Aumentano purtroppo i pirati della strada: nel primo trimestre del 2011, rileva l’Asaps, sono stati 130 gli episodi di omissione di soccorso sulle strade italiane, 15 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un aumento del 13% dunque, ma un dato positivo c’è: la diminuzione del numero di morti, passati da 21 a 19.
Sono cresciuti invece del 18,9% i feriti (da 149 a 159).
Diminuisce l’incidenza della guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di sostanze stupefacenti legata agli atti di pirateria: in entrambi i casi il calo è del 28,6%.
E le vittime? Tra morti e feriti sono state 178. Il 9,6% di esse sono stranieri, il 13,4% sono minori e il 9,6% anziani. 52 i casi in cui sono rimasti coinvolti pedoni, 9 quelli che hanno colpito i ciclisti: e 13 gli investimenti subiti da under 14: una conferma del fatto che gli atti di pirateria colpiscono soprattutto le categorie più deboli.
Fonte: asaps.it

L'incidente nel simulatore GuidaTuPro
È allarme pirateria stradale: secondo i dati dell’Asaps, l’estate 2010 ha fatto registrare il 60% di vittime in più rispetto alla media degli altri mesi dell’anno. Un incremento dovuto soprattutto alla gravità degli incidenti registrati, visto che il numero di episodi non supera la media annuale. Incidenti più letali, dunque: nei 42 casi censiti, sono 10 le persone rimaste uccise (tra cui 2 bambini) e 47 quelle ferite.
Le forze dell’ordine sono riuscite a indentificare 33 dei pirati responsabili di questa strage (il 78,6%): 16 sono stati arrestati e 17 denunciati a piede libero.
Per quanto riguarda le condizioni psicofisiche dei pirati identificati, nel 21,2% dei casi si è potuto registrare lo stato di ebbrezza, ma nessuno è risultato positivo al narcotest.
Come sempre, le vittime dei pirati della strada rientrano in maggioranza nelle categorie più deboli: il 14% infatti è costituito da minorenni, mentre il 12,3% da ultrasettantenni.
Fonte: www.repubblica.it

Il simulatore di guida 3D GuidaTuPro
Si avvicina l’approvazione del nuovo Codice della Strada: la settimana prossima il testo dovrebbe arrivare in Senato, per l’approvazione definitiva.
Per quanto riguarda gli ultimi emendamenti approvati alla Camera, spicca il ritiro a vita della patente per i pirati della strada responsabili per due volte del reato di omicidio colposo, il “tasso zero” di alcol imposto a professionisti della guida e a neopatentati, mentre è stata ritirata la proposta del casco obbligatorio per i ciclisti e del seggiolino per i bambini trasportati in bici.
Altra novità importante sarà l’obbligo per i Comuni a destinare davvero il 50% delle sanzioni incassate con le multe a interventi per il miglioramento della sicurezza stradale: dalla manutenzione delle strade e della segnaletica, alle iniziative di prevenzione, come l’educazione stradale nelle scuole. I Comuni inadempienti dovranno pagare sanzioni fino al 30% sul 50% delle multe incassate dalle amministrazioni locali.
Il disegno di legge potrebbe diventare operativo già a partire da questa estate, ma prima occorre aspettare il passaggio del provvedimento al Senato, che sarà il quarto e, probabilmente, l’ultimo.
Fonte: www.repubblica.it

Incidente stradale nella simulazione di guida con GuidaTuPro
Sembra sempre più una farsa la riforma del codice della strada, a cui il parlamento sta lavorando da ben otto mesi: ne sono prova gli ultimi due emendamenti approvati e che hanno fatto molto discutere perché vanificano l’impegno a rendere le strade più sicure con sanzioni chiare e uguali per tutti. Il primo è l’emendamento proposto dal senatore del Pdl Cosimo Gallo, che rende esenti i conduttori di auto blu dal ritiro dei punti della patente in caso di infrazioni: in pratica, una vera e propria immunità. E, considerato il numero di auto blu in Italia (626.760, il numero più alto al mondo: gli Usa, che sono secondi, ne hanno 72mila), le ripercussioni sulla sicurezza delle strade potrebbero essere non indifferenti.
Non meno assurdo l’emendamento della Lega, ribattezzato “emendamento grappino”, in base al quale l’automobilista a cui sia stata sospesa la patente per guida in stato di ebbrezza può ricorrere al Prefetto e ottenere una deroga di tre ore al giorno, durante le quali usare la macchina per recarsi al lavoro. La giustificazione dell’emendamento? La lasciamo alle parole del senatore leghista Gianpaolo Vallardi: «In alcune zone del Nord, nei mesi invernali, il grappino o il bicchiere di vino è prassi comune. L’impossibilità di andare al lavoro perché la patente viene ritirata ha creato molti problemi di tipo sociale e rovinato molte famiglie. Chi abita in paesi sperduti, senza patente, ha perso anche il lavoro ed è venuto meno lo stipendio per il sostentamento». Il senatore Vallardi forse si è dimenticato delle famiglie rovinate dai pirati della strada e dai responsabili di incidenti mortali, che spesso hanno causato la morte di vittime innocenti… vittime che nell’ultimo anno sono tornate ad aumentare.
Fonti: www.repubblica.it, www.ilmessaggero.it
Update: l’emendamento sulle auto blu è stato ritirato, mentre con l’approvazione finale del Senato è passato l’ “emendamento grappino”: sarà dunque possibile far revocare dal prefetto la sospensione della patente per esigenze di lavoro o strettamente familiari, ma in tal caso verrà prolungato il periodo della sospensione.

Il simulatore GuidaTuPro calcola anche i punti sottratti in base alle infrazioni
La patente a punti mostra un po’ la corda? Secondo il presidente dell’Asaps Giordano Biserni, sì: soprattutto perché i controlli sono pochi, e rispetto al gran numero di infrazioni commesse la quantità di punti ritirati appare irrisoria. A sei anni e mezza dalla sua entrata in vigore (era il 1° luglio 2003), l’Asaps fa le pulci alla patente a punti: secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, al 31/12/2009 risultano 58.467.823 i punti “sottratti” ad automobilisti indisciplinati: una media di poco più di un punto e mezzo per ogni patentato dal 2003 a oggi. “Non ci sembra che si possa parlare proprio di una strage”, commenta ironico Biserni. I più colpiti sono i giovani della fascia 20-24 anni, con una media 2,346 punti in meno; seguono i 25-29enni (2,308 punti) e poi via via a scendere: dopo i 40 anni si passa sotto la media nazionale con 1,543 punti persi nella fascia 40-44 anni, 1,403 fra 50-54 anni e 1,199 fra gli over 65. I più irresponsabili alla guida sono i maschi: il 75,98% dei punti sono stati tolti a loro.
Le infrazioni che maggiormente hanno causato la perdita di punti sono state la velocità eccessiva, il mancato uso delle cinture, l’attraversamento con semaforo rosso, l’uso del cellulare.
Eppure, l’aumento costante di episodi di pirateria stradale dimostra che tra il popolo degli automobilisti si sta diffondendo una sensazione di impunità. Perdere i punti, denuncia l’Asaps, alla fine è piuttosto improbabile. Gli strumenti di rilevazione elettronica infatti non permettono di segnalare chi è effettivamente alla guida al momento dell’infrazione: e per recuperare la quota base di 20 punti basta non commettere più infrazioni (o “scaricarle” sulle patenti di familiari) per due anni.
E che dire dei corsi realizzati per recuperare i punti persi? “Una farsa senza verifiche ed esami finali” commenta Biserni.
Insomma, perché la patente a punti torni ad essere un incentivo a rispettare le regole della strada, occorrono più controlli “umani”, fatti da agenti in carne ed ossa:
“Per identificare lì per lì chi guida, per accertare più cinture, più telefonini, più sbronzi al volante” spiega il presidente dell’Asaps.
Fonte: www.asaps.it

Un'immagine dall'inchiesta di Report sulla pirateria stradale
Report, il programma di inchiesta di Milena Gabanelli, nella puntata dell’11 aprile ha affrontato lo scottante tema della pirateria stradale, che nel 2009 sulle strade italiane ha causato la morte di 91 persone e il ferimento di 600; un fenomeno che nel 2010 risulta in crescita. In particolare, l’inchiesta realizzato da Giovanna Corsetti ha focalizzato l’attenzione sulle conseguenze penali per chi, guidando ubriaco, uccide qualcuno. Il pacchetto sicurezza varato dal governo nel luglio 2008 infatti prevede pene più severe per chi si macchia di questo reato: si rischiano fino a 10 anni di carcere se i morti sono più di uno, ma le pene possono arrivare fino a 15 anni.
La realtà purtroppo è ben diversa: le condanne solitamente vanno da 8 mesi fino a un anno e 2 mesi, e anche nei casi più gravi si rimane comunque sotto ai due anni. E poiché per pene inferiori ai due anni scatta la sospensione condizionale, di fatto i pirati stradali non si fanno neanche un giorno di carcere. Come racconta a Report Gianmarco Cesari, avvocato vittimologo, “uno dei fattori causali dell’incidentalità stradale è anche l’impunità di molti imputati, condannati a pene quasi inesistenti”. Oltre al danno, la beffa: non solo le pene sono minime, ma spesso i responsabili di incidenti mortali hanno la possibilità di recuperare entro l’anno la patente. Tutto questo avviene anche grazie al patteggiamento, che di fatto riduce la pena, rendendola inconsistente. Eclatante il caso di Stefano Lucidi, che nel 2008 ignorò due semafori rossi guidando a più di 90 all’ora in pieno centro di Roma, travolgendo e uccidendo due ragazzi. L’uomo era anche senza patente, che gli era stata ritirata perché tossicodipendente. In primo grado venne accusato di “duplice omocidio volontario con dolo eventuale”: una sentenza storica, perché per la prima volta si riconosceva il fatto che, guidando in quel modo, si accettava di fatto il rischio di uccidere qualcuno. Nel giugno 2009 però la corte d’appello tramutò la condanna in omicidio colposo, riducendola così da 10 a 5 anni. L’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada è ricorsa in Cassazione sostenendo che non tutti gli incidenti stradali sono tali: in alcuni casi sono veri e propri crimini stradali. La Cassazione ha però confermato la condanna di omicidio colposo. Come ha spiegato a Report il legale Francesco Caroleo Grimaldi, “questa sentenza ha sostanzialmente escluso la possibilità, anche astratta, di condannare per omicidio volontario qualsiasi delinquente che uccide consapevolmente sulle strade”. In pratica, chiunque potrebbe per assurdo uccidere volontariamente qualcuno investendolo con l’auto, e avere la certezza giuridica di farla franca!

Cambia il consumo di alcol nel nostro Paese, sempre più legato a comportamenti a rischio, come la guida in stato di ebbrezza. I dati del Ministero della Salute sono preoccupanti: tra i giovani aumenta il consumo di bevande alcoliche fuori pasto, l’abitudine a ubriacarsi e il cosiddetto “binge drinking” (bere più alcolici nella stessa serata).
Tra coloro che consumano alcol, il 26% lo fa tutti i giorni (il doppio rispetto alla media europea) il 14% lo fa da 4 a 5 volte a settimana (valore più alto in Europa) e il 34% pratica il binge driking almeno una volta a settimana (la media europea è il 28%).
Si abbassa anche l’età del primo contatto con l’alcol: 12 anni per l’Italia, rispetto ai 14 anni della media europea. Nel 2008 il 17,6% dei giovani di 11-15 anni ha consumato bevande alcoliche, in un’età al di sotto di quella legale per la somministrazione. Tra i giovani di 18-24 anni di entrambi i sessi ha consumato bevande alcoliche il 70,7%. Il consumo di alcolici fuori pasto nel 2008 ha riguardato il 31,7% dei maschi e il 21,3% delle femmine tra gli 11 e i 24 anni.
Il consumo eccessivo di alcolici ha conseguenze pesanti sul fronte della sicurezza stradale. Il più alto numero di feriti e morti si riscontra infatti nella fascia dei più giovani (29.672 feriti di 30-34 anni e 432 morti di 25-29 anni nel 2007), e la guida in stato di ebbrezza è stata la causa del 2,09% degli incidenti stradali rilevati nel 2007.
(fonte: Ministero della Salute)
Anche sul triste fenomeno della pirateria stradale (482 casi registrati dall’Osservatorio Il Centauro-Asaps nel 2009, con 91 morti e ben 592 feriti) pesa la guida in stato di ebbrezza, che con l’assunzione di sostanze stupefacenti si riscontra in oltre un caso su tre (il 36,8%).
(fonte: Asaps)
Scarica la relazione al Senato