semaforo intelligenteInsieme ai bambini, gli anziani rientrano tra gli utenti della strada più a rischio, e non solo in Italia. Nella prefettura di Aichi, in Giappone, nel 2009 quasi la metà degli incidenti stradali mortali (il 47%) ha visto come vittime gli anziani. Ecco perché la polizia della prefettura di Aichi ha deciso di sperimentare un semaforo “intelligente”: il dispositivo, dotato di telecamera, è in grado di percepire quando un pedone sta attraversando la strada, e quindi di prolungare la durata del verde finché l’attraversamento della strada non è terminato. All’opposto, se nessuno sta attraversando, il semaforo fa scattare il rosso in anticipo, regolando così il flusso di pedoni e veicoli in maniera intelligente. Per il momento la sperimentazione riguarderà due tra gli incroci maggiormente frequentati da anziani, dove verranno installate due coppie di semafori hi-tech, al prezzo di 3 milioni di yen (25.000 euro). Un costo non proprio economico, ma una vita umana non ha prezzo.

Fonte: http://laboratoriopoliziademocratica.blogspot.com

simulatore di guida

GuidaTuPro prevede anche la presenza dei pedoni nella simulazione di guida

Sono i pedoni l’anello debole della sicurezza stradale in Italia. Lo confermano i dati Istat-Aci sugli incidenti stradali nel 2009, che a fronte di una diminuzione dei morti tra chi viaggia in auto, hanno causato il decesso di 667 pedoni (3% in più rispetto al 2008). In sostanza, cresce tra le vittime totali degli incidenti stradali la percentuale composta da chi si muove camminando a piedi: nel 2008 erano il 13,7%, nel 2009 siamo saliti al 15,7%. In dieci anni, dal 1999 al 2009, i pedoni morti sulle strade italiane sono stati 8.695 e ben 205.432 quelli feriti. Un terzo di questi, denuncia l’Asaps, sono stati investiti sulle strisce: “un esercito di fanti della strada decimato dalla frenesia della mobilità, dalla distrazione in servizio permanente effettivo, dalla velocità sottostimata, dall’alcol e dalla droga efficaci ausiliari della mortalità stradale”.

A conferma del fatto paradossale che sulle strade italiane rischia di più chi è a piedi rispetto a chi si trova in macchina, basta dare un’occhiata all’indice di gravità, ovvero il parametro che misura il rapporto tra numero dei morti e numero totale di morti e feriti, moltiplicato per 100. Secondo l’Istat, l’indice è 1,4 per gli automobilisti e ben 3,2 per i pedoni.

Ecco perché occorre aumentare da una parte la protezione e la manutenzione dei passaggi pedonali, e dall’altra avviare una campagna di sensibilizzazione diretta sia ai conducenti che ai pedoni: i quali devono ricordarsi di rendersi sempre il più visibili possibile, soprattutto di notte e con il maltempo.

Fonte: repubblica.it

simulazione guida auto

Incidente con il simulatore GuidaTuPro

Incoraggianti i dati sugli incidenti stradali nel 2009: secondo i dati Aci-Istat, l’anno scorso ci sono stati 215.405 incidenti (diminuzione dell’1,6% rispetto al 2008) e soprattutto il 10,3% in meno di morti (sono stati 4.237: un dato comunque impressionante). Diminuiscono anche i feriti: -1.1%. Se il trend verrà confermato anche quest’anno, l’Italia potrebbe arrivare vicina al traguardo fissato dall’UE, che imponeva in dieci anni un dimezzamento dei morti sulle strade rispetto ai dati del 2000. Attualmente la riduzione è al 40,3% e ci colloca comunque soltanto all’ottavo posto in Europa, considerato che altri Paesi hanno già ampiamente raggiunto il risultato: tra questi ci sono Lettonia (-54%), Spagna (-53%), Estonia (-50%) e Portogallo (-50%).

Le ragioni di questo ritardo? Secondo Mauro Fabris, Presidente della Commissione Studio sulla Sicurezza Stradale, oltre al minore investimento dello Stato sul fronte della sicurezza stradale, la colpa è anche della scarsa sensibilità degli automobilisti italiani alla guida sicura. Il che però chiama in causa anche le responsabilità istituzionali, che hanno sempre sottovalutato il problema. Ma – aggiungiamo noi – il discorso probabilmente è più ampio e chiama in causa il sistema-Paese: finché si continua ad investire per sostenere il mercato dell’auto (puntando a vendere sempre più auto e moto, e sempre più veloci e potenti) a scapito di servizi pubblici e mobilità sostenibile, la battaglia per avere strade più sicure assomiglierà a una battaglia contro i mulini a vento.

Fonti: repubblica.it, omniauto.i

Guida simulata in stato di ebbrezza con GuidaTuPro

Una vera e propria emergenza: sono i pirati della strada, che secondo i dati dell’Asaps a settembre hanno provocato 9 morti e ben 76 feriti. Su 61 casi accertati, le forze dell’ordine sono riuscite ad identificare 47 responsabili (20 arresti e 27 denunce a piede libero), ovvero il 77%. Sugli incidenti continua a incidere pesantemente la guida in stato di ebbrezza, riscontrato nel 25,5% dei casi. Va poi tenuto presente che non sempre è stato possibile accertare le condizioni psicofisiche, perché in molti casi i pirati sono stati identificati alcuni giorni dopo l’incidente.

Come sempre, tra le vittime dei pirati non mancano gli appartenenti alle fasce più deboli, cioè minori (12,9%) e anziani (8,2%). In 11 casi sono stati travolti dai pirati i ciclisti, mentre tra i pedoni sono stati registrati 1 morto e 19 feriti.

Da gennaio, il numero di pirati stradali registrati dall’Asaps sono saliti a 420, che hanno causato un totale di 67 morti e 546 ricoveri ospedalieri. Un vero e proprio bollettino di guerra, che prova ancora una volta la necessità di un aumento della presenza delle forze dell’ordine sulle strade. Ma soprattutto è importante prevenire, investendo sempre di più nella sicurezza e nell’educazione stradale.

simulazione guida

Incidente stradale nella simulazione di guida con GuidaTuPro

Sembra sempre più una farsa la riforma del codice della strada, a cui il parlamento sta lavorando da ben otto mesi: ne sono prova gli ultimi due emendamenti approvati e che hanno fatto molto discutere perché vanificano l’impegno a rendere le strade più sicure con sanzioni chiare e uguali per tutti. Il primo è l’emendamento proposto dal senatore del Pdl Cosimo Gallo, che rende esenti i conduttori di auto blu dal ritiro dei punti della patente in caso di infrazioni: in pratica, una vera e propria immunità. E, considerato il numero di auto blu in Italia (626.760, il numero più alto al mondo: gli Usa, che sono secondi, ne hanno 72mila), le ripercussioni sulla sicurezza delle strade potrebbero essere non indifferenti.

Non meno assurdo l’emendamento della Lega, ribattezzato “emendamento grappino”, in base al quale l’automobilista a cui sia stata sospesa la patente per guida in stato di ebbrezza può ricorrere al Prefetto e ottenere una deroga di tre ore al giorno, durante le quali usare la macchina per recarsi al lavoro. La giustificazione dell’emendamento? La lasciamo alle parole del senatore leghista Gianpaolo Vallardi: «In alcune zone del Nord, nei mesi invernali, il grappino o il bicchiere di vino è prassi comune. L’impossibilità di andare al lavoro perché la patente viene ritirata ha creato molti problemi di tipo sociale e rovinato molte famiglie. Chi abita in paesi sperduti, senza patente, ha perso anche il lavoro ed è venuto meno lo stipendio per il sostentamento».  Il senatore Vallardi forse si è dimenticato delle famiglie rovinate dai pirati della strada e dai responsabili di incidenti mortali, che spesso hanno causato la morte di vittime innocenti… vittime che nell’ultimo anno sono tornate ad aumentare.

Fonti: www.repubblica.it, www.ilmessaggero.it

Update: l’emendamento sulle auto blu è stato ritirato, mentre con l’approvazione finale del Senato è passato l’ “emendamento grappino”: sarà dunque possibile far revocare dal prefetto la sospensione della patente per esigenze di lavoro o strettamente familiari, ma in tal caso verrà prolungato il periodo della sospensione.

guidatu

Uno degli scenari di guida del simulatore GuidaTuPro

Non solo mancato rispetto del codice della strada: in molti casi la causa di incidenti stradali è costituita dalle cattive condizioni del manto stradale. Il cosiddetto “ammaloramento delle strutture” infatti provoca il 20% degli incidenti (anche mortali) che si verificano sulle strade italiane. Insomma: buche, crepe e quant’altro sono dei veri e propri killer per automobilisti, mociclisti e ciclisti. Eppure, ogni anno lo stato investe 5 miliardi di euro nella manutenzione della viabilità: questa voce infatti occupa il primo posto nella classifica degli appalti pubblici, di cui costituisce il 30,6% per quantità di interventi e il 34% per ammontare economico.

Il problema delle strade piene di buche riguarda piccoli centri come grandi città, ma è Roma ad essere in testa a questa triste classifica: la Capitale spende infatti 100 milioni di euro all’anno per la manutenzione delle strade, che però peggiorano di anno in anno: nel 2009 i tratti stradali con buche segnalati erano 215, e a marzo 2010 sono saliti a 243. Dove finiscono allora tutti i soldi spesi?

Il fatto, come denuncia “Repubblica”, è che spesso le ditte appaltatrici si accaparrano i lavori con ribassi fino al 40%, salvo poi risparmiare su materiali, manodopera e tempo. Colpa anche dei controlli, che gli enti appaltatori (comuni in primis) fanno di rado. Così, via via che i lavori di rifacimento del manto stradale procedono lo strato d’asfalto si assottiglia. E, come sempre, ci rimettono gli utenti della strada: a Roma, nel 2008, ci sono stati oltre 18mila incidenti, con 180 morti e 24mila feriti: un’ecatombe.

Fonte: Repubblica.it

Un'immagine dall'inchiesta di Report sulla pirateria stradale

Report, il programma di inchiesta di Milena Gabanelli, nella puntata dell’11 aprile ha affrontato lo scottante tema della pirateria stradale, che nel 2009 sulle strade italiane ha causato la morte di 91 persone e il ferimento di 600; un fenomeno che nel 2010 risulta in crescita. In particolare, l’inchiesta realizzato da Giovanna Corsetti ha focalizzato l’attenzione sulle conseguenze penali per chi, guidando ubriaco, uccide qualcuno. Il pacchetto sicurezza varato dal governo nel luglio 2008 infatti prevede pene più severe per chi si macchia di questo reato: si rischiano fino a 10 anni di carcere se i morti sono più di uno, ma le pene possono arrivare fino a 15 anni.
La realtà purtroppo è ben diversa: le condanne solitamente vanno da 8 mesi fino a un anno e 2 mesi, e anche nei casi più gravi si rimane comunque sotto ai due anni. E poiché per pene inferiori ai due anni scatta la sospensione condizionale, di fatto i pirati stradali non si fanno neanche un giorno di carcere. Come racconta a Report Gianmarco Cesari, avvocato vittimologo, “uno dei fattori causali dell’incidentalità stradale è anche l’impunità di molti imputati, condannati a pene quasi inesistenti”. Oltre al danno, la beffa: non solo le pene sono minime, ma spesso i responsabili di incidenti mortali hanno la possibilità di recuperare entro l’anno la patente. Tutto questo avviene anche grazie al patteggiamento, che di fatto riduce la pena, rendendola inconsistente. Eclatante il caso di Stefano Lucidi, che nel 2008 ignorò due semafori rossi guidando a più di 90 all’ora in pieno centro di Roma, travolgendo e uccidendo due ragazzi. L’uomo era anche senza patente, che gli era stata ritirata perché tossicodipendente. In primo grado venne accusato di “duplice omocidio volontario con dolo eventuale”: una sentenza storica, perché per la prima volta si riconosceva il fatto che, guidando in quel modo, si accettava di fatto il rischio di uccidere qualcuno. Nel giugno 2009 però la corte d’appello tramutò la condanna in omicidio colposo, riducendola così da 10 a 5 anni. L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada è ricorsa in Cassazione sostenendo che non tutti gli incidenti stradali sono tali: in alcuni casi sono veri e propri crimini stradali. La Cassazione ha però confermato la condanna di omicidio colposo. Come ha spiegato a Report il legale Francesco Caroleo Grimaldi, “questa sentenza ha sostanzialmente escluso la possibilità, anche astratta, di condannare per omicidio volontario qualsiasi delinquente che uccide consapevolmente sulle strade”. In pratica, chiunque potrebbe per assurdo uccidere volontariamente qualcuno investendolo con l’auto, e avere la certezza giuridica di farla franca!

Uno degli scenari di guida del simulatore GuidaTuPro

Gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nel mondo per la fascia d’età tra i 5 e i 29 anni. È forse il dato più allarmante che emerge da un poderoso studio dell’OMS che accorpa i dati sulla sicurezza stradale raccolti nel 2008 in ben 178 Paesi.

I numeri sono da vera ecatombe: 1,2 milioni di morti sulle strade e 50 milioni di feriti ogni anno. In particolare, 9 decessi su 10 avvengono nei Paesi in via di sviluppo, dove evidentemente la sicurezza stradale non è in cima alla lista degli impegni dei governi.

A farne le spese sono soprattutto pedoni e chi viaggia su due ruote, che costituiscono la maggioranza delle vittime. Un dato, questo, confermato anche dalle numerose ricerche della Comunità Europea, e che dunque riguarda anche i Paesi più sviluppati.

Secondo l’OMS ridurre in 10 anni le vittime di incidenti stradali del 50% sarebbe un obiettivo più che perseguibile, se ci fosse la volontà politica di farlo. Molto dunque si può fare su questo fronte, sia sul fronte delle infrastrutture (soprattutto per il Terzo Mondo) che su quello della prevenzione.

(Fonte: repubblica.it)

 
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