBLU. E mi occupo di un bel po' di altre cose videoludiche varie.
E...VIVA I VIDEOGIOCHI ITALIANI!