Il sindaco di Firenze Matteo Renzi ha mantenuto la promessa: a un anno dalla morte di Lorenzo Guarnieri, il giovane investito da un uomo che guidava sotto l’effetto di alcol e sostanza stupefacenti, è stata ufficialmente lanciata la raccolta di firme per una legge popolare che introduca nel nostro ordinamento l‘omicidio stradale.
“Se rubi 100 € dalla borsa di una signora e sei catturato da un agente di polizia entri in carcere immediatamente e sei processato subito. Se invece uccidi un ragazzo di 17 anni, invadendo la sua corsia e investendolo in pieno perché ti sei messo alla guida positivo alla cannabis e con un tasso alcolemico che supera di 3 volte il limite di legge (significa aver bevuto 15 birre o 2 bottiglie di vino), non solo non vieni arrestato subito, ma in carcere non ci andrai mai”, scrivono sul loro sito i promotori dell’iniziativa, che vede in prima fila l’Associazione Lorenzo Guarnieri, insieme ad Associazione Gabriele Borgogni, Associazione amici e sostenitori della polizia stradale, Comune di Firenze, Polizia Municipale di Firenze e ACI Firenze.
La proposta di legge punta in particolare ad innalzare le pene dai 3-10 anni previsti attualmente per l’omicidio colposo (che di fatto non vengono mai scontati) a 8-18 anni. Prevede inoltre l’introduzione dell‘arresto in flagranza di reato e la revoca definitiva della patente per chi uccide sotto effetto di alcol e/o droga.
Finora hanno firmato 7571 persone: è possibile leggere per intero la proposta di legge e firmare la propria adesione andando su www.omicidiostradale.it
Distrazione, colpo di sonno, mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo sono tra le principali cause degli incidenti sulle strade italiane che vedono coinvolti i mezzi pesanti (il 5,9% degli incidenti totali, secondo i dati Ania / Federtrasporti). Secondo quanto emerso al convegno “Sicurezza stradale nel trasporto pesante”, infatti, i comportamenti errati dei conducenti di tir sono la causa nel 91,7% degli incidenti che li vede coinvolti. Un dato che fa riflettere, considerando che i mezzi pesanti in circolazione sulle strade italiane sono 4 milioni, “con una crescita del 39% nell’ultimo decennio” ricorda Umberto Guidoni, segretario generale Ania.
Ma qual è l’identikit del conducente di tir? Secondo i monitoraggi, il profilo medio è quello di un uomo “di età avanzata, con esperienza ultradecennale, ma in sovrappeso, sedentario, poco attento all’alimentazione e con problemi di vista”.
Altro dato da non ignorare: le infrazioni commesse nel 2010 dai conducenti di tir sono cresciute del 126,9% rispetto all’anno precedente. In particolare, sono aumentate le sanzioni per eccesso di velocità (+87,1%) e quelle per violazione dei tempi di guida e di riposo (+118%).
Fonte: affaritaliani.it
Se non si inverte la tendenza, nel 2030 gli incidenti stradali saranno la quinta causa di morte nel mondo (oggi sono la nona). Ecco perché L‘ONU ha ufficialmente lanciato il Decennio di iniziative 2011-2020 per la sicurezza stradale, invitando i singoli Paesi a programmare un piano di interventi incentrato su 5 punti fondamentali:
1. Gestione della sicurezza stradale: qualsiasi intervento non può prescindere da un adeguato monitoraggio degli incidenti e delle loro cause, per elaborare strategie di prevenzione e sicurezza la cui efficacia deve essere ugualmente valutata.
2. Sicurezza delle strade: elaborare un piano di valutazione delle infrastrutture esistenti, per implementarne la sicurezza soprattutto nei confronti degli utenti deboli: pedoni, ciclisti, disabili.
3. Veicoli: incentivare l’acquisizione e l’adozione delle tecnologie di ultima generazione per la sicurezza attiva e passiva dei veicoli, favorendo anche l’istituzione di standard globali e programmi di incentivi.
4. Utenti della strada: sensibilizzare maggiormente all’uso delle cinture di sicurezza (per le auto) e caschi (per le due ruote), al rispetto dei limiti di velocità e delle altre norme del codice della strada, educare sui rischi legati alla guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di stupefacenti.
5. Post-incidente: Rendere più efficiente la rete di intervento post-incidente, per fornire sostegno tempestivo alle vittime della strada e adeguati programmi di riabilitazione.
In Italia l’iniziativa del’ONU è stato rilanciato e appoggiato dall’ACI. “Per ogni euro investito avremo un risparmio in costi sociali di 20 euro e significativi miglioramenti della qualità della mobilità“, ha sottolineato Enrico Gelpi, presidente dell’ACI. Un motivo in più per scommettere sulla prevenzione degli incidenti e sull’educazione stradale.
Fonte: repubblica.it

Bici è il simulatore della mobilità sulle due ruote, per imparare le regole della circolazione in bicicletta
Non si muore solo al Giro d’Italia. Nel corso del 2009 i ciclisti che hanno perso la vita sulle strade italiane sono stati 295 (dati ISTAT), e i feriti 14.804. Nonostante gli incidenti stradali relativi alle biciclette costituiscano soltanto il 3,9% del totale, la percentuale di ciclisti tra i morti sulle strade costituisce l’8,3%: un dato sottolineato dal fatto che l’indice di mortalità, per la bicicletta, è doppio rispetto alla media per categoria di veicolo (1,9% contro lo 0,9%).
Rispetto al 2008, i ciclisti deceduti sono aumentati del 2,4% (in quell’anno furono 288): dunque, ancora molto c’è da fare per tutelare questa particolare categoria di utenti deboli della strada.
Su tutto questo pesa, afferma Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, il fattore di rischio legato al cicloturismo sportivo domenicale: “questo fenomeno è in forte espansione ormai da anni ed è caratterizzato da proprie peculiarità e caratteristiche, come ad esempio la circolazione in gruppo, e che ha come scenario principale le strade statali e provinciali, che, come è noto, rappresentano il luogo più letale in assoluto”.
Prudenza, dunque, quando si circola in bici. L’Asaps ricorda le regole della strada relative a chi si muove in bicicletta: vietato circolare in gruppo, non si possono trasportare bambini di età maggiore agli 8 anni, non si possono portare cani al guinzaglio ed è obbligatorio l’uso di giubbetti retroriflettenti nelle ore notturne, su strade fuori dai centri abitati e nelle gallerie.
Fonte: www.asaps.it
Insieme ai bambini, gli anziani rientrano tra gli utenti della strada più a rischio, e non solo in Italia. Nella prefettura di Aichi, in Giappone, nel 2009 quasi la metà degli incidenti stradali mortali (il 47%) ha visto come vittime gli anziani. Ecco perché la polizia della prefettura di Aichi ha deciso di sperimentare un semaforo “intelligente”: il dispositivo, dotato di telecamera, è in grado di percepire quando un pedone sta attraversando la strada, e quindi di prolungare la durata del verde finché l’attraversamento della strada non è terminato. All’opposto, se nessuno sta attraversando, il semaforo fa scattare il rosso in anticipo, regolando così il flusso di pedoni e veicoli in maniera intelligente. Per il momento la sperimentazione riguarderà due tra gli incroci maggiormente frequentati da anziani, dove verranno installate due coppie di semafori hi-tech, al prezzo di 3 milioni di yen (25.000 euro). Un costo non proprio economico, ma una vita umana non ha prezzo.
La velocità in strada è causa di incidenti stradali e di maggiori emissioni inquinanti (oltre che di maggiori consumi, naturalmente). Obbligare anche i veicoli commerciali leggeri ad adottare i limitatori di velocità (“speed limiters”), già previsti per camion e autocarri, permetterebbe di ridurre significativamente le emissioni di CO2 e aumentare la sicurezza stradale. Ne sono convinti anche 9 italiani su 10, che secondo un sondaggio della Doxa commissionato dalle associazioni Amici della Terra, Legambiente e Terra!, sono favorevoli a questa ipotesi. Il 33% del campione propone che la velocità massima consentita dai dispositivi sia 90 km/h, mentre il 48% si spinge a 110 km/h.
Secondo i dati ACI/Istat relativi al 2009, i veicoli destinati al trasporto merci (tra cui quelli commerciali leggeri) causano il 30% degli incidenti stradali. Il rapporto “Speed limiters for vans in Europe: Environmental and safety impacts” di Transport & Environment afferma che limitare la velocità a 100 km/h porterebbe a una riduzione delle emissioni di CO2 del 7%, e un calo degli incidenti del 46%.
“L’unione Europea ha già ceduto lo scorso febbraio alle richieste delle lobby automobilistiche approvando obiettivi blandi per gli standard di emissioni per i veicoli commerciali, 147 grammi di CO2 per chilometro entro il 2020 rispetto ai 135 previsti inizialmente”, affermano le associazioni promotrici del sondaggio. “Ora è necessario cambiare rotta e proseguire nella strategia di riduzione delle emissioni da parte dei trasporti, uno dei settori maggiormente responsabile dei cambiamenti climatici, anche attraverso la modifica degli stili di guida e delle regole della circolazione stradale a beneficio, oltre che dell’ambiente, anche della sicurezza dei cittadini”.
Fonte: repubblica.it
Non sono bastati i controlli di Polizia Stradale e Carabinieri, che hanno impiegato ben 48.424 pattuglie e rilevato 21.720 violazioni al Codice della strada: il week-end di Pasqua ha visto la solita ecatombe sulle strade italiane. Ben 34 morti secondo i dati diffusi dalla Polizia, 12 in più rispetto allo scorso anno. Oltre la metà degli incidenti mortali (54%) è stata causata dalla perdita di controllo del veicolo da parte del conducente. Sette incidenti mortali si sono verificati nella fascia notturna, tra le 22 e le 6. Anche i centauri hanno pagato un pesante tributo di sangue: gli incidenti mortali che hanno coinvolto i veicoli a due ruote sono stati 11, un terzo del totale. “Il ponte di Pasqua coincide statisticamente con uno degli esodi più cruenti che si registrano sulle strade italiane”, ha affermato Sandro Salvati, presidente della Fondazione Ania. “Spesso la stanchezza, la distrazione e il mancato rispetto delle regole si traducono in comportamenti che mettono a rischio la vita di molti automobilisti e dei loro familiari”.
Fonte: casellario.inail.it
Come contrastare la piaga della guida in stato di ebbrezza? In Cina hanno deciso di andarci giù pesanti: il 22 aprile scorso, infatti, è stato varato dal Comitato permanente dell’Assemblea popolare nazionale un emendamento della legge sulla sicurezza stradale , che prevede la revoca a vita della patente per chi, messosi al volante dopo aver bevuto alcolici, causa gravi incidenti stradali. In sostanza, gli incidenti provocati da automobilisti ubriachi sono considerati veri e propri crimini, verso i quali il governo cinese ha deciso di mostrare “tolleranza zero”.
Completamente diverso l’approccio tedesco: in Germania si sta pensando a un progetto di legge per l’introduzione dell’ “Alkollock”, una sorta di etilometro montato all’interno dell’abitacolo nel quale bisogna soffiare prima di avviare il mezzo. Se il conducente ha superato il tasso alcolemico consentito, il congegno blocca l’avviamento dell’auto. A quanto pare, però, il sistema sarà operativo soltanto su base volontaria: il Ministero dei Trasporti tedesco sostiene infatti che non si può imporre a tutti di spendere circa mille euro per installare il dispositivo sulla propria auto. La Svezia, per ovviare a questo problema, ha stabilito che l’etilometro blocca-motore sarà di serie in tutte le auto nuove a partire dal 2012. Anche la Commissione Europea starebbe studiando un sistema per introdurre il congegno in tutti i Paesi dell’Ue. Resta un dubbio: come si fa ad assicurarsi che a soffiare nell’etilometro sia effettivamente il conducente? Insomma, sicuramente il sistema contribuirebbe a ridurre il fenomeno, ma resta il fatto che a monte non si può prescindere da una campagna di educazione e sensibilizzazione sui rischi legati alla guida in stato di ebbrezza.
Già il fatto che nel nostro Paese, attualmente, non esista nessun conteggio ufficiale degli incidenti e delle vittime causate dalla guida in stato di ebbrezza fa riflettere: come si fa ad attuare un’efficace strategia di contenimento di un fenomeno, se non se ne conosce neanche approssimativamente l’entità?
Fonti: sicurauto.it, asaps.it
Le condizioni dell’asfalto possono fare la differenza sul fronte della sicurezza stradale. Soprattutto quando si parla di moto. Ecco perché l’Anas è stata condannata dal Tribunale Civile al pagamento di un milione e 49mila euro per risarcire i danni causati a un motociclista, rimasto sulla sedia a rotelle proprio in seguito a un’incidente avvenuto su una strada gestita dall’ente.
La strada in questione è la SS 309, la cosiddetta “Romea”, nota per le pessime condizioni del suo manto stradale. A farne le spese, nel 2003, fu un giovane trentenne, che percorrendo un tratto pericoloso perse il controllo della sua moto e finì disarcionato a causa di una buca di 6 cm di diametro.
In seguito all’incidente il ragazzo riportò gravissime lesioni rimanendo paraplegico in maniera irreversibile.
La mancata manutenzione di una strada è stata insomma riconosciuta dal tribunale una causa – anche se indiretta – dell’incidente. Speriamo che questa sentenza spinga gli enti gestori delle strade ad aumentare la tutela delle strade, ma è importante ricordare che il primo fattore della sicurezza è sempre la velocità moderata, e una guida prudente e accorta. Oltre naturalmente all’uso di tutti i dispositivi di sicurezza.
Fonte: www.sicurmoto.it
Aumentano purtroppo i pirati della strada: nel primo trimestre del 2011, rileva l’Asaps, sono stati 130 gli episodi di omissione di soccorso sulle strade italiane, 15 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un aumento del 13% dunque, ma un dato positivo c’è: la diminuzione del numero di morti, passati da 21 a 19.
Sono cresciuti invece del 18,9% i feriti (da 149 a 159).
Diminuisce l’incidenza della guida in stato di ebbrezza e sotto effetto di sostanze stupefacenti legata agli atti di pirateria: in entrambi i casi il calo è del 28,6%.
E le vittime? Tra morti e feriti sono state 178. Il 9,6% di esse sono stranieri, il 13,4% sono minori e il 9,6% anziani. 52 i casi in cui sono rimasti coinvolti pedoni, 9 quelli che hanno colpito i ciclisti: e 13 gli investimenti subiti da under 14: una conferma del fatto che gli atti di pirateria colpiscono soprattutto le categorie più deboli.
Fonte: asaps.it




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