“Videogiochi e simulatori non insegnano a guidare bene” e “Videogiochi di auto? Una fabbrica di pirati” sono i titoli fuorvianti di due articoli apparsi su IlSole24Ore.it (ieri) e Repubblica.it (oggi). Entrambi i pezzi fanno riferimento a una ricerca, peraltro vecchia di sei mesi, condotta dalla Continental Tyres. Nello studio, sostengono entrambi gli articoli, si affermerebbe che “chi gioca sistematicamente con videogiochi e simulatori di guida è a maggior rischio di incidenti nella guida reale”.
“Infatti risulta che chi usa videogames di carattere motoristico sportivo aventi per oggetto gare o inseguimenti tra autovetture ha maggiori probabilità di incidenti, di passaggi col semaforo rosso e di danni per manovre sbagliate nell’uso quotidiano del mezzo” si legge nei due articoli. La motivazione di ciò starebbe nell’”eccesso di sicurezza” che colpisce i giocatori virtuali, i quali sarebbero portati a ripetere su strada, inconsciamente, i virtuosismi compiuti alla console di gioco.
Perché sosteniamo che i due articoli sono fuorvianti? Perché un conto è parlare di videogiochi (“racing games”, o “driving games”, come si legge nel comunicato ufficiale della Continental, che di simulatori non parla affatto) e un conto di simulatori di guida professionali (“driving simulators”). La tesi secondo cui i videogiochi di guida formerebbero potenziali pirati della strada è già di per sé discutibile; ma di sicuro i simulatori di guida professionali, pensati cioè non come videogiochi ma come strumenti per insegnare la guida sicura, non possono essere accomunati ai simulatori “arcade”: questi ultimi hanno un intento puramente ludico, mentre i primi didattico-formativo.
C’è comunque un dato interessante che emerge dallo studio: i videogiochi che simulano la guida favoriscono la capacità di concentrazione e lo sviluppo della prontezza dei tempi di reazione di fronte ad un imprevisto. Che, non a caso, è proprio uno degli obiettivi dei simulatori professionali: sviluppare negli utenti quegli automatismi che permettono di affrontare situazioni di rischio con successo, ovviamente nel rispetto delle regole della strada.
“Cimentarsi nei giochi alla guida signica migliorare la concentrazione e il tempo di reazione” afferma Tim Baley, che ha condotto lo studio, “ma, al tempo stesso, essere più esposti ai rischi, rispetto a coloro che non giocano, probabilmente per l’assoluta mancanza di consequenze, nel gioco, rispetto a manovre errate o guida spericolata.” Ed è proprio qui che emerge la principale differenza tra videogioco e simulatore.
Scopo del simulatore di guida professionale GuidaTuPro è esattamente quello di rendere consapevole l’utente dei rischi che si corrono se non si rispettano le regole di una guida sicura e responsabile. GuidaTuPro non solo rileva le infrazioni compiute durante la sessione di guida (con tanto di decurtazione dei punti patente), ma in caso di incidente mostra anche le conseguenze fisiche sul conducente e i danni materiali al veicolo.
Ecco perché affermare che “i simulatori non insegnano a guidare bene” è scorretto: prima di scopiazzare e tradurre malamente un comunicato stampa vecchio di sei mesi, forse sarebbe il caso di approfondire meglio la questione.


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